Stellantis al minimo storico: l’allarme fornitori

Il titolo Stellantis scivola a 3,7065 euro (-2,29%) e in apertura tocca 3,667 euro, nuovo minimo storico. Per un fornitore della filiera, il segnale più forte non è il grafico: tutti e cinque gli stabilimenti italiani sono fermi e la produzione lavora a una frazione della capacità. Tra sciopero dei camionisti, domanda debole e conti attesi il 28 ottobre, la priorità è capire dove si scarica il rischio su ordini, consegne e cassa.

Le fabbriche ferme pesano sulla filiera

Atessa, Melfi, Pomigliano, Mirafiori e Cassino sono fermi il 23 ottobre. A Cassino si lavora solo 5 giorni su 22 in ottobre, cioè il 22,7% del mese. Ad Atessa, ogni giorno di stop costa più di 800 furgoni su una capacità di circa 970 al giorno: oltre l'82% della produzione quotidiana. Per un fornitore o un autotrasportatore, ordini e consegne si spostano, i magazzini si riempiono e la pianificazione dei turni salta. Lo sciopero blocca i componenti in arrivo; a Mirafiori e Cassino, però, la causa è la domanda troppo bassa di modelli come Fiat 500 ibrida, Alfa Romeo e Maserati. Un fermo per protesta è temporaneo, uno per domanda debole no.

Gasolio e sciopero: il conto per chi trasporta

La protesta nasce dal caro gasolio: il 17 ottobre il prezzo medio era 2,257 euro/litro sulla rete ordinaria e 2,296 euro/litro in autostrada. Confartigianato Trasporti calcola che un pieno da 900 litri sia passato da circa 1.504 euro a febbraio a circa 1.972 euro a metà settembre: +468 euro, cioè +31,1% (468/1.504).

Il Governo ha approvato un decreto con 106 milioni di nuove risorse, portando il credito d'imposta sul gasolio a circa 540 milioni. I 106 milioni equivalgono a circa il 19,6% della dotazione aggiornata (106/540). Restano due nodi: il decreto non copre il gasolio comprato dopo il 5 ottobre e alcuni presidi potrebbero restare fino al 27 ottobre, giorno del tavolo tra ministero e associazioni.

Linea di montaggio ferma in uno stabilimento automobilistico, simbolo dello stop produttivo nella filiera Stellantis
Gli stabilimenti italiani fermi pesano sulla filiera: ordini, consegne e cassa sotto pressione.

Vendite: +4,5%, ma il mercato corre al doppio

A settembre Stellantis ha immatricolato 172.977 auto nell'area UE+EFTA+Regno Unito, +4,5% sul settembre 2025. Il mercato è cresciuto del 10,2%: la differenza è di 5,7 punti percentuali. La quota del gruppo scende al 12,7%, da circa il 13,4% di un anno fa (stima derivata dalle crescite di Stellantis e del mercato). Per un'impresa della filiera, i volumi ci sono, ma crescono meno del mercato: Stellantis partecipa alla ripresa, non la cavalca. Se il divario si ripetesse, la pressione su programmi produttivi e ordini resterebbe. Il 22 ottobre il titolo ha chiuso a 3,7935 euro (-0,56%), mentre il FTSE MIB perdeva il 2,54%: una tenuta relativa che non cambia il quadro industriale.

Target e conti: cosa guardare prima del 28 ottobre

Il 28 ottobre 2026 Stellantis pubblica i risultati del terzo trimestre. Equita ha tagliato il target price da 6 a 5,50 euro (-8,3%), mantenendo la raccomandazione. Il 19 ottobre il titolo aveva chiuso a 3,8575 euro (-3,24%), lo stesso giorno della revisione. I prezzi obiettivo restano tutti sopra la quotazione:

BrokerTarget pricePotenziale da 3,7065 euro
Equita5,50 euro+48,4%
Media di cinque broker4,78 euro+29,0%
Bernstein4,00 euro+7,9%

Il mercato sconta uno scenario peggiore degli analisti. Il dato decisivo per la filiera è il flusso di cassa industriale: Barclays lo stima negativo tra 4 e 5 miliardi nei primi nove mesi, Equita indica circa -4,5 miliardi. Per un fornitore, la domanda operativa è quanto personale e quanti acquisti impegnare prima di sapere se i volumi ripartono.

Per la partita IVA che lavora con Stellantis, il numero da mettere in agenda non è il minimo di Borsa ma il 28 ottobre: prima dei conti conviene verificare l'esposizione agli ordini del gruppo e aggiornare la previsione di cassa. La riapertura degli stabilimenti sarà graduale e il tavolo del 27 ottobre sul gasolio non chiude tutti i nodi.

Fonti

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