Il titolo STMicroelectronics ha perso fino al 15% nella seduta del 23 luglio 2026, toccando un minimo di 48,50 euro, dopo che la guidance per il terzo trimestre è risultata inferiore alle attese del mercato. Dietro la reazione violenta c’è un segnale concreto per chi ha un’attività: i semiconduttori per l’industria tradizionale e l’automotive non stanno recuperando con la velocità che i conti trimestrali lasciavano sperare, mentre la capacità produttiva viene drenata dal boom dei data center per l’intelligenza artificiale.
Il segmento Power & Discrete chiude ancora in perdita
I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano ricavi a 3,49 miliardi di dollari (+26% su base annua) e un utile netto di 222 milioni. A pesare sulla seduta è stata però la divisione Power & Discrete, che ha registrato una perdita operativa di 99 milioni di dollari. Il dato è significativo: se si esclude questa divisione, il reddito operativo complessivo (187 milioni) sale a 286 milioni, quasi il doppio. Significa che la parte di business legata a componenti di potenza – transistor, mosfet, moduli per motori e convertitori – continua a bruciare cassa, mentre il resto dell’azienda corre grazie alla domanda di chip per AI e comunicazione.

Per un’impresa che utilizza questi componenti (dall’automazione industriale all’elettronica di controllo, dalla ricarica dei veicoli all’illuminazione a LED), il segnale è duplice: la domanda finale per i prodotti “non-AI” resta fragile e i fornitori potrebbero mantenere politiche di allocazione restrittive, con tempi di consegna ancora lunghi e prezzi elevati.
La guidance Q3 2026: sotto le stime, nonostante l’AI
Le previsioni per il trimestre in corso fissano ricavi a 3,70 miliardi di dollari e margine lordo al 37%, entrambi inferiori al consenso degli analisti (che si aspettavano circa 3,72 miliardi). L’azienda ha però alzato le ambizioni sui data center AI, prevedendo ricavi oltre 1 miliardo nel 2026 e oltre 2 miliardi nel 2027. Il messaggio dei conti è netto: la capacità produttiva è indirizzata verso l’AI, perché lì c’è marginalità e crescita garantita; il resto arranca.
Tre conseguenze operative per le imprese
- Allungamento dei lead time sui componenti industriali: se STM concentra la produzione sui chip per data center, gli ordini di semiconduttori di potenza o di microcontrollori generici possono slittare, costringendo le aziende a rivedere le scorte di magazzino e i piani di produzione.
- Costi di approvvigionamento ancora sotto pressione: con la divisione Power & Discrete in perdita, la società potrebbe spingere su prezzi più alti per riportarla in pareggio, oppure ridurre gli investimenti in capacità dedicata, mantenendo il mercato in tensione.
- Ritardo nella ripresa dei settori automotive e industriale: la guidance debole al di fuori dell’AI conferma che la ripartenza della domanda per componenti destinati a macchinari, robotica e automotive non procede spedita come sperato. Le aziende che esportano o producono in questi ambiti devono prevedere una seconda metà del 2026 ancora selettiva.
Il tonfo del titolo STM non è solo un fatto finanziario: è la fotografia di un mercato dei semiconduttori spaccato in due, dove la promessa dell’intelligenza artificiale assorbe investimenti e wafer lasciando scoperti i settori più tradizionali, quelli da cui dipendono migliaia di piccole e medie imprese italiane.



