La desertificazione commerciale non è più solo un problema dei borghi montani: colpisce anche i centri urbani medio-grandi, e lo fa con numeri precisi. Dal 2012 a oggi i negozi di vicinato sono calati del 14,3%. Non è questione di romanticismo da saracinesche abbassate: meno attività significano meno servizi per i residenti, strade spente, sicurezza in calo, valore immobiliare che si deprezza. La proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità” punta a ribaltare questa dinamica con uno strumento concreto: le Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro). Per un titolare di partita IVA o una microimpresa, si profila un intervento normativo organico su fisco, semplificazioni e accesso al credito pensato esclusivamente per il commercio di vicinato. Servono 50mila firme per portare il testo in Parlamento. La scadenza è il 25 novembre 2026.
Cosa sono le ZESpro e quali agevolazioni portano in concreto
Le Zone Economiche Speciali di Prossimità sono aree a fiscalità agevolata dedicate alle attività commerciali e ai servizi di vicinato. Dentro queste zone si concentra un pacchetto coordinato di misure:
- incentivi fiscali per le imprese insediate nelle aree più fragili;
- misure di sostegno finanziario e contributi per l'avvio di nuove attività;
- interventi di semplificazione amministrativa;
- strumenti per il mantenimento e il rilancio delle attività esistenti;
- istituzione di un Osservatorio nazionale e di un Fondo dedicato alla rigenerazione urbana del commercio di prossimità.
Per un esercente con partita IVA, significa due cose operative: un alleggerimento del carico fiscale localizzato nelle aree più a rischio desertificazione, e un percorso burocratico snello per aprire, rilevare o trasformare un'attività. I dettagli sui regimi agevolati saranno definiti in sede parlamentare, ma il modello è quello delle ZES già sperimentate per l'industria: la novità è applicarlo per la prima volta al commercio di prossimità.
Quanto pesa la crisi dei negozi: il dato del -14,3% e la scadenza del 25 novembre
Il consigliere comunale di Padova Nereo Tiso, presidente della commissione Attività Produttive, ha depositato un ordine del giorno per appoggiare la proposta richiamando un dato che parla da solo: dal 2012 al 2026 il numero dei negozi di vicinato è diminuito del 14,3%. Nelle periferie urbane la chiusura di esercizi storici senza ricambio sta producendo effetti che vanno oltre la contabilità delle singole imprese: qualità della vita, sicurezza urbana, accesso ai servizi per anziani e persone a mobilità ridotta.
La raccolta firme è partita a livello nazionale. Per trasformare la proposta in legge servono almeno 50mila sottoscrizioni, e la finestra utile chiude il 25 novembre 2026. Tradotto per chi ha un'attività: quattro mesi scarsi per raggiungere un target che richiede il contributo di cittadini, imprese e amministrazioni locali.

Dove e come firmare: banchetti fisici e procedura online con SPID o CIE
La firma si può apporre in due modalità, entrambe già attive:
- Di persona: presso i gazebo organizzati da Confesercenti in tutta Italia. In provincia di Grosseto i prossimi appuntamenti sono a Marina di Grosseto (29 luglio), Grosseto (30 luglio) e Orbetello (1 agosto). A Pisa il primo banchetto è fissato per il 27 luglio in Largo Ciro Menotti, il secondo il 28 luglio a Pontedera. Il Comune di Belpasso, in Sicilia, ha attivato la raccolta presso l'Ufficio Elettorale (tutti i giorni 8:30-12) e pubblicato i moduli scaricabili sul sito istituzionale. A Serravalle Pistoiese, l'amministrazione comunale ha aderito alla campagna: è possibile firmare online tramite SPID o CIE.
- Online: sul Portale per i Referendum e le Iniziative Popolari del Ministero della Giustizia, autenticandosi con SPID o Carta d'Identità Elettronica (CIE). La procedura richiede pochi minuti e non serve recarsi fisicamente a un banchetto.
Per un imprenditore, firmare significa aderire a una proposta che interviene su tre leve decisive: tassazione, burocrazia e accesso al credito. Non è una petizione simbolica: è una legge di iniziativa popolare che, raggiunte le 50mila firme, approda direttamente in Parlamento.
Il fronte istituzionale: Comuni e Regioni si schierano
La proposta sta raccogliendo l'appoggio trasversale di amministrazioni locali. Il Comune di Montese (Modena) ha approvato all'unanimità un ordine del giorno a sostegno e trasmesso il documento al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero dell'Economia. Il Comune di Padova ha fatto lo stesso, con un ordine del giorno firmato dal gruppo consiliare del Partito Democratico e dal presidente della commissione Attività Produttive. A Pisa, all'avvio della campagna hanno partecipato assessori e vicesindaci di quattro Comuni della provincia (Pisa, Vecchiano, Terricciola, Cascina).
Per un titolare d'impresa, questo schieramento di enti locali ha un significato concreto: la proposta non è calata dall'alto ma arriva da territori che già sperimentano gli effetti della desertificazione commerciale e che, in molti casi, hanno già tentato interventi locali (incentivi comunali, contributi per attività coinvolte da cantieri pubblici) trovandoli insufficienti senza un quadro nazionale.
La partita vera è nei prossimi quattro mesi. Le 50mila firme determinano se la discussione parlamentare parte o si ferma prima di nascere. Per chi vive di commercio al dettaglio, è la differenza tra continuare a operare in un quadro normativo pensato per altri settori e ottenere per la prima volta uno statuto fiscale e amministrativo cucito sul negozio sotto casa.
Fonti
- Confesercenti.it
- Confesercenti.it
- Padovaoggi.it
- Ilrestodelcarlino.it
- Latinatoday.it
- Pisatoday.it
- Comune di Belpasso






