Spread Italia, i BTP pagano tassi d’interesse sempre più vicini a quelli dei titoli Greci

Il timore di un repentino e costante rialzo dello Spread per i nostri titoli si sta facendo sempre più concreto. Il movimento dei capitali stranieri che paiono abbandonare il nostro Paese alimenta inevitabilmente un aumento ulteriore dello Spread. Con dei piccoli passi ma in maniera costante il rendimento dei nostri titoli decennali nel corso degli ultimi tre mesi è più che raddoppiato. Il tasso di interesse ormai ha superato il 3% e lo spread, ovvero la differenza con analoghi titoli di altri Paesi, è aumentato ad esempio rispetto a quello tedesco di 290 punti base.

Il confronto con il titolo tedesco, considerato un titolo privo di rischio e sicuro. è aumentato di ben 180 punti passando dai 110 punti ai 290 di differenza. Confrontando l’andamento con i pari titoli spagnoli il differenziale ha toccato i 172 punti base a favore dei titoli iberici. Tale risultato è il gap più ampio registratosi dal 2011.

L’Italia come osservata speciale

I dati economici rivelano come in questo periodo il nostro Paese sia un osservato speciale da parte dei mercati internazionali. I dati riguardanti il costo medio del debito Italiano, cioè il costo medio pagato dallo Stato sui titoli di ogni durata, è passato dall’1% sino all’attuale 1,6%. Se proviamo a quantificare questa differenza e la rapportiamo al valore dei titoli che sono in emissione nel 2019 per rinnovare quelli in scadenza ci accorgeremo che si dovranno spendere circa 1.5 miliardi di euro in più di interesse sui 280 miliardi di euro di titoli di nuova emissione. Di fatto questa è una vera e propria tassa che tutti noi saremmo costretti a pagare. Chiaramente se i tassi dovessero scendere il conteggio risulterà minore, mentre sarà più alto se dovessero continuare a salire.

In definitiva in questo momento i mercati vendono più Btp Italiani rispetto a quelli che acquistano e questo movimento fa sì che l’equilibrio del mercato si sposti inevitabilmente sul prezzo più basso. In altre parole dato che la cedola è fissa in senso assoluto il rendimento in rapporto al prezzo del titolo salirà. La fuga dai nostri Btp si legge chiaramente anche dai dati riportati dalla Banca D’Italia sul movimento dei capitali esteri. Secondo l’Istituto infatti si è avuta nel corso dello scorso mese di giugno una fuoriuscita di capitali esteri dai nostri Btp pari a 33 maliardi di euro che segue il dato negativo di 25 miliardi di euro registrato in maggio. Se si mettono insieme questi dati potremmo tranquillamente paragonarli a quanto è successo nel 2010 quando i capi di stato di Francia e Germania paventarono l’ipotesi che gli investitori privati potessero essere chiamati ad aiutare a ripagare i costi per il salvataggio dei paesi aderenti alla moneta unica.

Come spiegano molti analisti, molti fondi che erano composti da troppi titoli italiani hanno visto aumentare il proprio rischio ed hanno iniziato a venderli oppure ad attendere di comprarne di nuovi. Il tesoro Italiano sin dal mese di maggio per assicurare liquidità al mercato ha acquistato altri titoli italiani per ben 3 volte con l’intento di ripristinare una certa liquidità sul mercato interno.

Al Verificarsi di tutto ciò siamo arrivati al punto che alcuni analisti considerano i titoli greci addirittura più affidabili di quelli nostri. Ricordiamo che la Grecia tornerà effettivamente sui mercati a partire dal 2019 ma comunque lo spread con i titoli italiani si è già notevolmente ridotto. Gli analisti di Bank of America ritengono che l’attuale livello di spread nel medio lungo periodo non sia sostenibile.

Gli scenari futuri

Un momento importante per il nostro Paese sarà rappresentato dalla legge di bilancio che si discuterà dal prossimo mese di settembre. Molte agenzie di rating hanno già annunciato che abbasseranno il rating al nostro paese se saranno modificate la legge Fornero o non si rispetteranno i vincoli europei ed ancora non si procederà lungo la strada della riduzione del debito. Altri fattori che le agenzie e gli investitori guardano con attenzione sono il caso Ilva ed adesso soprattutto Atlantia, cioè la società che gestisce le autostrade.

Qualora infatti le ricerche sacrosante dei colpevoli della caduta del ponte di Genova comportassero modifiche di contratti ed esborsi esorbitanti per lo Stato, il segnale per chi investe nel nostro Paese non sarebbe certo incoraggiante ed aumenterebbe la diffidenza nei confronti dell’Italia. Il timore su quali saranno le scelte del governo sul come si potranno reperire i fondi per effettuare le annunciate riforme in campagna elettorale e la risoluzione delle gravi problematiche che sono sorte esiste e rappresenta un fattore di incertezza e timore per gli investitori. Per tale ragione alcuni politici hanno già chiesto ulteriori aiuti alla Banca Europea e paventato attacchi speculativi.

Certamente lo Stato non potrà mai dare da solo le risposte a tutti i problemi ed il mercato è l’elemento che può aiutare e spingere verso la risoluzione delle problematiche. Lo Stato deve cercare di dare sicurezza e controllo, lasciando agire il mercato liberamente per ottenere con la buona collaborazione che porti ad arrivare ad un gioco a somma positiva e non negativa. I timori dei mercati e della comunità finanziaria esistono, ma operando nel giusto modo e con la giusta cooperazione delle forze in campo si potrà ridare la necessaria fiducia e dar vita alle politiche economiche il più possibile ottimali puntando oltre alla riduzione della spesa anche a favorire la crescita economica.

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