L’amministrazione statunitense ha firmato il 6 agosto un accordo da 1,22 miliardi di dollari con la tedesca RWE per cancellare tre licenze eoliche offshore. L’intera somma verrà dirottata su gas naturale liquefatto e turbine a gas, confermando che Washington vuole blindare il fossile. Per un’impresa energivora il messaggio è duplice: nel breve periodo il prezzo del gas potrebbe restare contenuto, ma l’abbandono di 12 parchi eolici federali riduce la futura offerta elettrica pulita e rischia di rendere più volatile il costo dell’energia quando la domanda — spinta da AI e data center — continuerà a salire.
Quanto è costato fermare le pale: 3,9 miliardi per 12 licenze
Con l’intesa RWE il governo federale ha speso finora 3,9 miliardi di dollari per indurre le aziende a rinunciare a 12 concessioni eoliche offshore. L’operazione con la multinazionale tedesca, quinta in ordine di tempo, rappresenta da sola il 31% di quella cifra (1,22 miliardi su 3,9). RWE recupera quasi integralmente l’esborso: aveva pagato 1,1 miliardi per la licenza al largo di New York nell’asta record del 2022 e altri 163 milioni per i lotti in California e Louisiana, totalizzando 1,263 miliardi. Il rimborso federale di 1,22 miliardi copre la sostanziale totalità della spesa, con un modesto scarto di circa 43 milioni, e libera risorse da reinvestire altrove.

Dal vento al metano: come RWE spenderà i soldi
L’azienda ha già deciso la destinazione dei fondi. Destinerà 900 milioni di dollari all’acquisto del 16% del terminale di esportazione di GNL che Woodside Energy sta costruendo in Louisiana, impianto che entrerà in funzione progressivamente dal 2029. I restanti 300 milioni serviranno a ordinare turbine a gas per il portafoglio di 15 centrali “peaker” (per i picchi di domanda) negli Stati Uniti. La coincidenza è netta: 900 + 300 fanno 1,2 miliardi, cioè l’intero assegno pubblico viene immediatamente convertito in capacità fossile.
Cosa cambia per chi ha partita IVA e compra energia
La Casa Bianca motiva la scelta con la necessità di “garantire una fornitura stabile di elettricità e mantenere i prezzi a un livello ragionevole”. L’effetto immediato è un segnale ribassista sul gas, bene che influenza una quota rilevante del mix elettrico europeo e quindi le bollette di imprese e studi professionali italiani. Tuttavia il dietrofront sull’eolico offshore priva il mercato statunitense di nuova generazione a costo marginale zero, proprio mentre la domanda industriale e tecnologica accelera. Se l’offerta rinnovabile arretra, il gas diventa l’unica valvola di bilanciamento, esponendo le aziende a oscillazioni di prezzo più brusche negli anni in cui i nuovi terminali GNL non saranno ancora a regime.
L’amministrazione Trump definisce l’eolico un “disastro economico e ambientale”, ma diversi Stati, California in testa, hanno già avviato azioni legali contro questi accordi, sostenendo che si tratti di “finti risarcimenti” che danneggiano l’economia e l’ambiente. L’esito del contenzioso potrebbe congelare o invalidare parte delle intese, riaprendo spazi per le rinnovabili e modificando il quadro degli investimenti che oggi sembra definitivo. Per l’imprenditore, monitorare l’evoluzione legale è importante tanto quanto seguire l’andamento del prezzo del metano.
Fonti
- Ilpost.it
- Fortuneita.com
- Marketscreener.com
- Vietnam.vn
- Marketscreener.com
- Unionesarda.it
- RWE riceve 1.220 milioni di USD per tre licenze eoliche
- RWE annuncia accordo da 1,22 Mrd USD (duplicato Reuters)





