Tasse su Trading e Investimenti: Come Funzionano e a Quanto Ammontano

Comprendere cosa sono le tasse sul trading è un fattore indispensabile al fine di avere un quando completo di cosa significa operare sul mercato e di quali sono i costi. In particolare, se si opera dall’Italia, sono previste diverse tipologie di imposte in base agli investimenti. Di seguito si disporrà di una guida completa con tutte le informazioni utili.

Tasse sul trading online: cosa sono e l’importo

In base alla legge, ogni attività finanziaria che determina un utile deve essere sottoposta a tassazione. Un obbligo che fa riferimento sia se si opera in qualità di privato e quindi di trader al dettaglio, sia se a investire è una società. Infatti, i proventi ottenuti dal trading online sono valutati in Italia come reddito che dovrà essere inserito nella dichiarazione a fine anno, salvo particolari circostanze.

A regolare la tassazione sulle attività eseguite in borsa vi è il Testo Unico Imposte sui Redditi, conosciuto anche con l’acronimo TUIR al cui interno sono disposte tutte le normative inerenti all’applicazione delle imposte. In base a quanto indicato, il pagamento delle tasse avviene prendendo in considerazione i guadagni dal trading online, definiti con il termine di plusvalenza. È importante precisare questo aspetto.

Infatti, l’acquisto e il possesso di un asset non prevede un pagamento di un’imposta per lo Stato italiano. Questa si applicherà sono nel momento in cui un titolo o una criptomoneta viene venduta ricavando un guadagno. Come si calcola la plusvalenza? Si andranno a considerare tutte le operazioni che sono state effettuate nel corso dell’anno sottraendo le spese collegate alle commissioni, le eventuali perdite e il capitale inziale. Un esempio può essere utile. Immaginiamo di aver investito 5.000 € ed eseguito una serie di operazioni di trading aumentando la liquidità. Dopo un anno, sottratte le spese e gli eventuali investimenti in passivo, la liquidità del portafoglio ha raggiunto i 7.500€. L’importo su cui si applicherà la tassazione sarà di 2.500€.

Nel caso in cui si verificano perdite superiori alla plusvalenza ottenuta, non si dovrà applicare una tassazione. Riprendendo l’esempio, se a fine anno, al netto delle spese e delle transazioni il portafoglio ha un valore di 4.500€, quindi minore rispetto alla liquidità iniziale, si avrà una minusvalenza di 500€.

L’applicazione di un’imposta viene effettuata su tutte le tipologie di attività collegate al mondo della borsa. Quindi, si determinerà una tassazione sulle plusvalenze del trading DMA, quello sui CFD, ma anche per quanto riguarda l’acquisto di fondi, obbligazioni e materie prime, compreso il cambio di valute digitali e quelle fiat.

L’ammontare della tassazione è però diversificato un base alla tipologia di prodotto finanziario su cui si opera. Prima della risoluzione della Consob 71/E del 2016, la tassazione si aggirava sul 22%. Oggi per tutte le attività di trading si applicherà un’imposta sulla plusvalenza del 26%. Fanno eccezione alcune tipologie di titoli, come i Buoni del Tesoro su cui si applica una tassazione del 12,5%.

tasse sul trading
Tasse sul trading

Tassazione su altre forme di investimento

In base alla nuova risoluzione della Consob, è prevista una tassazione anche su altre forme di investimenti. Oggi grazie all’applicazione delle tecnologie digitali al mondo della finanza, si sono sviluppate piattaforme di risparmio che offrono l’opportunità di effettuare operazioni sfruttano l’intelligenza artificiale e particolari algoritmi. Non è una forma di trading, dato che ad operare sarà un sistema automatizzato, ma anche sui profitti collegati si dovrà applicare una tassazione del 26%.

Inoltre, si dovranno valutare le tasse anche sui guadagni ottenuti dai dividendi azionari. Questo termine identifica la prassi di alcune società quotate in borsa nel suddividere parte degli utili agli azionisti. Un’operazione che può avvenire trimestralmente, ogni sei mesi, oppure annualmente. In base alla legge, anche l’importo dei dividendi è considerato un utile e come tale verrà tassato del 26%.

Altra tipologia di costo è la Tobin Tax che è stata introdotta nel 2013. È un’imposta che viene applicata in automatico su tutte le transazioni che riguardano le azioni di società italiane quotate in borsa con una capitalizzazione pari o superiore ai 500.000€. In questo caso si applicherà un costo dello 0,10% che verrà calcolato sul totale delle operazioni avvenute all’interno della giornata.
Infine, tra le tassazioni su diverse forme di investimento si dovranno inserire le aliquote, con riferimento alle operazioni sui mercati OTC.

Come si pagano le tasse sul trading

Il versamento delle tasse sul trading è un obbligo di legge, sanzionato con multe gravi e con il reato di evasione fiscale in caso di mancato rispetto della normativa. La dichiarazione potrà avvenire in base a due modalità:

  • regime dichiarativo;
  • regime amministrato.

Il regime dichiarativo prevede l’inserimento delle plusvalenze ottenute all’interno della dichiarazione dei rettiti a fine anno. In particolare, si dovrà indicare la somma nella sezione RW del modulo online, da compilare sul sito delle Agenzie delle Entrate, con il successivo pagamento dell’F24. In questo caso il calcolo delle plusvalenze dovrà essere eseguito dal trader. Per semplificare questo procedimento ed evitare eventuali errori, alcune piattaforme di trading, a fine anno, rilasciano al loro utente un rendiconto dettagliato in cui sono indicate le plusvalenze e le minusvalenze.

Altra modalità è quello del regime amministrato o definito anche come sostituto d’imposta. In questo caso sarà la piattaforma di trading ad applicare in maniera diretta la tassazione sulla plusvalenza ogni fine anno. Il procedimento avverrà in automatico e non si dovranno inserire i proventi all’interno della dichiarazione dei redditi.

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