Per un'impresa il nodo del Ddl salario minimo potrebbe non essere solo una soglia oraria: lasciare spazio a quale contratto collettivo applicare e a quanto pesa in tutele e costo del lavoro è una lettura possibile. In audizione alla Camera il 21 ottobre 2026, Confcommercio ha chiesto di valorizzare i contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e di definire criteri oggettivi per misurarne la rappresentatività. La posta in gioco è la concorrenza leale con chi usa contratti pirata.
Cosa pesa nel costo del lavoro
Per l'azienda non conta soltanto la paga base. Il vicepresidente di Confcommercio con incarico alla Contrattazione, Mauro Lusetti, ha spiegato che la tutela non può ridursi a una soglia retributiva oraria: va considerato il trattamento economico complessivo e le tutele garantite dai contratti collettivi. È qui che potrebbe giocarsi il costo del lavoro.

Contratti pirata e concorrenza leale
Confcommercio collega i contratti pirata alla competizione tra imprese: rafforzare la buona contrattazione significa, nelle parole di Lusetti, difendere il valore del lavoro e assicurare condizioni di concorrenza leale. Per il titolare, il punto potrebbe essere capire se il contratto applicato è firmato da soggetti comparativamente più rappresentativi e regge il confronto sul costo complessivo.
La decisione operativa: quale contratto applicare
La proposta sembra indicare uno spostamento dell'attenzione dalla soglia oraria al contratto applicato. Se la rappresentatività diventasse un criterio oggettivo, sarebbe plausibile che si riduca lo spazio di chi sceglie contratti non rappresentativi per abbassare il costo del lavoro. Il Sole 24 Ore Radiocor sintetizza la stessa strada: contrattazione e rappresentanza. La verifica concreta per un'azienda è questa: capire quale contratto applica e quanto pesa rispetto ai competitor.




