Francia, spread oltre 170 pb: credito più caro alle imprese

Il rendimento del decennale francese ha superato il 5% e il differenziale con il Bund tedesco viaggia oltre i 170 punti base. Per un'impresa italiana non è una notizia parigina: con la BCE ferma sui tassi, l'aumento dei rendimenti sta già facendo salire i costi di finanziamento in tutta l'area euro. Chi deve rifinanziare un debito nel 2027 e chi lavora con clienti Oltralpe ha ora due fronti aperti, e nessuno dei due si chiude aspettando Francoforte.

Il conto lo paga anche chi si finanzia in Italia

Nella giornata del 23 ottobre il decennale francese rendeva il 5,05%, il BTP italiano il 4,58% e il Bund tedesco il 3,36%: lo spread OAT-Bund viaggiava attorno ai 170 punti base, quello BTP-Bund a 122. Finanziare Parigi costa quindi 47 punti base in più che finanziare Roma, calcolando la differenza tra i due rendimenti (5,05% meno 4,58%).

Titolo (10 anni)RendimentoSpread vs Bund
OAT Francia5,05%~170 pb
BTP Italia4,58%122 pb
Bund Germania3,36%—
Treasury Usa5,03%—

Il dato non è isolato: mercoledì il rendimento francese aveva toccato il 5% per la prima volta dal 2002, giovedì 22 ottobre è arrivato al 5,142% con lo spread a 177 punti base, livello non visto dal 2011. I credit default swap a cinque anni hanno superato i 100 punti base, primo caso dall'ottobre 2012, e il rendimento OAT ha superato quello del Treasury americano per la prima volta dal 2013. Il trentennale francese viaggia al 5,5%, con spread a 184 punti base.

La BCE lascia i tassi e scarica il problema sui bilanci

La BCE si riunisce giovedì prossimo e lascerà con ogni probabilità i tassi invariati: il tasso sui depositi è al 2,5% dopo due rialzi nel 2026 e l'inflazione dell'area euro è balzata al 3,8% a settembre. Christine Lagarde ha già chiarito che la soluzione «si trova in Francia. E riguarda le politiche di bilancio».

Carsten Brzeski di ING quantifica l'effetto: il rialzo dei rendimenti tedeschi da settembre equivale a un aumento di 25 punti base, ma «per la Francia si avvicina di più a un aumento di 50 punti base». La conclusione è che «il mercato obbligazionario ha preso in mano il lavoro della BCE». Il TPI, lo scudo anti-spread creato nel 2022 e mai usato, resta per ora nel cassetto: richiede il rispetto delle regole di bilancio UE e una soglia d'attivazione che Brzeski definisce ancora «alta».

Scrivania luminosa con grafici di vetro in salita sotto la luce del giorno, simbolo dello spread e dei titoli di Stato
I rendimenti dei titoli di Stato francesi salgono e il differenziale con il Bund fa aumentare il costo del credito in Europa.

Rating, aste e scioperi: i rischi per chi lavora con la Francia

Moody's doveva pronunciarsi venerdì sera, e un declassamento ad A1 è ampiamente atteso e già scontato dai mercati. Nel 2027 Parigi dovrà collocare 340 miliardi di titoli lordi, mentre Francia e Italia collocano regolarmente sul mercato, attraverso le aste, oltre 10 miliardi di euro ciascuna. Le emissioni francesi, però, hanno un cuscinetto: a fine settembre erano già stati raccolti 260 miliardi su 300, circa l'87% del programma netto.

Sui numeri di bilancio, Yahoo Finance indica una manovra da 43 miliardi tra tagli di spesa e nuove entrate; Il Fatto Quotidiano parla di risparmi per 54 miliardi. Il FMI stima una crescita francese dello 0,4% nel 2026 (Il Sole 24 Ore: circa 0,5%), contro +1,1% medio dell'Eurozona. A pesare anche il fronte sociale: i sindacati hanno indetto una mobilitazione per il 5 novembre e Sophie Binet, leader della CGT, ha chiesto di «generalizzare lo sciopero».

Due rischi operativi: il rifinanziamento e i clienti francesi

Il mercato obbligazionario francese vale 2.900 miliardi di titoli in circolazione, di cui 2.700 a lungo termine. Applicando il 59,7% detenuto da investitori non residenti a fine settembre si ottiene che circa 1.730 miliardi stanno all'estero: con gli hedge fund rafforzati dal 2022, la sensibilità agli spread è un fattore da monitorare. Inoltre la BCE sta riducendo il proprio stock di titoli francesi nel portafoglio PSPP, sceso da 400 miliardi a dicembre 2025 a 360 miliardi a settembre 2026.

Per un'impresa che esporta in Francia, il FMI stima una crescita del PIL francese dello 0,4% nel 2026; nelle giornate di sciopero sarebbe plausibile attendersi ripercussioni sui flussi commerciali. A complicare il quadro, il 22 ottobre la Borsa di Milano ha chiuso a -2,54%, con il Brent a 112 dollari al barile e il gas a 89 euro al megawattora.

Secondo l'analisi di questo articolo, il punto per un'impresa non è quanto rende un OAT, ma quanto potrebbe costare il proprio debito la prossima volta che andrà rinegoziato. Se il differenziale resterà ampio, il costo del finanziamento da rinegoziare potrebbe salire: con il mercato obbligazionario che ha già fatto il lavoro della BCE, chi pensa a un finanziamento nel 2027 ha un motivo per valutare se fissare le condizioni prima che lo spread francese continui a dettare l'agenda.

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