La richiesta dei commissari straordinari estende la Cigs fino a 8.622 dipendenti, quasi il doppio dei 4.450 attuali: 4.172 lavoratori in più, il 93,8% della platea oggi coinvolta. La scala della richiesta di Cigs dell'ex Ilva dice quanto sia esposta l'intera filiera, mentre la Cassazione si riserva sullo stop dell'area a caldo di Taranto. Per fornitori e aziende dell'indotto la partita si gioca su due fronti concreti: la tenuta dei contratti di fornitura e le garanzie finanziarie riscritte dal decreto appena diventato legge.
La Cassazione si riserva: l'area a caldo resta in bilico
Le Sezioni Unite Civili hanno chiuso l'udienza senza decidere, e la pronuncia sarà notificata alle parti. Sul tavolo ci sono i ricorsi di Ilva (metà agosto) e Acciaierie d'Italia (fine agosto) contro il decreto con cui la Corte d'Appello di Milano ha ordinato, il 27 luglio, lo stop di altiforni e acciaierie entro 90 giorni, confermato l'11 settembre e il 5 ottobre dopo il rigetto delle istanze di sospensiva. Per un fornitore della filiera significa operare senza sapere se il cuore produttivo si fermerà. L'avvocato generale Luigi Birritteri ha chiesto di accogliere in parte i ricorsi: "Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano… è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale".

Richiesta di cassa integrazione a 8.622: quasi il doppio della platea attuale
La richiesta dei commissari straordinari prevede l'estensione della Cigs a quasi settemila dipendenti a Taranto e oltre ottocento a Genova. A Cornigliano la nuova richiesta prevede il passaggio dagli attuali 280 agli 870 dipendenti: più che triplicati. Le convocazioni ufficiali slittano dopo il vertice inter-istituzionale a Palazzo Chigi del 27 ottobre. Al ministero del Lavoro il confronto è stato definito "interlocutorio" dal coordinatore Fiom Loris Scarpa, che chiede uscite volontarie, pensionamenti anticipati e un accordo sugli ammortizzatori anche per le aziende dell'indotto.
Garanzie finanziarie, l'orizzonte può essere limitato a un anno
Il decreto è legge: la Camera lo ha approvato in via definitiva con 125 voti a favore, 43 contrari e 52 astenuti. Il testo introduce una disciplina speciale sulle garanzie finanziarie per gli impianti di smaltimento e recupero rifiuti delle imprese in amministrazione straordinaria, con orizzonte della garanzia che può essere limitato all'anno. Per chi concede credito o lavora come fornitore di un gruppo in quella procedura, è un cambio di regole da mettere nero su bianco nei contratti.
Cosa cambia per chi fa impresa
Il dato temporale più utile resta l'incrocio con il calendario decisionale. Se la Cassazione non si pronuncerà prima, lo stop previsto dal decreto di Milano scadrà il 25 ottobre 2026, due giorni prima del vertice di Palazzo Chigi del 27. Va letto come un incrocio di calendario, non come una scadenza fissata per la Suprema Corte. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che, senza una ripresa della produzione, sarà difficile evitare il ricorso alla cassa integrazione. Per un'azienda in amministrazione straordinaria, la possibilità di limitare la garanzia a un anno potrebbe ridurre l'orizzonte del credito concesso o ricevuto. Con la richiesta che prevede 4.172 lavoratori in più in Cigs rispetto ai 4.450 attuali, la filiera si prepara a un autunno in cui la variabile non è il prezzo dell'acciaio, ma il calendario delle decisioni.
Fonti
- Il decreto è legge ma la tensione esplode
- Ex Ilva, la Cassazione si riserva
- Siderweb.com
- Ilsecoloxix.it
- Tg24.sky.it
- Ex Ilva, oggi la Cassazione sul futuro di Taranto



