Pensione 2027: il montante 2025 vale il 6,3359% in più

La rivalutazione 2026 non è un aumento uguale per tutti: per chi ha un’attività e una pensione calcolata col contributivo, il 6,3359% aumenta il montante accumulato al 31 dicembre 2025, ma i nuovi coefficienti in vigore dal 1° gennaio 2027 riducono la trasformazione in assegno. Il punto, per un titolare d’impresa o un professionista, è capire quale dei due effetti pesa sul proprio montante prima di decidere quando uscire.

Il 6,3359% si applica al montante al 31 dicembre 2025

Il Ministero del Lavoro ha reso noto il 21 ottobre 2026 il tasso annuo di capitalizzazione 2026: l’ISTAT lo ha determinato in 0,063359, pari a una rivalutazione del 6,3359% e a un coefficiente di 1,063359. Il calcolo segue l’art. 1, comma 9, della legge n. 335/1995 e si basa sulla variazione media annua composta del PIL nominale nel quinquennio 2021-2025. La rivalutazione riguarda il montante al 31 dicembre 2025; i contributi versati nel 2026 si aggiungono dopo, senza lo stesso trattamento.

Coefficienti 2027: la riduzione che pesa sulla rendita

Il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, pubblicato il 20 ottobre, aggiorna i coefficienti di trasformazione per le età tra 57 e 71 anni. La riduzione è contenuta ma reale: a parità di montante, la pensione annua scende. Per chi ha un’attività, il confronto tra età di uscita diventa una scelta economica, non solo anagrafica.

Monete d'oro impilate e una piantina su una scrivania luminosa, simbolo della crescita del montante pensionistico
Il montante contributivo cresce con la rivalutazione, ma i nuovi coefficienti pesano sull'assegno.
EtàCoefficiente 2025-2026Coefficiente dal 2027Variazione
64 anni5,088%5,009%-1,55%
67 anni5,608%5,514%-1,68%

A 71 anni la riduzione percentuale raggiunge l’1,97%. I nuovi valori si applicano alle pensioni con decorrenza dal 1° gennaio 2027, per la parte calcolata col contributivo, e non toccano gli assegni già liquidati.

Per un titolare d’impresa: il calcolo che conta

L’esempio con un montante di 300.000 euro al 31 dicembre 2025 aiuta a leggere l’effetto congiunto. Il montante sale a 319.007,70 euro con il coefficiente 1,063359: la differenza è di 19.007,70 euro, cioè il 6,3359% di 300.000 euro. Applicando il nuovo coefficiente del 5,514% a 67 anni, la pensione annua lorda è di circa 17.590 euro, al netto degli eventuali contributi 2026.

Il confronto con il vecchio coefficiente chiarisce il peso dei due fattori. Sul montante non rivalutato, il 5,608% avrebbe prodotto 16.824 euro annui (300.000 × 5,608%); con la rivalutazione e il nuovo 5,514% si arriva a 17.590 euro, cioè 766 euro in più all’anno, pari a +4,55% (766 su 16.824). Nell’esempio, quindi, l’aumento del montante compensa la riduzione del coefficiente. Per un titolare d’impresa la verifica da fare è sul proprio montante al 31 dicembre 2025 e sull’età di uscita: il dato ufficiale, da solo, non dice quanto cambierà l’assegno.

Fonti

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