La situazione idrica del bacino padano è stata classificata “alta” dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici. Oltre 100 comuni tra Piemonte e Lombardia sono già in difficoltà, con autobotti e ordinanze di risparmio. Per le imprese agricole, la chiusura anticipata della stagione irrigua mette a rischio i secondi raccolti e impone scelte operative immediate, dalla gestione dei costi vivi alla richiesta di sostegni.
Rischio chiusura anticipata dell’irrigazione: cosa significa per i bilanci aziendali
L’irrigazione agricola è in forte sofferenza su quasi tutto il distretto, e la stagione irrigua si fermerà ai primi giorni di agosto. In Lombardia il deficit idrico tocca il 50-60%, mentre in Piemonte le precipitazioni degli ultimi tre mesi registrano un -55%. Per i bilanci delle imprese significa che colture come riso (in piena fioritura), mais e soia non riceveranno più apporti significativi, vanificando gli investimenti in semina e concimazione. Sul fronte zootecnico, i prati stabili e le produzioni di foraggio in Valle d’Aosta e Piemonte sono già compromessi, aumentando la dipendenza da mangimi acquistati e i costi di alimentazione del bestiame. Le aziende situate nella parte ovest della Lombardia e nelle aree risicole sono le più esposte: qui, come ha sottolineato l’assessore regionale Alessandro Beduschi, “il secondo raccolto non vedrà più la luce”.
Rivedere i metodi irrigui: investimenti e risparmio idrico
Le dichiarazioni degli amministratori delineano un cambio di passo necessario. Beduschi ha esplicitamente indicato che “occorre pianificare meglio le colture”, anticipare il primo raccolto e “iniziare a pensare a un nuovo tipo di irrigazione agricola”, abbandonando abitudini che generano grandi dispendi di risorsa. Anche il segretario dell’Autorità di bacino, Alessandro Delpiano, parla di soluzioni “complesse, materiali e immateriali”. Sul piano operativo, questo si traduce per le imprese in:

- Investire in sistemi di irrigazione a goccia o micro-aspersione per ridurre i consumi del 30-50% rispetto ai metodi tradizionali;
- Scegliere varietà a ciclo più breve per sfuggire al periodo di massima carenza idrica;
- Valutare la conversione a colture meno idro-esigenti nelle zone strutturalmente a rischio.
Non si tratta solo di scelte agronomiche: la disponibilità di acqua incide sempre più sui costi variabili e sulla redditività per ettaro, e chi oggi non programma investimenti in efficienza rischia di vedersi escluso dai mercati nei prossimi anni.
Monitorare bandi e fondi emergenziali: gli aiuti in arrivo
La Regione Piemonte ha già avviato le procedure per lo stato di emergenza regionale, che sarà all’ordine del giorno della Giunta il 3 agosto. L’atto consentirà al presidente di adottare ordinanze straordinarie e attivare misure di sostegno attraverso il fondo regionale di Protezione civile. In pratica, potrebbero arrivare contributi per coprire i costi di approvvigionamento idrico alternativo (come le autobotti, che in Piemonte hanno già superato 400 mila euro per oltre 581 trasporti) e indennizzi per i danni da siccità e incendi. Le imprese agricole devono quindi:
- Mantenere documentazione precisa di tutti i costi aggiuntivi sostenuti a causa della siccità;
- Seguire le comunicazioni dei tavoli regionali e delle associazioni di categoria per conoscere tempestivamente i bandi;
- Verificare la possibilità di accedere a contributi in conto esercizio per investimenti in sistemi di risparmio idrico.
Anche in Lombardia, pur in assenza di un fondo emergenziale esplicito, il tavolo permanente sulla risorsa idrica sta lavorando con i concessionari: per il solo bacino dell’Adda sono stati concordati rilasci straordinari per circa 23,5 milioni di metri cubi, destinati a sostenere la fase finale della stagione irrigua. Un coordinamento che può tradursi in condizioni meno penalizzanti per le aziende che operano nei comparti del Ticino e dell’Adda.
Analisi: uno scenario che diventa strutturale
I dati sui grandi laghi mostrano cali settimanali tra il -6% e il -7% per Maggiore, Como e Iseo, con un riempimento medio dei bacini sceso al 45% (-35% rispetto all’anno scorso). A Cremona il Po ha toccato il nuovo record storico negativo di -8,56 metri sotto lo zero idrometrico. Non è più un’annata isolata: già nel 2022 il deficit del bacino dell’Adda era al -75%, oggi è al -61%, segno che la frequenza di questi eventi è in aumento. Per le imprese, la gestione del rischio idrico deve uscire dall’emergenza e diventare un fattore strutturale di competitività: chi investe oggi in efficienza e diversificazione colturale si prepara a un contesto in cui l’acqua sarà la variabile più costosa e contesa del conto economico agricolo.
Fonti
- Il Torinese
- La Voce Di Mantova
- Sky TG24
- La Provincia Unica TV
- Il Fatto Quotidiano
- Ansa
- Il Sole 24 ORE
- Cremona Sera





