Superamento della Legge Fornero: Cosa Prevede il DEF 2019 sulle Pensioni

La sera del 27 settembre 2018 è stato trovato un accordo molto coraggioso con tutto il governo; la manovra del cambiamento come amano definirla i ministri promotori. Lo sforamento della soglia richiesta dalla UE fino al 2,4% del PIL farà discutere ancora molto e avrà strascichi ancora da valutare attentamente, ma quello che ti vogliamo illustrare oggi con questo articolo è relativo alle novità, tanto attese e paventate, contenute in questo documento e riguardanti, appunto, il mondo delle pensioni e tutto quello che riguarda il superamento della criticata Legge Fornero.

M5S e Lega consideravano fondamentale lo stanziamento di 17-18 miliardi per l’introduzione della famosa quota 100, le pensioni e il reddito di cittadinanza. Questo nuovo meccanismo riguarderà circa 400 mila persone e, secondo i partiti di maggioranza, saranno altrettanti i nuovi posti di lavoro per i giovani, anche se tale meccanismo va ancora documentato e dimostrato.
Verrà inoltre alzata la pensione minima a 780 euro per chi si trova in situazione di povertà.

Cosa prevedeva la Legge Fornero

La Legge Fornero rientrava nel decreto Salva Italia varato dal governo Monti nel 2011. La riforma impone il sistema contributivo per il calcolo della pensione di tutti i lavoratori; anche quelli che erano soggetti al sistema retributivo (varato dal governo Dini nel 1995 e come ben sappiamo molto più vantaggioso per il contribuente), ovvero calcolato in base ai versamenti effettuati dal lavoratore e non in relazione agli ultimi stipendi. Era inoltre aumentata sensibilmente l’età minima e i contributi minimi previsti per accedere alla tanto agognata pensione.

Luci e ombre del superamento della Legge Fornero e della nuova quota 100

La novità assoluta, di cui tanto si è discusso fino ad oggi, è la fatidica quota 100, da raggiungersi con la somma dell’età anagrafica e gli anni effettivi di contributi. I limiti saranno: età minima 62 e 38 anni di contributi; senza quindi la pensione anticipata per i sessantaduenni come invece sembrava inizialmente; oppure diritto ad andare in pensione pensione per chi ha 63 di età e 37 di contributi o 64 anni di età e 36 di contributi.

Verranno probabilmente introdotte delle penalizzazioni, o qualche formula similare, per limitare i costi di tale riforma e per permettere a chi con 62 anni di età non riesce ad andare in pensione; si era parlato di una riduzione dell’assegno di 1,5% per ogni anno di anticipo, anche se tale misura è già stata aspramente criticata dai sindacati. Al momento non è stato ancora ufficializzato nulla in tal senso.

Altro intervento verrà eseguito invece per diminuire le, così dette, pensioni d’oro che dovrebbe permettere di intervenire sull’aumento delle pensioni più basse. Un altro pilastro fortemente voluto dai Cinque Stelle riguarda la pensione di cittadinanza, ovvero l’innalzamento delle pensioni minime fino a 780 euro. Anche se non è ancora ben chiaro e definito chi potrà beneficiare di questa misura, in quanto al momento non è ancora stata messa nero su bianco. Norma, quest’ultima, non vista molto di buon occhio dai compagni di governo della Lega, ci potrebbero quindi essere delle novità o una correzione del tiro.

Quello uscito ieri sera è il primo accordo dove si sono imposti i limiti che può raggiungere il Governo, ma la strada è ancora lunga in quanto tali interventi dovranno essere inseriti in una legge di Bilancio e l’occhio vigile dell’Unione Europea è puntato sull’Italia.

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