Leonardo-Rheinmetall: 3,7 miliardi, il 60% in Italia

La joint venture paritetica Leonardo Rheinmetall Military Vehicles si è aggiudicata due maxi-commesse dal valore complessivo di 3,7 miliardi di euro dall'Esercito italiano, per carri armati e veicoli da combattimento della fanteria. Per chi lavora nella subfornitura industriale il punto non è la cifra: è la clausola che assegna il 60% delle attività ai siti italiani, e il fatto che questi 3,7 miliardi valgano appena il 16,1% del programma complessivo, stimato in 23 miliardi spalmati fino al 2040 (calcolo: 3,7 su 23). Il resto è pipeline, non portafoglio ordini.

Il 60% delle lavorazioni resta in Italia: cosa significa per i fornitori

Gli accordi della JV prevedono che il 60% delle attività si svolga nei siti italiani: sviluppo, produzione, integrazione dei sistemi, collaudi, consegne e supporto logistico. È questa la quota che può trasformarsi in ordini per subfornitori e PMI, non il valore nominale delle commesse annunciate.

La scala temporale è lunga e va messa a bilancio: la spesa per il programma MBT è stimata fino al 2037, quella per l'A2CS fino al 2040. Nel frattempo Leonardo ha acquisito Iveco Defence Vehicles, con il via libera senza condizioni dell'Antitrust Ue, che ha coinvolto il ministero della Difesa sul fronte concorrenza: un secondo tassello industriale che allarga la platea dei fornitori coinvolti.

Tre cifre diverse per lo stesso ordine: 3,7, 3,4 e 850 milioni

Le fonti non raccontano lo stesso numero. La ricostruzione di MF, ripresa da Reuters, parla di 3,7 miliardi complessivi per entrambe le commesse; RID riferisce invece di un primo contratto I-MBT da 3,4 miliardi, con opzioni per ulteriori 850 milioni, firmato all'inizio di ottobre.

La distanza si spiega con il perimetro: 3,7 meno 3,4 lascia circa 300 milioni attribuibili alla quota A2CS (calcolo: 3,7 − 3,4 = 0,3 miliardi). Cambia anche il dettaglio delle forniture: MF indica 48 piattaforme cingolate e 30 veicoli da combattimento, RID parla di 48 piattaforme di cui 26 in versione da combattimento. L'AD Lorenzo Mariani aveva anticipato contratti da 3,4/3,5 miliardi nelle settimane precedenti.

Stabilimento industriale luminoso con scafo di veicolo cingolato in lavorazione, simbolo della subfornitura italiana
La joint venture assegna il 60% delle lavorazioni a siti italiani, con ricadute dirette sulla subfornitura.

Lynx, l'opzione da 30 mezzi porta il totale a 51 veicoli

L'Esercito ha esercitato l'opzione per altri 30 veicoli LYNX KF-41 in configurazione A2CS Combat UOR, che si aggiungono ai 21 del primo contratto firmato a novembre 2025: il totale sale a 51 mezzi, cioè il 4,9% dei 1.050 A2CS previsti (calcolo: 51 su 1.050).

La configurazione combina scafo LYNX KF-41 di Rheinmetall e torretta biposto HITFIST 30 Plus/X-GUN di Leonardo, la stessa dei 16 mezzi del lotto iniziale. I primi 5 esemplari, consegnati a gennaio 2026 nella versione ungherese "as-it-is", saranno retrofittati con la torretta italiana: un'attività di integrazione e riallestimento che ricade sulla filiera nazionale.

Il 4 novembre i conti: la guidance sugli ordini vale 28,2 miliardi

La doppia aggiudicazione arriva a ridosso dei conti del terzo trimestre, attesi il 4 novembre. Leonardo ha già alzato l'asticella dei nuovi ordini da 26,2 a 28,2 miliardi per l'esercizio 2026, e secondo Equita c'è spazio per superare anche quella cifra. Le altre guidance indicano ricavi a 22,1 miliardi, un ebita a 2,21 miliardi e un free cash flow operativo di circa 1,37 miliardi.

Il titolo il 21 ottobre ha chiuso in calo del 2% a 48 euro, con raccomandazioni buy e target price da 55 euro (Akros, neutral) a 82 euro (Morgan Stanley); Bank of America indica 71 euro, Rbc 70, e il consenso medio di 19 analisti si colloca sopra i 68 euro. Resta aperto un punto che pesa sul portafoglio ordini: non è chiaro se la quota di competenza di Leonardo sarà assegnata dalla JV nel 2026 o nel 2027. Mariani, dal canto suo, ha dichiarato che «il programma è pronto a entrare nella fase di produzione» e che i progetti proseguono «in stretta collaborazione con Rheinmetall».

Per un fornitore la domanda utile non è quanto ha incassato la JV, ma quando partiranno le commesse di secondo livello: con la produzione in avvio, il calendario che conta è quello delle gare della filiera italiana, non l'andamento del titolo in Borsa.

Fonti

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