Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo rifiuta di decidere dall'alto quanti dei 3,4 milioni di dipendenti pubblici italiani possano lavorare da casa. Il Comune di Napoli ha già scelto come attivarlo: priorità ai dipendenti più lontani, temporaneità, presidio per i servizi.
La palla ai dirigenti, non al ministero
Al Question Time alla Camera del 21 ottobre 2026, Zangrillo ha respinto la richiesta di promuovere il lavoro agile per mitigare gli effetti del costo dei carburanti. «Non ci penso assolutamente ad assumermi la responsabilità di riconoscere o meno lo Smart working per le persone che lavorano nella pubblica amministrazione», ha detto il ministro. I dirigenti «sono tali e vengono pagati come tali», quindi tocca a loro verificare dove e quando il lavoro agile è applicabile. Il quadro però esiste già: una direttiva di dicembre 2023 ha riportato il lavoro agile da strumento emergenziale a modello ordinario, con priorità per i lavoratori fragili.
Napoli come modello operativo
La direttiva, voluta dal sindaco Gaetano Manfredi, è a firma del direttore generale Pasquale Granata e invita i dirigenti del Comune e delle Municipalità a favorire «la più ampia e temporanea applicazione del lavoro agile». La priorità va ai dipendenti con gravi difficoltà a raggiungere la sede per distanza o mancanza di mezzi pubblici. Resta confermato il presidio per le attività che richiedono necessariamente la presenza.

Cosa può copiare un'impresa
Il modello Napoli offre tre leve che, secondo questa lettura, sarebbero replicabili anche da altre organizzazioni:
- Criterio oggettivo: priorità a chi ha il tragitto più lungo o nessun mezzo alternativo all'auto.
- Temporaneità: misura legata all'emergenza carburanti, non un beneficio permanente.
- Presidio: la presenza resta obbligatoria dove il servizio la richiede.
Gaetano Trocciola, segretario generale della Fp Cgil Caserta, ricorda che «ogni giornata di lavoro agile può tradursi in un risparmio economico e in ore di vita restituite alle persone», senza maggiori oneri per la finanza pubblica e con benefici su produttività e benessere lavorativo. Su questo punto le fonti citate riguardano solo la PA: è plausibile che lo stesso conto possa valere anche per un'azienda privata, dove il risparmio di carburante e trasporti non peserebbe sul bilancio.
La pressione sindacale resta locale
La Fp Cgil Benevento il 22 settembre 2026 aveva già chiesto più lavoro agile; il 20 ottobre 2026, 28 giorni dopo (dal 22 settembre al 20 ottobre), è tornata a sollecitare interventi urgenti con la firma di Domenico Raffa. In Puglia, il segretario regionale Antonello Barnabà chiede di ampliare le giornate in deroga e agevolazioni per abbonamenti e biglietti.
Il paradosso per chi decide in azienda
Il nodo è la discrezionalità. Napoli attiva lo smart working con una direttiva, mentre il ministero delega ai dirigenti senza imporre nulla. Per un'impresa significa che non arriverà un indirizzo nazionale da attendere: la scelta organizzativa va presa in proprio, ora, mentre il carburante pesa sui bilanci familiari dei dipendenti. Chi lo fa con criteri trasparenti – distanza, mezzi, ruolo – potrebbe ridurre il costo di spostamento e trattenere i pendolari migliori, quelli che prima di cambiare lavoro guardano al pieno di benzina.
Fonti
- Napolitoday.it
- Corriere.it
- Cosa ha detto Zangrillo su smart working e caro carburanti
- Dire.it
- Casertaweb.com
- Ntr24.tv
- Baritoday.it



