La Giunta regionale toscana ha dato parere favorevole alla richiesta di Indicazione geografica protetta per il Tortello maremmano/Tortelli maremmani. Non è ancora un marchio: è il primo passaggio di un iter che prosegue a livello nazionale ed europeo. Per laboratori di pasta fresca, ristoranti e aziende agricole dell’area tirrenica la partita potrebbe giocarsi su perimetro e documentazione presentata dai produttori.
Il parere del 19 ottobre è una fase su tre
Nella seduta del 19 ottobre 2026 la Giunta regionale ha dato parere favorevole alla domanda di riconoscimento IGP per la denominazione «Tortello maremmano/Tortelli maremmani». L'istruttoria ha verificato la conformità della richiesta alla normativa e la documentazione a sostegno, comprese le relazioni storiche, socioeconomiche e tecniche.
| Fase dell'iter | Stato |
|---|---|
| Regionale | Parere favorevole della Giunta, 19 ottobre 2026 |
| Nazionale | Ancora da completare |
| Europeo | Ancora da completare |
«Esprimere un parere favorevole significa accompagnare una richiesta costruita dai produttori e riconoscere il valore di una tradizione che, anche attraverso nuove modalità di produzione e commercializzazione, può raggiungere mercati più ampi», ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.
L'area IGP: Grosseto e otto comuni della provincia di Livorno
- Piombino
- Campiglia Marittima
- San Vincenzo
- Suvereto
- Sassetta
- Castagneto Carducci
- Bibbona
- Cecina
La domanda è stata presentata dall'Associazione per la tutela e la promozione del tortello maremmano: una struttura associativa, non un singolo operatore. Un dettaglio che pesa per chiunque voglia sedersi al tavolo della filiera.

Grano, ricotta e verdure: la filiera che entra nel nome
La richiesta si basa sulla reputazione del prodotto e sul legame con le tradizioni e le produzioni locali, dal grano alla ricotta ovina e vaccina, fino alle verdure a foglia verde. Il riconoscimento sembra chiamare in causa anche chi conferisce le materie prime, non solo chi chiude il tortello.
«Il tortello maremmano è un prodotto profondamente legato alla storia e alle produzioni di questo territorio», ha aggiunto l'assessore regionale all'agricoltura Leonardo Marras. «La tutela può contribuire a valorizzarne la reputazione e sostenere il lavoro delle imprese che hanno investito nella filiera, favorendo anche la conoscenza delle produzioni locali».
Le prossime mosse per chi ha un'attività nella filiera
Dei tre livelli che l'iter deve attraversare — regionale, nazionale, europeo — il parere del 19 ottobre ne copre uno su tre: restano da percorrere i due terzi del percorso. Le relazioni storiche, socioeconomiche e tecniche presentate a sostegno lascerebbero pensare a una reputazione consolidata del prodotto. Per un'impresa che vuole stare nella filiera, il punto d'ingresso potrebbe essere quel fascicolo: allinearsi alla documentazione presentata dai produttori che hanno avanzato la domanda, senza costruirne una parallela.
Il valore della notizia, per chi ha una partita IVA, sarebbe nella tempistica: chi si muove mentre l'iter è ancora aperto potrebbe arrivare alla registrazione con le carte in ordine, mentre chi aspetta il sigillo europeo rischierebbe di partire dalla seconda fila.






