Con 1.603 miliardi di euro ancora parcheggiati su conti correnti e depositi — cresciuti appena dell’1,5% nel 2025 — e il valore delle azioni e partecipazioni salito del 16,4% nello stesso anno, tenere la cassa inerte sta diventando un costo occulto per molti titolari d’impresa. Il sistema bancario italiano ha colto il segnale: Intesa Sanpaolo e altri istituti stanno ridisegnando il wealth management per intercettare le esigenze di chi, con una partita IVA, ha bisogno di gestire la liquidità eccedente e proteggere il patrimonio senza rinunciare a un rapporto di lungo periodo con la banca.
Dove va la ricchezza: meno conti, più azioni e polizze
La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto nel 2025 un valore record di 6.487,7 miliardi di euro, con un incremento di oltre 1.600 miliardi dal 2020 (+35%). Le azioni e partecipazioni sono la componente più dinamica: 2.077,2 miliardi, praticamente raddoppiate in cinque anni (+113%), e ora pesano per il 32% del totale delle attività finanziarie. Anche fondi comuni (901,9 miliardi, +6,9% sul 2024) e polizze assicurative (1.174,4 miliardi, +46 miliardi in un anno) hanno accelerato, spinte dalla ricerca di rendimento e da una funzione di tutela patrimoniale che prima era marginale.
Il dato che interessa direttamente chi possiede un’impresa è il lento movimento della liquidità. I conti correnti sono saliti di 34,8 miliardi, ma altre forme di deposito sono calate di 11,4 miliardi. In pratica, il saldo netto (+23,5 miliardi) è il più contenuto tra tutte le voci. Lasciare somme ingenti immobilizzate su un conto ordinario, mentre altri strumenti crescono a ritmi molto superiori, significa erodere il potere d’acquisto della cassa aziendale.

Consulenza finanziaria: dalle reti di banker al modello “global advisor”
La risposta delle banche a questo scenario è l’espansione del wealth management verso una consulenza evoluta, non più riservata solo ai grandi patrimoni privati. Il Piano d’impresa 2026-2029 di Intesa Sanpaolo prevede di costruire una rete di 1.200 financial advisor e 2.500 relationship manager sui mercati esteri dove il gruppo è presente, ma soprattutto di accelerare in Italia con la figura del Global Advisor: professionisti interni alla banca commerciale specializzati nell’assistenza agli investitori. Non si tratta di uno sportello tradizionale: il progetto integra piattaforme come Aladdin Wealth di BlackRock, i fondi di Eurizon e le polizze di Intesa Sanpaolo Assicurazioni per offrire percorsi personalizzati.
UniCredit ha creato il marchio UniCredit Financial Services, mentre i gruppi cooperativi Cassa Centrale Banca e Iccrea hanno già migliaia di consulenti patrimoniali nelle filiali. Per il titolare d’impresa, questo significa poter disporre di un professionista dedicato che non si limiti a collocare prodotti, ma accompagni l’azienda in scelte di investimento coerenti con il ciclo di cassa, la fiscalità e gli obiettivi di lungo termine.
Cosa cambia per la partita IVA: tre spunti operativi
Il potenziamento della consulenza finanziaria non è un fenomeno distante dalla gestione quotidiana di un’impresa. Dai dati e dalle strategie in campo emergono alcune implicazioni concrete.
- Rivedere la liquidità parcheggiata. A fronte di una crescita delle azioni del 16,4% e dei fondi comuni del 6,9% nel solo 2025, la liquidità è rimasta quasi ferma. Un consulente può aiutare a individuare la soglia di cassa necessaria per l’operatività e a collocare l’eccedenza in strumenti adeguati al profilo di rischio dell’azienda, riducendo il costo-opportunità.
- Integrare polizze assicurative e fondi nel piano patrimoniale. Le polizze hanno raggiunto quasi 1.175 miliardi, segno che famiglie e imprenditori le vedono sempre più come strumenti di protezione e pianificazione. Un “global advisor” può valutare la separazione tra patrimonio personale e aziendale, proteggendo il primo senza immobilizzare risorse necessarie al business.
- Accedere a soluzioni prima riservate ai grandi patrimoni. L’uso di piattaforme tecnologiche come Aladdin Wealth, unito all’aumento dei consulenti, abbassa la soglia minima per accedere a servizi di advisory sofisticati. Anche imprese di medie dimensioni possono negoziare condizioni e strumenti pensati per ottimizzare la tesoreria.
La partita IVA e la sfida del “costo zero” della liquidità
Dal quadro emerso, il costo-opportunità della liquidità ferma emerge come il principale indicatore per un imprenditore. Se la ricchezza collocata in strumenti di mercato è cresciuta fino al 16,4%, mentre i conti correnti hanno reso quasi zero (o poco più, considerando i tassi passivi modesti), ogni euro di cassa eccedente rispetto al fabbisogno operativo ha perso valore relativo. Non si tratta di spingere verso investimenti azionari speculativi: la presenza di fondi comuni (+6,9%) e polizze (+46 miliardi) mostra che esistono strumenti intermedi, liquidabili o con un profilo di rischio contenuto, che possono bilanciare sicurezza e rendimento. La scelta del consulente giusto diventa quindi una decisione operativa, non solo finanziaria: può influire sulla capacità dell’azienda di mantenere potere d’acquisto, coprire rischi e finanziare progetti futuri senza intaccare il patrimonio personale del titolare.






