UniCredit-Commerzbank: Orcel a un passo dal controllo, Italia esclusa

Mentre il risiko bancario italiano si riaccende con l'offerta di Intesa Sanpaolo su MPS-Mediobanca, UniCredit sceglie di stare a guardare — e lo fa con una certa soddisfazione. Alla Mediobanca CEO Conference del 23-24 giugno 2026, Andrea Orcel ha dichiarato che la priorità assoluta è Commerzbank e che in Italia «al momento non vede opportunità». Non è un ritiro tattico: è il segnale più netto di un riposizionamento identitario profondo, prima ancora che geografico.

Il 42,5% già acquisito: l'OPS entra nella fase finale

UniCredit detiene oggi il 42,5% del capitale di Commerzbank, raggiunto al termine della fase core dell'offerta pubblica di scambio. L'OPS resterà aperta fino al 3 luglio 2026, con i risultati attesi tra l'8 e il 9 luglio. Se la Banca Centrale Europea dichiarerà il controllo, seguirà un iter autorizzativo con BCE, Antitrust europeo e altre autorità stimato tra i tre e i sei mesi.

Orcel ha definito il risultato già ottenuto «un successo molto più grande delle attese» e ha escluso qualsiasi rilancio del prezzo: «L'OPS non è modificabile e chi sostiene il contrario non conosce la legge». Sul piano concorrenziale, la combinazione tra Commerzbank e HVB — la controllata tedesca di UniCredit — produrrebbe una quota di mercato dell'8,5% in Germania e una presenza tra il 13% e il 14% nel segmento delle medie imprese, numeri che Orcel ritiene non limitativi per la concorrenza.

«Siamo solo osservatori in Italia, ed è piuttosto divertente»

La frase pronunciata da Orcel alla conference milanese ha fatto il giro delle redazioni: «Per la prima volta, ci piace moltissimo essere osservatori e non protagonisti. In realtà è piuttosto divertente». Il riferimento implicito è all'operazione Intesa Sanpaolo-MPS, la più grande degli ultimi anni nel credito italiano.

Orcel punta Commerzbank, Italia esclusa
Accordo tra donne d'affari al termine di una conferenza. Foto di Sora Shimazaki su Pexels

Il distacco di UniCredit dal risiko domestico ha radici precise. Dopo il fallimento dell'offerta su Banco BPM — bloccata dal governo tramite il golden power — il gruppo ha spostato i propri interessi verso il mercato europeo. Orcel ha ribadito il cambiamento anche sul piano identitario: «Troppe persone continuano a vederci come una banca italiana. Lo siamo, ma non lo siamo», ha detto, ricordando che tra il 55% e il 60% delle attività del gruppo è fuori dall'Italia.

Il dossier Generali e le resistenze tedesche

L'uscita di scena di UniCredit come possibile cavaliere bianco per MPS semplifica il quadro a vantaggio di Intesa Sanpaolo. Luigi Lovaglio, amministratore delegato di MPS, ha cercato di tenere aperta una porta alternativa facendo leva sul sostegno politico di Palazzo Chigi, ma senza una contromossa di UniCredit le opzioni si restringono.

Eppure la banca di Gae Aulenti potrebbe incidere sul risiko italiano per via indiretta. UniCredit detiene già una quota del 9% in Generali e, secondo indiscrezioni non confermate né da UniCredit né dalla holding Delfin della famiglia Del Vecchio, il gruppo sarebbe in trattativa per acquistarne la quota: il che porterebbe UniCredit a quasi il 20% di Generali, trasformandola nell'azionista di riferimento e rendendo il gruppo assicurativo meno appetibile per Intesa.

Sul fronte tedesco restano resistenze concrete: il governo di Berlino, azionista di Commerzbank, ha fatto intendere di non voler consegnare le proprie azioni, un passaggio necessario per la fusione piena. Il Foglio, in un editoriale, ha letto le parole di Orcel sull'identità non-italiana del gruppo come un possibile segnale verso lo spostamento della sede in Germania come opzione negoziale con Berlino — si tratta però di un'interpretazione, non di un fatto confermato.

I numeri dell'8-9 luglio diranno se UniCredit avrà raggiunto la soglia del controllo. Se accadesse, il gruppo avrebbe costruito in pochi anni una delle più grandi piattaforme bancarie transfrontaliere d'Europa — e il risiko italiano sarebbe davvero un affare da spettatori.

Fonti

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