Val di Sondrio: la raccolta anticipata di mele e uve mette sotto pressione i costi delle imprese agricole

Il caldo estremo che sta colpendo la Valtellina sta comprimendo i cicli produttivi di mele e vigneti, scaricando sui bilanci delle aziende agricole una doppia pressione: costi operativi più alti nel breve e incognite sulla marginalità al momento della vendita. Con 14 giornate oltre i 36 gradi dal primo giugno — una in più dello stesso periodo del 2022, annus horribilis per l'agricoltura lombarda — e temperature massime arrivate a 39 gradi il 30 luglio, il territorio si trova a gestire un'emergenza che colpisce simultaneamente i due pilastri dell'economia agricola locale.

Raccolta mele anticipata: qualità alta ma pezzatura ridotta

In Valtellina, dove si concentra oltre il 60% dei 1.200 ettari di meleti lombardi, la raccolta è scattata con diversi giorni di anticipo sulla tabella di marcia. I primi stacchi riguardano la varietà Gala, seguiti da metà settembre da Golden Delicious, Stark Delicious e altre tipologie. Per un produttore con partita IVA agricola, l'anticipo significa riorganizzare in fretta la manodopera e concentrare le operazioni nelle prime ore del giorno, sia per evitare scottature sui frutti sia per tutelare i lavoratori.

Il presidente di Coldiretti Sondrio, Sandro Bambini, mette in guardia sul paradosso commerciale della stagione: «Quest'anno ci aspettiamo frutti di qualità ma con una pezzatura più piccola per via del grande caldo. Con temperature sopra i 30 gradi per periodi prolungati, infatti, le piante vanno in autoprotezione e questo rallenta la crescita dei frutti». Tradotto in termini di bilancio: costi di raccolta e confezionamento invariati o superiori, a fronte di un prodotto che potrebbe valere meno sul mercato proprio per il calibro ridotto. Un problema non da poco per chi produce Mela Valtellina IGP e punta sul valore del marchio.

Vigneti: invaiatura precoce e costi idrici in aumento

Sul fronte vitivinicolo, il bollettino della Fondazione Fojanini fotografa uno stato di sofferenza diffuso. Oltre metà dei grappoli è già invaiata, con una maturazione in deciso anticipo. A Sondrio a luglio sono caduti appena 48,8 millimetri di pioggia — nel 2022 furono 55,2 mm, e già quella fu un'estate critica — mentre la temperatura media mensile ha toccato i 26,03 gradi, il secondo valore più alto su base trentennale.

Meli e vigneti terrazzati sotto il sole estivo, raccolta anticipata di mele e uve in Valtellina
Il caldo estremo anticipa la raccolta di mele e uve, con qualità alta ma costi in crescita per le imprese agricole.

Per un viticoltore il dato si traduce in due voci di costo. La prima è l'irrigazione di soccorso, indispensabile soprattutto nei terrazzi più esposti e nei giovani impianti sprovvisti di sistemi fissi. La seconda è la gestione della vendemmia, che con ogni probabilità scatterà anch'essa in anticipo, comprimendo ulteriormente il calendario della manodopera stagionale già in tensione per le mele.

Due raccolti compressi in poche settimane: cosa cambia nella gestione operativa

Il combinato disposto di raccolta mele e vendemmia anticipate impone ai titolari di azienda agricola un ricalcolo della pianificazione finanziaria di agosto-settembre. Con la Gala già in corso e le varietà principali previste per metà settembre, la finestra operativa si contrae: più lavoro da fare in meno tempo, con la necessità di ingaggiare squadre aggiuntive o pagare straordinari. Chi produce sia mele sia uva — situazione frequente nella media impresa valtellinese — rischia un accavallamento che nel 2022 aveva già mandato in tilt diversi calendari aziendali.

Nei numeri di Coldiretti c'è anche un dato che i produttori faranno bene a tenere d'occhio: nel 2025 l'export di mele italiane ha superato il miliardo di chili. Se il mercato estero assorbirà anche quest'anno i volumi ridotti senza penalizzare troppo i prezzi, la pezzatura più piccola potrebbe essere compensata dalla domanda. Ma è una scommessa, non una certezza di bilancio.

Intanto a quota 3.609 metri, sul Pizzo Bernina, il rifugio Marco e Rosa — il più alto della Lombardia — ha chiuso i battenti per il caldo: lo zero termico è salito oltre i 4.200 metri, il permafrost si sta sciogliendo e le vie d'accesso sono diventate impraticabili. Un segnale che arriva da molto più in alto dei frutteti, ma che racconta la stessa storia: per chi fa impresa agricola in questa valle, l'eccezionalità climatica sta diventando costo operativo strutturale.

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