Il doppio declassamento di Piper Sandler affonda le azioni Stellantis, già in calo del 46% da inizio anno. Un campanello d’allarme per chi ha una partita IVA nell’indotto automotive: la concorrenza cinese e l’erosione dei margini stanno ridisegnando le prospettive dell’intero comparto.
Un downgrade senza precedenti
Piper Sandler ha tagliato il rating da Overweight a Underweight, riducendo il prezzo obiettivo da 14 a 4 dollari. L’analista Alexander Potter ha indicato come criticità i mercati chiave di Europa, America Latina e Medio Oriente, dove i costruttori cinesi verticalmente integrati guadagnano quote mentre il recupero di Stellantis è più lento del previsto. Il margine lordo aziendale è fermo al 5,8% e Potter ha scritto che «la situazione peggiorerà probabilmente prima di migliorare, aggiungendo che il miglioramento potrebbe non materializzarsi».

Anche JPMorgan e HSBC hanno ridotto le valutazioni nelle ultime settimane. JPMorgan ha portato il target a 6,00 euro (da 10,00), stimando in 14 mesi l’arco temporale perché Stellantis benefici della riduzione dei costi dei componenti. Il titolo ieri ha chiuso a 4,973 euro, in calo dell’1%.
I conti del secondo trimestre e l’attesa del mercato
Il 30 luglio Stellantis pubblicherà i risultati del secondo trimestre 2026. Il mercato delle opzioni prevede una variazione del 4% dopo l’annuncio, ma i precedenti sono pesanti: dopo i conti del 30 aprile il titolo crollò del 14,4%. Il contesto di Piazza Affari resta fragile – l’indice FTSE MIB ha perso il 2,8% il 23 luglio dopo i dati deludenti di STMicroelectronics – e non basta il rialzo dei listini americani a frenare le vendite su Stellantis.
Il segnale per chi ha un’attività nell’automotive
Per le imprese della filiera, il deterioramento di un capofila come Stellantis non è una notizia astratta. La pressione dei marchi cinesi e la domanda europea ancora debole comprimono la redditività del gruppo, e con essa la visibilità sull’intera catena di fornitura. I prossimi dati trimestrali saranno un termometro concreto: indicheranno se il 2026 può ancora riservare una stabilizzazione o se conviene prepararsi a un anno di margini sempre più stretti.






