Siccità in alpeggio, quando l’acqua manca il business zootecnico si ferma: il caso Farindola

Le sorgive di Vado di Sole, sul Gran Sasso, si sono prosciugate. Le vasche per l'abbeveraggio degli animali all'alpeggio di Farindola (Pescara) sono rimaste vuote, con animali al pascolo e fauna selvatica in estrema difficoltà. Per un allevatore che opera in quota, l'acqua non è una risorsa accessoria: è l'infrastruttura su cui poggia l'intero ciclo produttivo. Quando viene meno, la perdita economica è immediata e rischia di aggravarsi di ora in ora.

La catena dell'intervento: dal Coc alla cisterna

Il Comune di Farindola ha aperto il centro operativo comunale (Coc) e ha inviato la richiesta di aiuto alla sala operativa della Protezione civile abruzzese. La risposta è arrivata quasi in tempo reale: una cisterna d'acqua è partita dall'Aquila per raggiungere l'alpeggio e riempire le vasche ormai a secco.

Vasca di abbeveraggio vuota all'alpeggio di Farindola sotto il Gran Sasso, siccità e zootecnia in quota
Senza acqua le vasche dell'alpeggio restano vuote e si ferma l'intero ciclo produttivo degli allevatori in quota.

A coordinare le operazioni la Pivec, una delle associazioni di volontariato considerate meglio organizzate sul territorio. Alla guida del mezzo c'era Thomas Malatesta, presidente dell'associazione, già impegnato in prima linea sul fronte incendi.

Cosa significa per chi ha partita IVA in zootecnia

La cronaca di Farindola non è un episodio isolato: è un campanello d'allarme per ogni impresa agricola che opera in aree montane. Al di là della cronaca, per un'impresa zootecnica che opera in quota l'episodio solleva almeno tre questioni operative su cui riflettere:

  • Interruzione della produzione: un animale che non si abbevera riduce la resa. Per un allevamento da latte, è verosimile che un calo produttivo si traduca in perdita di fatturato nel giro di poche ore, con impatti misurabili già nelle 24 ore successive.
  • Costo dell'emergenza: nel caso di Farindola, l'intervento della Protezione civile è stato attivato tramite Coc, circostanza che ha permesso di non gravare economicamente sugli allevatori. Va però considerato che, senza una richiesta formalizzata attraverso i canali comunali, il costo di un rifornimento idrico con autobotte ricadrebbe interamente sull'azienda, con un aggravio diretto sui margini operativi.
  • Vulnerabilità della risorsa idrica: le sorgive di Vado di Sole non sono gestite dal singolo allevatore. Per chi detiene una concessione di pascolo, diventa essenziale verificare se il disciplinare preveda obblighi del concedente sulla manutenzione delle fonti, oppure se l'assenza prolungata di acqua possa configurare un diritto alla riduzione del canone.

Il ringraziamento dei volontari e degli allevatori a Maurizio Scelli, direttore dell'agenzia di protezione civile, segnala un rapporto operativo che ha funzionato. Ma la domanda che resta sul tavolo di chi fa impresa in montagna è un'altra: quanti giorni di autonomia idrica ha la mia azienda se la sorgente si prosciuga?

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