Un espresso al banco arriva a 1,40 euro e la materia prima è più che raddoppiata dal 2021. Eppure la filiera del caffè non si regge solo sui chicchi: la materia prima pesa circa l'11% sulla tazzina, mentre energia, affitti e personale assorbono oltre la metà del costo. Per bar e torrefazioni la partita si gioca sui costi industriali, non sulle sole quotazioni internazionali.
La materia prima pesa l'11% sulla tazzina: la struttura dei costi che nessuno vede
Per preparare un espresso servono circa 7 grammi di caffè macinato. Una confezione da un chilo permette quindi di ottenere, in teoria, circa 143 tazzine (1.000 grammi diviso 7). Anche quando il costo della materia prima più che raddoppia — come è avvenuto dal 2021 — l'incidenza sul singolo espresso resta contenuta, perché quei grammi sono una frazione minima del prezzo pagato al banco.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy classifica l'espresso ordinato al bar come un servizio, non come un bene. Nel prezzo entrano la gestione del locale, l'affitto, l'energia, le macchine per preparare il caffè e gli altri costi dell'attività. Le elaborazioni del Centro Studi Fipe assegnano alla materia prima circa l'11% del prezzo finale, a personale e gestione circa il 32%, a energia, utenze e affitti commerciali circa il 24%. Sommando queste tre voci si arriva a circa il 67% del costo della tazzina: il resto comprende imposizione fiscale e margini dell'attività.
Questa composizione spiega perché il rincaro al bar non segue in modo proporzionale le quotazioni internazionali. E perché i gestori sono esposti su più fronti: non solo al costo dei chicchi, ma anche alle bollette, ai canoni di locazione e al costo del lavoro. Fipe segnala che nel 2025 i listini della ristorazione italiana sono cresciuti complessivamente del 3,2% rispetto all'anno precedente, con margini sempre più compressi.
Domanda mondiale a 181 milioni di sacchi: la pressione sui produttori
Sul fronte della produzione, i consumi mondiali di caffè nella stagione 2025-2026 raggiungono 181 milioni di sacchi da 60 chili di caffè verde ciascuno, secondo i dati dell'International Coffee Organization (ICO). Sono circa 10,9 milioni di tonnellate di caffè verde (181 milioni moltiplicato per 60 chili).
La produzione cresce insieme alla domanda, ma non sempre allo stesso ritmo. A pesare sono le condizioni climatiche nei principali Paesi produttori, tra cui Brasile e Vietnam: quando cresce il timore di una riduzione della disponibilità, le quotazioni internazionali salgono. Contribuiscono all'instabilità anche le operazioni sui mercati finanziari basate sulle previsioni relative ai raccolti e ai prezzi futuri.

L'indice ICO, che monitora il prezzo delle principali varietà di caffè verde, nel 2026 si mantiene su valori più che doppi rispetto al 2019, pur con oscillazioni. Quel dato non coincide con il prezzo pagato dal consumatore: prima di arrivare in tazzina, il caffè viene lavorato e distribuito, e ogni passaggio aggiunge costo alla filiera.
Dove si scaricano i costi: i prezzi città per città
A giugno 2026, nella maggior parte delle 19 città monitorate dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy, un espresso al bar costa tra 1,20 e 1,40 euro. Bolzano è la più cara, Catanzaro la più economica.
| Città | Giugno 2021 | Giugno 2026 |
|---|---|---|
| Bolzano | 1,21 € | 1,51 € |
| Pescara | 1,00 € | 1,49 € |
| Trieste | 1,14 € | 1,44 € |
| Trento | n.d. | 1,41 € |
| Torino | n.d. | 1,38 € |
| Venezia | n.d. | 1,36 € |
| Bologna | n.d. | 1,35 € |
| Milano | 1,04 € | 1,27 € |
| Napoli | 0,90 € | 1,24 € |
| Roma | 0,95 € | 1,19 € |
| Catanzaro | 0,80 € | 1,08 € |
Rispetto a giugno 2021 il prezzo è aumentato in tutte le città esaminate. In molti casi il rincaro va da 15 a 34 centesimi a tazzina, pari a circa il 15-35%. Tra giugno 2025 e giugno 2026 la maggior parte delle città ha registrato un ulteriore aumento di 3-8 centesimi, a conferma che la spinta sui costi non si è esaurita.
Sul fronte domestico il quadro è simile: secondo l'Istat, il prezzo del caffè al consumo è cresciuto del 44% tra il 2021 e il 2025, con un'accelerazione del 21% nel solo 2025 rispetto all'anno precedente. Il costo di una confezione dipende anche da lavorazione, confezionamento e distribuzione, ma l'aumento della materia prima ha finito per pesare sempre di più sulla spesa.
Quanto pesa il rincaro su chi beve caffè ogni giorno
Per il consumatore abituale l'aumento non è una cifra astratta. Passare da un euro a 1,35 euro per una tazzina significa spendere 35 euro in più ogni cento caffè. Per chi prende due espresso al giorno al bar, cinque giorni alla settimana, dieci o quindici centesimi di aumento si traducono in una spesa annuale tutt'altro che invisibile.
Un'elaborazione del Centro di formazione e ricerca sui consumi con Assoutenti ha calcolato per l'estate 2026 un prezzo medio nazionale dell'espresso di 1,29 euro, circa 25 centesimi in più rispetto al 2021, con un incremento del 24,2% in cinque anni. In undici province italiane il prezzo aveva già raggiunto o superato quota 1,40 euro.
La tenuta del rito del caffè al banco dipende ora da quanto la filiera riuscirà a contenere i costi non legati alla materia prima. Il margine di bar e torrefazioni non si difende sui sette grammi di caffè, ma su bollette, affitti e lavoro: è lì che si decide se la tazzina resta sotto la soglia psicologica di 1,50 euro o la supera stabilmente.





