Risparmio 2026: 5.400 miliardi che non arrivano alle imprese

Il 56% degli italiani ha risparmiato nel 2026, accantonando in media l'11,9% del reddito disponibile, ma la ricchezza finanziaria delle famiglie — circa 5.400 miliardi di euro — resta in gran parte liquida. Per chi ha un'impresa o una partita IVA il segnale è duplice: il capitale che potrebbe finanziare la crescita non circola, mentre la clientela privata comincia a spostarsi verso obbligazioni e risparmio gestito.

Avversione al rischio a 33,6: metà della ricchezza resta sul conto

L'indice di avversione al rischio arriva a 33,6, contro 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017: è il valore più alto della serie storica dell'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026, condotta da Intesa Sanpaolo con il Centro Einaudi su 1.800 capifamiglia titolari di conto corrente. Il balzo in dodici mesi è di circa il 64%, calcolato sul rapporto tra i due indici. Tra i 18 e i 24 anni il rapporto tra chi rifiuta il rischio e chi lo accetta tocca quota 84.

Il denaro segue la stessa logica. Nel 2023 il 68% della ricchezza finanziaria era parcheggiato sul conto corrente; nel 2026 la quota scende verso il 50%. Applicando le due percentuali ai 5.400 miliardi stimati, lo spostamento verso obbligazioni e strumenti remunerati riguarda circa 970 miliardi, mentre circa 2.700 miliardi restano liquidi.

Il capitale che non circola pesa sul credito alle imprese

Il quadro non è quello di un Paese senza soldi, ma di un Paese che non li mette al lavoro. Quasi il 72% degli investitori ha portafogli poco o per nulla diversificati, e la priorità attribuita alla protezione del capitale è scesa dal 62,2% del 2019 al 48,8% del 2026, mentre sale al 18,7% l'orientamento verso strumenti liquidi.

Sul costo del denaro pesa l'incertezza: i mercati attendono un rialzo dei tassi negli Stati Uniti, con il presidente della Fed Kevin Warsh stretto tra inflazione e Bond e un pressing crescente della Casa Bianca. Nell'intervista a Carlo Menozzi, direttore generale di Credem Euromobiliare Asset Management, Radiocor-Il Sole 24 Ore descrive un settore in cui volatilità dei tassi, tensioni geopolitiche e spinta verso i mercati privati hanno chiuso l'epoca delle certezze: il ritorno del rendimento obbligazionario apre opportunità, ma porta con sé nuovi rischi e più complessità.

Ricchezza in monete d'oro isolate, simbolo del risparmio italiano bloccato in liquidità senza investimento
Il risparmio degli italiani resta liquido e immobilizzato, senza trovare canali efficaci di investimento.

Obbligazioni e risparmio gestito: dove si sposta il denaro

Le obbligazioni sono detenute dal 23,5% degli intervistati e pesano in media il 26,6% del portafoglio, con due acquirenti per ogni venditore. Il risparmio gestito interessa tra il 25% e il 30% del campione e registra l'indice di soddisfazione più alto tra le asset class, 12,5: Intesa Sanpaolo indica quasi cinque sottoscrizioni per ogni riscatto, MilanoFinanza quantifica il rapporto acquirenti/venditori in 4,77.

Il mercato azionario resta lontano: solo il 7,8% ha posseduto azioni negli ultimi cinque anni, il 78,5% teme di perdere capitale e il 60,9% segnala la mancanza di esperienza. Crescono i piani di accumulo e, lentamente, gli Etf a basso costo nella fascia 25-34 anni. Il canale di vendita resta tradizionale: il 58,1% gestisce i risparmi in filiale, solo il 12,8% usa prevalentemente l'app e quasi l'87% guarda con diffidenza ai sistemi che affidano all'AI le decisioni finanziarie.

La partita IVA resta fuori dal canale TFR della previdenza

Alla previdenza complementare aderisce solo il 22% degli intervistati, e più di due terzi degli iscritti la alimenta attraverso il Tfr. Il 68,7% non conosce i benefici fiscali dei versamenti volontari; tra i non iscritti l'ostacolo principale è mantenere liquidità. Per chi ha una partita IVA il canale dominante — il Tfr — semplicemente non esiste, e la leva fiscale resta poco conosciuta.

Sul fronte immobiliare, la casa pesa circa due terzi del patrimonio medio familiare di 320.000 euro, il 79% vive in un'abitazione di proprietà e la considera un investimento sicuro il 66%, in calo dal 72,6% del 2024 e dal 67,5% del 2025. Le intenzioni di acquisto nei prossimi due anni restano circa 1,5 milioni: un bacino per l'edilizia, ma non più un rifugio di valore per il risparmio privato.

Per chi fa impresa la conclusione è operativa: la liquidità non manca, manca la sua circolazione. Chi cerca capitali deve aspettarsi una selezione più dura in un contesto di tassi attesi in salita; chi vende servizi finanziari, consulenza o credito ha davanti un bacino che si sta spostando dalle obbligazioni ai piani di accumulo, e che continua a decidere in filiale.

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