IA, due Pmi manifatturiere su tre senza un piano

Nel campione Nomisma-UniCredit di oltre 200 Pmi manifatturiere, due imprese su tre non hanno un uso strutturato dell'IA: il 45% si ferma a un uso informale affidato ai singoli dipendenti e il 21% non la utilizza affatto. Il 56% delle Pmi manifatturiere investe meno dello 0,5% del fatturato. Il dato della ricerca Nomisma-UniCredit su oltre 200 piccole e medie imprese del manifatturiero dice una cosa precisa al titolare: l'IA è già entrata in azienda, ma quasi sempre senza strategia. Dal 30 settembre 2026 è in vigore il D.lgs. 160/2026 (reati e responsabilità dell'ente). Per le quotate, la descrizione delle politiche sull'IA entra nella relazione sul governo societario, la cui prima edizione è prevista nel 2027. La responsabilità degli amministratori per assetti inadeguati discende dall'art. 2086 c.c., già in vigore.

Uso informale, governance quasi assente

Il 45% delle Pmi si ferma a un uso informale dell'AI affidato ai singoli dipendenti, il 21% non la utilizza affatto e appena il 4% la impiega per trasformare il proprio modello di business. Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, solo il 9% delle grandi imprese dispone di un modello strutturato di governance dell'IA.

Per il titolare le strade sono due. A una piccola impresa, secondo la circolare Assonime del 15 ottobre 2026, bastano un elenco degli strumenti in uso, una regola sui dati che non vi si possono inserire e una persona che ne risponda.

Cosa prevede la norma per chi adotta l'IA

Il principio è chiaro: la macchina supporta, la persona decide e risponde. Il decreto legislativo 160 del 2026, in vigore dal 30 settembre 2026, ha introdotto nel codice penale il reato di omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi ad alto rischio: colpisce anche l'utilizzatore professionale che omette intenzionalmente la sorveglianza umana, quando ne deriva un pericolo per le persone. L'ente rischia il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione e l'esclusione da finanziamenti e contributi.

Sul fronte civilistico, il danneggiato deve provare la violazione dell'AI Act e il danno; il nesso tra i due si presume fino a prova contraria. Il decreto legislativo 47 del 2026 ha aggiunto alle quotate l'obbligo di descrivere nella relazione sul governo societario, la cui prima edizione è prevista nel 2027, le politiche di uso e sorveglianza dell'IA: la formula «ove esistenti» non obbliga ad adottarla, ma chi la adotta deve governarla.

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L'ostacolo più citato resta la formazione

Il 50% degli intervistati indica la mancanza di competenze interne come freno principale, il 43% delle Pmi usa software che non dialogano tra loro e sette aziende su dieci non hanno avviato percorsi di formazione dedicati.

La diffusione resta concentrata. Secondo l'indagine Istat Imprese e ICT, nel 2025 usava almeno una tecnologia di IA il 53,1% delle grandi imprese contro il 15,7% delle Pmi con almeno 10 addetti considerate dall'indagine: un divario di 37,4 punti percentuali. È una misura diversa da quella del campione manifatturiero Nomisma-UniCredit.

Il divario da colmare vale un punto di produttività

La Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Maria Anghileri, ha presentato al 41° Convegno di Capri il Piano ITAL.IA 2030, con un AI Adoption Act per accompagnare le Pmi: «Non possiamo permettere che la spina dorsale della nostra economia resti esclusa da questa rivoluzione». La stima citata della Banca d'Italia indica oltre un punto percentuale all'anno di produttività in più con un'adozione rapida e diffusa.

Sul territorio i casi concreti esistono. Il progetto ORODATA di Orogel, con Ri.Nova per il coordinamento scientifico e Onit per lo sviluppo tecnologico, applica la computer vision alle colture: telecamere installate sui mezzi per trattamenti e raccolta, dataset su mele, cachi e spinacio. Nel food e nell'accoglienza la prima edizione italiana di Hip-Horeca Professional Expo a BolognaFiere ha riunito oltre 10.000 professionisti e più di 220 brand espositori: «Oggi un ristoratore deve essere anche manager e soprattutto saper usare le nuove tecnologie», ha detto Roberto Melloni, presidente di Fipe Bologna.

Per il venture capital la filiera italiana ha registrato oltre 2,3 miliardi di euro di investimenti e 420 operazioni nel 2025, con oltre 1,6 miliardi nelle startup italiane rispetto agli 1,2 miliardi del 2024 (Venture Capital Monitor, citato da Il Tempo): un aumento di circa il 33%, calcolato sulla differenza tra i due anni.

Il collaudo che conta

La vera differenza tra chi governa e chi adempie si vedrà il giorno in cui qualcosa andrà storto: quel giorno il verbale dirà chi ha deciso. Nel frattempo, la mossa operativa per un titolare è la più semplice e la più trascurata: censire gli strumenti già in uso, anche quelli attivati con abbonamenti personali, e decidere chi ha l'autorità di contraddire la macchina.

Fonti

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