Un'impresa che compra merci o energia in dollari paga oggi circa il 5% in più rispetto a inizio anno: l'euro è scivolato a 1,12 dollari, il minimo da 17 mesi, dopo aver perso quasi il 5% da gennaio. Non è solo una questione di cambio. L'effetto arriva su margini, listini e cassa, mentre chi incassa in valuta americana ha un vantaggio da gestire prima che il mercato lo eroda.
Energia e merci importate: il conto arriva sulla cassa
Il primo impatto per un'attività è sul costo delle importazioni, con un peso particolare sull'energia: petrolio e gas si scambiano in dollari, quindi ogni rafforzamento del biglietto verde rende più caro acquistarli. Calcolando un ordine da 100.000 dollari, oggi al cambio di 1,12 servono circa 89.300 euro; a inizio anno, con l'euro più forte di quasi il 5% (circa 1,18), ne bastavano circa 84.800. Differenza: circa 4.500 euro in più, il 5,3%.
Questo meccanismo può alimentare l'inflazione importata, che spinge in alto i prezzi e riduce il potere d'acquisto. Per un'impresa si può leggere come un possibile effetto sui listini fornitore, sui margini e sulla necessità di rivedere i prezzi di vendita.

Chi incassa in dollari ha un vantaggio da proteggere
La stessa dinamica che penalizza chi importa tende a favorire chi detiene liquidità e titoli in dollari, il cui valore in euro sale. Il vantaggio, però, potrebbe rivelarsi volatile: il ruolo di bene rifugio del dollaro, sostenuto dalle incertezze sulle economie europee e dai timori sul debito – in particolare quello francese – potrebbe invertirsi. Per l'azienda conta leggere il cambio come un rischio da gestire, non come una scommessa.
Valute forti 2026: cosa insegna alla tesoreria
La classifica 2026 delle valute più forti per valore nominale sul dollaro è guidata dal dinaro kuwaitiano (circa 3,26 dollari), davanti a dinaro bahreinita (circa 2,65) e rial omanita (circa 2,60); seguono dinaro giordano (circa 1,41), sterlina (circa 1,30), dollaro delle Isole Cayman (circa 1,20), franco svizzero (1,13–1,25) ed euro. La forza nominale non è tutto: il franco svizzero, con inflazione bassa, difende meglio il potere d'acquisto di un valore di cambio elevato.
Sul cambio: ConfrontaConti quota 1,12 dollari per euro il 19 ottobre 2026.
Una mossa concreta per la tesoreria sarebbe diversificare liquidità e incassi in valuta, pesando i costi di cambio e l'orizzonte dei pagamenti: con l'euro ai minimi da 17 mesi, il rischio cambio non è più un dettaglio amministrativo.






