Il gas del giacimento Jackdaw arriverà alle case e alle imprese britanniche già da fine ottobre, secondo il governo. Per chi ha un'attività, però, la notizia non è una bolletta più leggera: è un segnale sulla stabilità delle forniture e sulla prevedibilità delle decisioni regolatorie nel Mare del Nord. La partita vera si chiama Rosebank ed è ancora aperta.
La produzione parte, il prezzo resta globale
Il governo britannico ha autorizzato la produzione di gas da Jackdaw, a 240 km a est di Aberdeen. Il campo è gestito da Adura, joint venture tra Shell ed Equinor, e al picco aggiungerà circa il 6% alla produzione nazionale. I critici dicono che le bollette resteranno esposte ai prezzi internazionali.
Al picco la produzione massima prevista è di 40.000 barili equivalenti al giorno per una vita utile di 11 anni. Shell, co-sviluppatore, stima una quota del 6,5% della produzione di gas del Regno Unito; governo e Adura indicano il 6%. Uplift calcola che Jackdaw coprirà il 2% della domanda nazionale. Il rapporto tra le due cifre è 2/6 = 33,3%, ma i denominatori non coincidono: uno misura la domanda, l'altro la produzione.
Fondo da 2 miliardi e la decisione su Rosebank
Insieme al via libera, il governo ha annunciato un Energy Wealth Fund con dotazione iniziale di 2 miliardi di sterline: 2,7 miliardi di dollari e 2,4 miliardi di euro nelle conversioni delle fonti. Il fondo dovrebbe reinvestire i proventi di petrolio e gas nella transizione energetica. Sul fronte occupazionale, il governo stima 27 nuovi posti di lavoro e 273 posti protetti.

Il governo distingue Jackdaw da Rosebank: il primo è gas destinato essenzialmente al mercato britannico, il secondo è petrolio «destinato prevalentemente all'esportazione». Rosebank, a circa 130 km a nord-ovest delle isole Shetland, è il più grande giacimento petrolifero non sfruttato del Regno Unito e la decisione è ancora pendente. Per un'impresa della filiera, questa distinzione conta: Jackdaw promette domanda interna e gas in rete; Rosebank sarebbe soprattutto una partita export.
Cosa cambia per chi ha un'attività
Per un'impresa o un fornitore della filiera, Jackdaw non è una riduzione di costi immediata. È un segnale di sicurezza energetica e di domanda per servizi e manodopera nel Mare del Nord, mentre i prezzi restano esposti alla guerra in Iran. Il governo parla di minore dipendenza da «combustibili importati con emissioni più elevate».
La decisione non chiude il conflitto: il 21 ottobre 2026 ambientalisti hanno contestato le trivellazioni, mentre il Green Party parla di «vandalismo climatico». Il progetto era stato approvato dal governo conservatore nel 2022 e poi bloccato: a gennaio 2025 un tribunale scozzese aveva annullato il consenso originario, imponendo di valutare anche le emissioni da combustione. Shell ha accolto il nuovo via libera ricordando che i progetti di lungo periodo dipendono da «un quadro d'investimento competitivo e stabile» e da decisioni regolatorie «tempestive e prevedibili». Sul piano politico, il progetto ha il sostegno delle associazioni energetiche, della maggior parte dei partiti di opposizione e di Donald Trump.
Per chi deve decidere se investire in forniture e manodopera nel Mare del Nord, il segnale da seguire non è il primo gas di Jackdaw, ma la decisione su Rosebank: è quella che dice se il Regno Unito tratta i fossili come un'eccezione o come una lunga transizione.
Fonti
- Ansa.it
- Euronews.com
- Ilpost.it
- Ilsole24ore.com
- Notiziegeopolitiche.net
- Marketscreener.com
- Agenzianova.com
- Marketscreener.com
- Marketscreener.com






