L'inflazione italiana a settembre 2026 è al 4,2% annuo, ma per un'attività il dato che conta è un altro: i beni energetici corrono al 22,6%. Il gas di città nel mercato tutelato segna +47,0%, il gasolio per i trasporti +34,9%, la benzina +21,8%. L'inflazione di fondo resta all'1,6%: chi non riesce a ribaltare i costi perde margine.
Energia e carburanti: le voci che pesano sui costi
Per un'impresa le voci critiche sono produzione, logistica e riscaldamento. Non è l'indice generale a fare la differenza, ma il costo dell'energia e dei carburanti, che entra nel conto economico prima di ogni altro prezzo. A settembre 2026 la pressione è concentrata qui:

- Gas di città nel mercato tutelato: +47,0%
- Gasolio riscaldamento: +38,5%
- Gasolio trasporti: +34,9%
- Benzina: +21,8%
- Elettricità mercato libero: +22,8%
- Elettricità tutelata: +9,7%
Il divario con l'inflazione di fondo
L'inflazione di fondo è all'1,6%. I beni energetici al 22,6%: 22,6 diviso 1,6 fa 14,1, oltre quattordici volte tanto. Il divario in punti è 21,0 (22,6 – 1,6). Chi vende a prezzo fisso con costi energia variabili rischia un margine compresso.
Cosa fare prima del dato di ottobre
La Bce si riunisce il 28 e 29 ottobre 2026; l'Istat pubblica la stima preliminare di ottobre il 30 ottobre. L'inflazione acquisita per il 2026 è già al 3,1%: anche se i prezzi si fermassero, la media annua sarebbe questa. Sono le due scadenze da mettere in agenda.
Per i clienti vulnerabili in maggior tutela, Arera ha fissato per il quarto trimestre un prezzo della luce di 43,43 centesimi al kWh (tasse comprese), il 37,3% in più del trimestre precedente. A Piazza Affari l'indice dei servizi di consumo italiano è in calo. La difesa per un'attività è trattare l'energia come costo variabile: il +22,6% dei beni energetici pesa più del 4,2% dell'inflazione.






