Per le industrie europee che producono motori elettrici, turbine eoliche e batterie, la dipendenza dalle importazioni di terre rare è un rischio strutturale che il continente non aveva finora affrontato alla radice. Il 17 giugno 2026 il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha autorizzato a Ceccano, in provincia di Frosinone, il primo impianto su scala industriale dedicato al recupero delle terre rare contenute nei magneti permanenti dei rifiuti elettronici (RAEE). Il progetto, promosso da Itelyum Regeneration Spa, è uno dei 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione europea nell'ambito del Critical Raw Materials Act, approvato a marzo 2024 per diversificare le fonti di approvvigionamento e ridurre le fragilità strutturali delle catene produttive europee.
Terre rare: una dipendenza strutturale per motori, turbine e batterie
Le terre rare entrano nella produzione di motori elettrici, turbine eoliche, batterie, dispositivi elettronici e sistemi di difesa. Fino ad oggi l'Europa ne dipendeva quasi interamente da fornitori extra-UE: una vulnerabilità che le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno reso più visibile, trasformando l'accesso a questi materiali in una questione di sicurezza economica oltre che ambientale.
L'impianto di Ceccano aggredisce il problema dalla parte dei rifiuti. I RAEE contengono magneti permanenti ricchi di questi elementi, ma — con la raccolta italiana ancora sotto i traguardi imposti dall'UE — tendono a migrare verso altri paesi dove esistono gli impianti capaci di valorizzarli. Il risultato è che l'Europa esporta i propri scarti tecnologici e reimporta come componenti i materiali che potrebbero essere recuperati internamente.
La filiera che mancava: raffinazione e separazione fine in Europa
Il nodo critico della filiera non era la raccolta dei RAEE in sé, ma le fasi a valle: raffinazione, separazione fine e recupero degli elementi presenti in piccole quantità. Su questi passaggi l'Europa era strutturalmente assente, e i materiali migravano verso paesi terzi per poi rientrare come componenti nei processi produttivi europei.

L'impianto di Ceccano — gestito da Itelyum Regeneration, gruppo specializzato nella rigenerazione di rifiuti industriali complessi — nasce per colmare esattamente questo vuoto. L'obiettivo è sviluppare una tecnologia industriale capace di valorizzare i metalli contenuti nei magneti permanenti dei RAEE e reimmettere i materiali recuperati nei cicli produttivi del continente, trasformando un flusso di scarto in una fonte secondaria di materie prime strategiche.
La viceministra Vannia Gava ha inquadrato l'autorizzazione in chiave industriale: "Garantire l'approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai RAEE è una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l'Italia protagonista e competitiva."
Il vero stress test è la raccolta dei RAEE a monte
Per un produttore manifatturiero che utilizza magneti permanenti a base di terre rare — dai costruttori di motori elettrici a quelli di turbine eoliche — avere un fornitore europeo di materiale secondario significa potenzialmente accorciare la catena di approvvigionamento e ridurre l'esposizione alla volatilità delle forniture extra-UE. Ma questo scenario presuppone volumi di RAEE raccolti che l'Italia non ha ancora raggiunto.
Senza un aumento parallelo della raccolta a monte, la capacità produttiva dell'impianto di Ceccano rimarrà parzialmente inutilizzata. Il vero stress test del progetto LIFE 22Env-IT-Inspiree non è l'autorizzazione ministeriale — arrivata tramite decreto direttoriale della Direzione generale Economia circolare e bonifiche del MASE, nominata punto unico di contatto nazionale per i progetti strategici di riciclaggio — ma la capacità della filiera italiana di alimentarlo con flussi adeguati.
Se il modello si dimostrerà scalabile, la svolta per le manifatture europee non sarà l'impianto in sé ma la catena che lo circonda: dalla raccolta strutturata dei RAEE fino alla produzione di materiale secondario pronto per rientrare nei processi industriali del continente.
Fonti
- Materie prime, via libera Mase a impianto per recupero terre rare — Quotidiano Energia
- Materie prime critiche, via libera al primo impianto europeo per recuperare terre rare dai RAEE — EconomiaCircolare.com


