Siccità al Nord, rese agricole a picco: costi idrici alle stelle per le imprese agricole

Il 30 giugno 2026 il quadro è questo: nel Vercellese si raccolgono 6 quintali di riso, in alcune zone del Pavese appena 30 chilogrammi. A separare i due risultati non c'è una stagione diversa, ma la distanza dalla fonte d'acqua. La siccità che sta colpendo Piemonte e Lombardia sta ridisegnando la geografia della convenienza agricola, e per chi ha un'azienda agricola il messaggio è brutale: la redditività del tuo terreno dipende oggi più dalla posizione idrica che dalla qualità del suolo.

Lo stato dell'acqua: numeri che parlano da soli

Il Po tra Alessandria e Pavia è crollato da 150-180 metri cubi al secondo a 35-40 nel giro di poche settimane. A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, la portata è scesa a 298,42 metri cubi al secondo dopo che nella prima settimana di giugno 2026 superava i 1.000. Il lago Maggiore perde 3-4 centimetri al giorno e garantisce appena 15 giorni di riserva. In Piemonte il deficit idrico è del 44% rispetto alla media 1991-2020.

Sono cifre che per un titolare di partita IVA agricola significano una cosa sola: l'acqua non è più una variabile stagionale, ma il fattore produttivo più scarso e conteso. Confagricoltura Pavia ha elaborato una scala di rischio da 1 a 15: in questo momento siamo a livello 11.

Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia, descrive così il paradosso: «L'acqua è scomparsa all'improvviso con la conclusione dello scioglimento delle nevi e la poca che c'è arriva dallo scioglimento di ghiacci secolari: in pratica stiamo usando i risparmi dei nostri trisnonni».

Quanto costa la siccità in bilancio

L'impatto economico non è teorico. Le tariffe per l'irrigazione sono aumentate del 15% in un colpo solo. Le rese oscillano da numeri accettabili a perdite quasi totali nel raggio di poche decine di chilometri: 6 quintali nel Vercellese contro 30 chilogrammi in certe aree del Pavese.

L'Ente Nazionale Risi parla di difficoltà crescente a gestire il ciclo dell'acqua. Confcooperative Piemonte elenca la via crucis del settore: risaie in sofferenza, prezzi dimezzati, costi di produzione insostenibili, pressione delle importazioni dal sud-est asiatico.

Risaia italiana spaccata dalla siccità con piante secche e un canale irriguo prosciugato sullo sfondo, la crisi idrica nell'agricoltura del Nord Italia
Le risaie del Vercellese e del Pavese mostrano rese ai minimi storici mentre la portata del Po crolla a un quarto della media.

Sul fronte energetico, la produzione idroelettrica nei primi 5 mesi del 2026 è calata del 18% rispetto al 2025 e del 30% rispetto al 2024. Per le aziende agricole che hanno investito in impianti a fonti rinnovabili, il calo di produzione idrica significa anche minori ricavi dalla vendita di energia.

Cosa può fare un'impresa agricola oggi

La parola chiave è water farming. Lasagna lo quantifica: «Un investimento di 20 milioni di euro frutterebbe 1 miliardo di metri cubi di acqua. Ma al di là delle cifre il primo passo è prendere atto che dopo 700 anni la situazione è cambiata». Sette secoli di regime idrico identico, dice il Corriere della Sera, sono finiti.

Sul fronte normativo, da Piacenza arriva la richiesta di Fratelli d'Italia alla Regione: dichiarare lo stato di calamità agricola e attivare deroghe al Minimo Deflusso Vitale. Uno strumento che potrebbe consentire deroghe al Minimo Deflusso Vitale per migliorare la disponibilità d'acqua.

In Calabria, Cia-Agricoltori Italiani è pronta a presentare un esposto in Procura se persisterà lo spreco di acqua dei bacini silani destinata alla produzione di energia elettrica anziché all'irrigazione, con un principio che vale anche al Nord: la legge stabilisce che il consumo potabile precede quello irriguo, e quello industriale viene dopo.

Il conto futuro per chi produce

Francesco Vincenzi, presidente Anbi, avverte che la tendenza climatica attuale «comporterà una perdita fino al 5% del Pil dell'Italia al 2040. Con un possibile aumento di 3 gradi nella temperatura si avrà un calo del 20% nelle rese agricole e del 10% nelle attività ittiche».

Per un'impresa agricola della Pianura Padana, questo si traduce in una domanda precisa: conviene investire in sistemi di accumulo e riciclo idrico, o spostare le colture più idroesigenti dove l'acqua arriva ancora? La risposta non è unica, ma i numeri dicono che chi sta a valle — la Lomellina dista 60-70 chilometri dalle fonti di approvvigionamento — subisce danni sproporzionati rispetto a chi sta più vicino alla risorsa.

La partita IVA agricola oggi ha una voce di costo che nel 2025 non esisteva: la distanza dal rubinetto.

Fonti

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.