Processo Mediaset equo: la Cedu boccia 12 eccezioni

Dodici motivi respinti all'unanimità, nessuna violazione dell'articolo 6 della Convenzione e un processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset che resta equo anche davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo. La sentenza del 22 ottobre 2026 chiude la causa Berlusconi contro Italia (ricorso n. 8683/14). Per chi amministra un'azienda il punto non è il destino giudiziario di un ex premier: le eccezioni procedurali tipiche di un processo fiscale — sede del dibattimento, liste dei testimoni, impedimenti del vertice, imparzialità del collegio — non superano la soglia di Strasburgo. La partita si gioca prima, sull'architettura societaria e sui documenti.

Cosa ha deciso la Cedu sul processo Mediaset

La Corte di Strasburgo ha stabilito all'unanimità che il procedimento concluso nel 2013 con la condanna definitiva non violò il diritto a un equo processo. Il ricorso è stato dichiarato "manifestamente infondato": i giudici hanno concentrato l'esame sulla presunta mancanza di imparzialità della Cassazione, respingendo le altre doglianze come infondate o tardive. Resta la condanna a 4 anni di reclusione, con l'interdizione dai pubblici uffici e la decadenza da senatore. Il Giorno e Alanews riportano 4 anni, di cui 3 condonati dall'indulto del 2006; secondo RaiNews la pena è stata ridotta a uno per effetto dell'indulto.

Le eccezioni che anche un'azienda si trova a usare

I legali avevano articolato 12 motivi: diritto a un tribunale indipendente e precostituito, presenza al processo, parità delle armi, principio di legalità della pena. Le contestazioni più vicine alla vita di un'impresa sono finite tutte male:

Bilancia della giustizia in ottone su un tavolo di legno in un'aula luminosa, simbolo di processo equo davanti alla Cedu
La Cedu conferma l'equità del processo sui diritti tv Mediaset e respinge tutte le eccezioni procedurali.
  • sede milanese invece che a Brescia, contestazione respinta dalla Corte; il ricorso sosteneva che 62 magistrati del distretto di Milano fossero azionisti di Mediaset all'epoca dei fatti;
  • sfoltimento delle liste dei testimoni della difesa, ritenuti superflui;
  • mancato riconoscimento dei legittimi impedimenti in 5 udienze, tra impegni istituzionali e motivi di salute;
  • assegnazione estiva del fascicolo alla sezione feriale della Cassazione nel 2013, giudicata legittima perché basata su criteri predeterminati e senza intenti persecutori.

"Ideatore" della frode anche senza carica formale

Il passaggio più delicato riguarda il merito. La difesa aveva contestato la condanna come ideatore del sistema di frode perché Berlusconi non faceva formalmente parte di alcun organo societario di Mediaset. La Cedu non ha riesaminato la responsabilità: ha verificato solo l'equità del processo. La Cassazione ha confermato la condanna per concorso in dichiarazioni fiscali fraudolente il 1° agosto 2013; la qualifica di 'ideatore' è quella contestata dalla difesa. Chi progetta un'architettura di società senza comparire nei consigli di amministrazione non troverebbe sponde in questa sentenza.

La variabile giudice: intervista e onere della prova

Al centro dell'esame c'era l'intervista del 5 agosto 2013 del giudice Antonio Esposito, presidente di un collegio della Cassazione, a Il Mattino, rilasciata dopo la lettura del dispositivo e prima del deposito delle motivazioni, avvenuto il 29 agosto. Per la Corte non emerse alcun pregiudizio, perché la decisione era già adottata; i magistrati devono però mostrare massima discrezione nei rapporti con la stampa. Le frasi ostili riferite da terzi sono state giudicate non provate e le affermazioni del giudice relatore A.F. generiche. Per chi punta a far valere un pregiudizio del giudice, l'onere probatorio sembra restare altissimo.

Quanto costa il tempo: i conti della vicenda

Il ricorso fu depositato il 28 dicembre 2013 e la decisione è arrivata il 22 ottobre 2026. I legali della famiglia parlano di "tredici anni liquidati in una sola riga"; Il Giorno conta i tredici anni dalla condanna. Dal ricorso (28 dicembre 2013) alla decisione passano circa 12 anni e 10 mesi di contenzioso. I tempi non sono raccontati allo stesso modo: La Capitale News parla di sedici anni dalla sentenza definitiva; MilanoFinanza di 16 anni, senza indicare il punto di partenza. Il conteggio non torna con il 2013, quando la condanna è diventata definitiva. Rainews indica l'8 dicembre 2013 come data del ricorso, mentre le altre testate riportano il 28 dicembre. La vicenda è proseguita dopo la morte di Berlusconi, nel giugno 2023, per scelta degli eredi. Il Fatto Quotidiano legge nella sentenza la fine delle speranze di riabilitazione politica della famiglia: è una valutazione della testata, non un fatto processuale.

Il calcolo costi-benefici per chi ha un'attività

Sul piano normativo non sembra cambiare nulla: nessuna regola fiscale risulta toccata. Cambia la convenienza del contenzioso. L'investimento si sposta a monte: documentazione dei passaggi societari, tracciabilità delle operazioni infragruppo, presidio delle scelte su diritti e rapporti con le controllate.

Fonti

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