Per un'azienda il TFR non è una voce fiscale del dipendente: è una passività che si accumula ogni anno e si scarica in blocco al momento dell'uscita. Dal 1° gennaio 2027 l'abrogazione della clausola di salvaguardia cambia il netto in mano a chi lascia il lavoro, non l'importo lordo che l'impresa iscrive a bilancio. La conseguenza operativa è che la data di cessazione del rapporto smette di essere un dettaglio burocratico e diventa una variabile da mettere per iscritto nella programmazione del personale.
Il doppio calcolo sparisce: cosa resta in capo all'azienda
Fino al 31 dicembre 2026, alla liquidazione del TFR si esegue un doppio calcolo: le aliquote IRPEF vigenti vengono confrontate con quelle in vigore al 31 dicembre 2006 e si applica automaticamente il risultato più favorevole al lavoratore. Dal 2027 contano solo le aliquote dell'anno in cui termina il rapporto.
La norma è l'articolo 376 del Dlgs 117/2026, che abroga il comma 9 dell'articolo 1 della legge 296/2006, la Finanziaria 2007 che quella tutela l'aveva introdotta. Per il datore di lavoro l'uscita di cassa lorda non si muove: cambia il netto che il dipendente incassa e, con esso, il terreno su cui si costruiscono le uscite.
Chi rischia di più: anzianità lunghe e redditi medio-alti
L'abolizione non produce un aumento automatico per tutti. Il prelievo maggiore riguarda i lavoratori per cui il confronto con le aliquote del 2006 risultava più conveniente: anzianità lunghe e redditi medio-alti, con liquidazioni di importo elevato. Per i TFR più bassi la differenza può essere nulla o contenuta.
Il vantaggio della salvaguardia, dove esisteva, poteva valere alcuni punti percentuali. È questa la ragione per cui, nella mappatura del personale, le posizioni con più anni di servizio e retribuzioni più alte sono anche quelle da verificare per prime.
Quanto pesa l'accantonamento sul conto economico
La quota annua di TFR dipende dalla retribuzione. I valori lordi indicativi sono questi:

| Retribuzione lorda annua | Accantonamento TFR annuo lordo |
|---|---|
| 24.000 euro | circa 1.658 euro |
| 30.000 euro | circa 2.073 euro |
| 40.000 euro | circa 2.764 euro |
| 50.000 euro | circa 3.456 euro |
| 60.000 euro | circa 4.147 euro |
Su tre di queste quote è disponibile anche il netto indicativo dopo tassazione separata: 1.500-1.600 euro da 2.073 lordi, 2.400-2.500 euro da 3.456, 2.800-3.000 euro da 4.147. Il calcolo derivato mostra che l'incidenza del prelievo cresce con la retribuzione: (2.073−1.600)/2.073 = 22,8% nel caso migliore e (2.073−1.500)/2.073 = 27,6% nel peggiore per la quota da 30.000 euro; (4.147−3.000)/4.147 = 27,7% e (4.147−2.800)/4.147 = 32,5% per quella da 60.000. Le posizioni più costose sono anche quelle su cui l'eliminazione del paracadute pesa di più.
Sul fronte della cassa, moltiplicando la quota da 2.073 euro per dieci dipendenti con la stessa retribuzione si ottiene un accantonamento annuo di 20.730 euro: la dimensione della passività da finanziare ogni dodici mesi, prima di qualsiasi tassazione.
Cessazioni tra dicembre 2026 e gennaio 2027: dove serve chiarezza
L'abrogazione decorre dal 1° gennaio 2027, ma per i rapporti che si chiudono a ridosso del passaggio la disciplina applicabile non è scontata. Sky TG24 riporta che, secondo alcune prime interpretazioni professionali, la nuova disciplina potrebbe riguardare anche determinate cessazioni intervenute il 31 dicembre 2026, qualora il diritto alla percezione della somma sorga dal giorno successivo. Serve un'indicazione ufficiale dell'Agenzia delle Entrate.
Per chi pianifica un'uscita in quella finestra, l'istruzione è concreta: verificare con il consulente del lavoro sia la data di fine rapporto sia il momento in cui matura il diritto alla percezione. La novità non dipende da quando il TFR è stato accumulato, ma da quando viene liquidato: anche somme maturate negli anni precedenti ricadono nelle nuove regole se il rapporto si chiude dal 2027.
Le decisioni operative per chi ha dipendenti
Tre passaggi, in ordine di priorità:
- Mappare le uscite previste nel 2026 e nel 2027: pensionamenti, cambi di datore di lavoro, contratti in scadenza.
- Chiedere una simulazione del netto sulle posizioni con anzianità lunga e retribuzione alta, prima di fissare la data.
- Separare la programmazione di cassa dal calcolo fiscale: la passività lorda resta a carico dell'impresa, il netto cambia per il lavoratore.
Il quadro è in movimento anche altrove: per i dipendenti pubblici dal 2027 è previsto l'anticipo della liquidazione del TFR, con la riduzione da 12 a 9 mesi del termine per il pagamento in determinate situazioni.
La finestra utile si chiude a fine 2026. Per un'impresa con uscite già in calendario, la domanda non è quanto tasse pagherà il dipendente, ma se conviene anticipare o posticipare di poche settimane la cessazione: è l'unica leva ancora disponibile prima che l'Agenzia delle Entrate fissi i dettagli operativi.





