Salario giusto è legge: cosa cambia per 4 milioni di lavoratori

Il Senato ha approvato il 24 giugno 2026 il decreto Lavoro con 94 voti favorevoli e 61 contrari, trasformando in legge il DL Primo Maggio (DL 62/2026). La misura centrale è il salario giusto: retribuzioni ancorate ai contratti collettivi nazionali delle organizzazioni più rappresentative, con quasi un miliardo di euro di incentivi per chi assume in modo stabile. Il nodo critico è nella definizione scelta: includere il welfare aziendale nel calcolo del trattamento economico significa che uno stipendio base più basso, compensato da fondi sanitari o polizze non spendibili al supermercato, può comunque risultare "giusto" secondo la legge.

Il salario giusto e il nodo del TEC

Il Trattamento Economico Complessivo (TEC) è il parametro scelto dal governo per misurare la giustezza del salario. Include tutte le voci retributive fisse e continuative — tredicesime, indennità, welfare contrattuale generalizzato — ma esclude premi e indennità individuali. Per i settori privi di contrattazione collettiva, il TEC non potrà scendere sotto quello stabilito dai CCNL leader.

Il rispetto di questo standard diventa condizione per accedere a qualsiasi incentivo pubblico sull'occupazione. Come ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: "Chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori non avrà diritto a incentivi pubblici sul lavoro." La risposta dell'opposizione arriva dal senatore di Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni: "Il tanto sbandierato aumento dell'occupazione c'è stato, ma nel frattempo i salari sono diminuiti."

Bonus assunzioni: chi guadagna e quanto

Il decreto stanzia 934 milioni di euro per incentivare le assunzioni stabili nel 2026, coprendo circa 4 milioni di lavoratori. Le agevolazioni principali:

Salario giusto diventa legge
Immagine generata con intelligenza artificiale.
  • Donne svantaggiate: esonero contributivo del 100% per 24 mesi, fino a 650 euro mensili (800 euro nella ZES Unica del Mezzogiorno)
  • Under 35 svantaggiati: sgravio fino a 500 euro mensili per 24 mesi (650 euro nella ZES Unica)
  • Contratti trasformati a tempo indeterminato: esonero del 100% per 24 mesi, fino a 500 euro mensili per under 35 mai occupati stabilmente

Le esclusioni che dividono

In caso di mancato rinnovo contrattuale entro 9 mesi dalla scadenza, scatta un adeguamento automatico pari al 50% dell'IPCA-NEI. Il testo originale del decreto prevedeva il 30%; il Parlamento ha alzato l'asticella durante la conversione.

La norma, però, esclude la sanità privata e il comparto sociosanitario accreditato. Cgil, Cisl e Uil di categoria sono scese in piazza contro quello che definiscono un "emendamento della vergogna": il contratto della sanità privata è fermo da 8 anni, quello delle RSA da 14 anni.

Rider, staff leasing e previdenza

Per contrastare il caporalato digitale, i rider dovranno accedere alle piattaforme tramite SPID, CIE o autenticazione a più fattori. La cessione dell'account è vietata, con sanzioni da 800 a 1.200 euro; commissionare allo stesso lavoratore turni incompatibili costa da 1.000 a 1.500 euro. Quando emergono poteri di direzione e controllo tramite algoritmi, il rapporto si presume subordinato.

Il limite per lo staff leasing passa da 24 a 36 mesi presso lo stesso utilizzatore. I tirocini nello stesso gruppo di imprese non potranno superare 12 mesi complessivi. Sul fronte previdenziale, la quota di montante liquidabile in capitale al pensionamento torna al 50%, dopo l'aumento al 60% previsto dalla legge di Bilancio precedente.

La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dovrà avvenire entro il 29 giugno 2026. L'esclusione della sanità privata dall'adeguamento automatico resta il punto più controverso: con contratti fermi da un decennio e oltre, quella deroga decide concretamente chi la promessa del "salario giusto" raggiunge davvero.

Fonti

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