Una circolare INPS del 26 giugno 2026 dà certezza alle lavoratrici madri titolari di assegno ordinario di invalidità: possono portare a casa la pensione di vecchiaia con un anticipo fino a 16 mesi. Per imprenditrici e professioniste con partita IVA, però, il beneficio non arriva da solo. Va chiesto entro un termine secco, altrimenti si perde senza appello.
Quando l’assegno di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia
L’assegno ordinario di invalidità (AOI) si converte d’ufficio in pensione di vecchiaia quando maturano i requisiti previsti dalla legge. Per le lavoratrici con rapporto di lavoro dipendente è necessario che quel rapporto sia cessato; per chi ha solo la partita IVA il vincolo non si applica.
Nel sistema contributivo puro la trasformazione segue due binari:
- A 67 anni (biennio 2025–2026), con almeno 20 anni di contributi e un importo della pensione non inferiore all’assegno sociale, fissato per il 2026 a 546,24 euro.
- A 71 anni, con almeno 5 anni di contribuzione effettiva, senza soglia d’importo.
Le età salgono con gli adeguamenti alla speranza di vita: 67 anni e 1 mese (e 71 e 1 mese) nel 2027, 67 anni e 3 mesi (e 71 e 3 mesi) nel 2028.
Chi ha esercitato l’opzione al sistema contributivo in costanza di attività lavorativa accede alla pensione di vecchiaia a 67 anni con 20 anni di contributi, senza altri paletti.
Le due strade per le madri: anticipo dell’età o pensione più pesante
La legge n. 335/1995 riserva alle madri un’alternativa concreta. Si può scegliere:
- un anticipo di 4 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 16 mesi (quattro o più figli);
- un coefficiente di trasformazione più favorevole, che alza l’importo della pensione invece di anticiparne la partenza.
Ecco l’età effettiva di pensionamento scegliendo l’anticipo:
| Numero figli | Anticipo | Età di accesso alla pensione |
|---|---|---|
| 1 | 4 mesi | 66 anni e 8 mesi |
| 2 | 8 mesi | 66 anni e 4 mesi |
| 3 | 12 mesi | 66 anni |
| 4 o più | 16 mesi (massimo) | 65 anni e 8 mesi |
Chi opta per il coefficiente maggiorato ottiene il calcolo della pensione come se avesse un’età anagrafica aumentata di 1 anno (uno o due figli) o di 2 anni (tre o più figli), ma deve raggiungere i 67 anni pieni.

Per la titolare di partita IVA la scelta ha un peso immediato sulla cassa dell’attività: anticipare l’uscita significa cominciare a incassare la pensione mentre si riduce (o si cessa) il lavoro; restare fino a 67 anni con coefficiente maggiorato garantisce un assegno più robusto per gli anni successivi.
Domanda entro un mese prima della pensione: il rischio nascosto per chi lavora in proprio
La trasformazione dell’AOI è automatica, l’agevolazione per le madri no. L’INPS, con il messaggio n. 2124 del 26 giugno 2026, chiarisce che la lavoratrice deve presentare un’istanza specifica entro il mese precedente la decorrenza della pensione di vecchiaia calcolata senza il beneficio.
Se la scadenza non viene rispettata, il diritto si perde definitivamente. Non si può recuperare né in sede di trasformazione né con una successiva richiesta di ricostituzione.
Per chi gestisce in proprio gli adempimenti – senza l’assistenza di un ufficio personale – il rischio di dimenticare la finestra è reale. L’Istituto indica una soluzione pratica, in attesa della completa digitalizzazione: la domanda può essere inserita direttamente nella richiesta di trasformazione dell’assegno di invalidità in pensione, scrivendo nelle note il tipo di beneficio prescelto (anticipo o coefficiente) e il numero esatto dei figli.
Effetti immediati sull’assegno di invalidità e sui conti dell’attività
Se l’anticipo concesso fa scattare la pensione in un mese già coperto dall’assegno di invalidità, l’AOI viene revocato dalla data di decorrenza della pensione. Le somme già incassate come assegno vengono compensate con gli arretrati della pensione di vecchiaia; l’eventuale differenza a credito viene liquidata dall’INPS.
Per chi pianifica i flussi di cassa dell’impresa individuale, è un passaggio che cambia la fotografia della liquidità mensile: smette l’assegno, entra la pensione, con importi e tempistiche da verificare per tempo.
Datori di lavoro: la cessazione del rapporto non è un’opzione
Se la lavoratrice madre è dipendente di un’azienda, la condizione imprescindibile per la trasformazione in pensione di vecchiaia resta la cessazione del rapporto di lavoro subordinato. Le imprese devono quindi preparare l’interruzione del contratto e le comunicazioni obbligatorie. Il messaggio INPS non introduce sanzioni specifiche, ma un mancato coordinamento tra la data di pensionamento e la fine del rapporto può generare disallineamenti contributivi.
Dal punto di vista di chi ha un’attività, la partita si gioca sul filo di una scadenza che arriva un mese prima della pensione. Le due opzioni – anticipo o coefficiente – non sono neutre: la prima libera tempo, la seconda alza l’assegno permanente. In entrambi i casi l’INPS non manda avvisi: il beneficio o lo chiedi in tempo, o sparisce.
Fonti
- Informazionefiscale.it
- Pmi.it
- Lavoroediritti.com
- Le Novità Normative della Settimana dal 22 al 26 giugno 2026
- Laleggepertutti.it
- Rassegna Stampa assicurativa 30 giugno 2026
- Investireoggi.it

