Per chi lavora con la pubblica amministrazione, il nuovo decreto PA approvato il 4 agosto riscrive alcune regole chiave. La più rilevante per imprese e partite IVA è una: saltano i limiti storici alla spesa di personale che bloccavano i bilanci degli enti locali dal 2006. Significa Comuni e Province con più margine per assumere, ma anche con più risorse da destinare al salario accessorio dei dipendenti — e questo cambia il perimetro di chi vende servizi alla PA e di chi compete con il pubblico per i talenti.
Il provvedimento, un decreto Omnibus per la PA, interviene su due fronti principali: vincoli finanziari degli enti territoriali e trattamento economico dei dipendenti pubblici durante le ferie. Parallelamente, il 7 agosto è entrato in vigore il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali, che interessa circa 200mila lavoratori di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici.
Cosa cambia per chi fa business con i Comuni
La cancellazione dei tetti di spesa per il personale introdotti dalla legge finanziaria 2006 — parametri fermi al triennio 2011-2013 per gli enti soggetti al vecchio Patto di stabilità e addirittura al 2008 per quelli esclusi — era una richiesta che l'Anci portava avanti da anni.
Il ministro Zangrillo lo ha detto con chiarezza: «L'importanza di questa norma è che mette chiarezza. Adesso, avendo riguardo non più alla serie storica, ma al bilancio, alla sostenibilità finanziaria legata al rapporto tra le spese personali e le entrate correnti, si è chiarita la situazione».
Per un'impresa fornitrice della PA locale, il messaggio è duplice:
- Enti più liberi di assumere: un Comune che prima non poteva espandere l'organico per via di un tetto calcolato su spese di 15 anni fa ora potrà farlo, purché rispetti i nuovi indicatori di sostenibilità finanziaria. Più personale significa più bandi, più servizi da esternalizzare, più domanda di forniture.
- Salario accessorio in crescita: il decreto PA 25/2025 (art. 14-bis) aveva già alzato il tetto del salario accessorio fino al 48% della spesa 2023 per i tabellari del personale non dirigente. Quel limite però si scontrava proprio con i vecchi vincoli di spesa ora abrogati. Rimossa la barriera, gli enti locali potranno effettivamente usare quella leva per trattenere personale qualificato.
Ferie non godute e buoni pasto: il nodo dei 2 miliardi
Il decreto introduce anche lo stop al pagamento dei buoni pasto durante le ferie e, più in generale, blocca tutte le indennità non collegate all'effettivo svolgimento delle mansioni. La norma ha portata retroattiva (salvo giudicati definitivi) e il Ministero dell'Economia stima che senza questo intervento il costo per la finanza pubblica sarebbe stato di 2 miliardi di euro.

Sul fronte opposto, torna la monetizzazione delle ferie non godute, ma solo alla cessazione del rapporto di lavoro e solo se il mancato utilizzo non dipende da una scelta consapevole del dipendente. L'onere della prova spetta al datore di lavoro.
Per chi fornisce servizi sostitutivi del personale in PA (somministrazione, consulenza, facility management) queste modifiche hanno un impatto indiretto ma reale: la gestione più rigida delle ferie e il contenimento degli emolumenti accessori potrebbero influenzare i calendari delle assunzioni temporanee e i budget per le sostituzioni.
Il rinnovo contrattuale e la competizione per i talenti
Il 7 agosto è entrato in vigore il nuovo contratto delle Funzioni centrali 2025-27, che interessa circa 200mila lavoratori di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. Gli aumenti medi sono di 162 euro lordi a regime, con punte di 221 euro per le elevate professionalità e 161,80 euro per i funzionari.
Gli arretrati una tantum, in arrivo in autunno, vanno da 1.000 euro per gli assistenti a 1.300 per i funzionari.
Sommando gli ultimi tre rinnovi, le retribuzioni nel comparto Funzioni centrali sono cresciute in media di 464,49 euro. Un dato che ha un riflesso diretto sul mercato del lavoro privato: la PA sta diventando più competitiva nell'attrarre profili tecnici e amministrativi, proprio quando le imprese faticano a trovare figure equivalenti.
Cosa deve monitorare un imprenditore
L'abrogazione dei tetti storici di spesa non è un via libera indiscriminato: gli enti restano vincolati ai limiti assunzionali dell'art. 33 del DL 34/2019, che aggancia la capacità di assumere a un rapporto sostenibile tra spesa del personale ed entrate correnti. Ma il segnale politico è netto: la Ragioneria generale dello Stato, che finora aveva frenato, ha ceduto il passo.
Per le imprese che operano con la PA locale, i prossimi mesi saranno il banco di prova. La sessione straordinaria 2026-2027 per i segretari comunali e l'allungamento a 4 anni delle graduatorie della Polizia locale indicano che l'esecutivo sta spingendo per irrobustire gli organici. Chi vende tecnologia, consulenza o servizi alle amministrazioni locali dovrebbe rileggere i bilanci dei Comuni di riferimento: lì c'è scritto quanto margine di spesa si è appena liberato.



