Riforma Pensioni 2018: Quota 100 e Superbonus allo studio del Governo

L’argomento della riforma delle pensioni è una delle tematiche più dibattute perché riguarda il presente ed il futuro di milioni di italiani. Le ipotesi di riforma presentate del nuovo governo prenderanno forma e saranno inserite nella legge di stabilità 2019, la cui discussione inizierà a prendere forma come di consueto dal prossimo mese di settembre.

Secondo le indiscrezioni le riforme allo studio del governo dovrebbero riguardare l’introduzione della quota 100 e l’introduzione di un super bonus per incentivare a restare a lavoro. Scopriamo insieme cosa sono queste due tipi di riforme.

Quota 100

Il meccanismo della quota 100 è una ipotesi studiata per fare in modo che i lavoratori possano andare in pensione anticipatamente al verificarsi di alcune condizioni prestabilite. In pratica i due parametri che vengono presi in considerazione nella discussione sono l’età pensionabile e gli anni di contribuzione.

L’orientamento del governo Conte pare indirizzarsi verso l’idea di considerare la combinazione di un’età minima a cui si può accedere alla pensione pari a 64 anni di età ed i contributi versati. Facendo un esempio ciò vuol dire che un lavoratore potrà accedere alla pensione anticipata al compimento del 64 anni di età e con un numero di contributi versati la cui somma con l’età lo faccia arrivare a 100.

Tale combinazione consentirebbe ai lavoratori di poter accedere alla pensione con un’età pensionabile minore e con un numero di contributi nettamente inferiore. Secondo alcune dichiarazioni degli esponenti del governo ci sarebbe la volontà a partire dal 2019 di estendere gradualmente la quota 41 per tutti i lavoratori. Tale ipotesi, riservata ora solo ai lavoratori precoci, vuol dire poter accedere alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica ma una volta che si sono raggiunti i 41 anni e 5 mesi di contributi versati.

Chiaramente a fronte di questo anticipo della pensione il lavoratore dovrà accettare una penalizzazione dell’importo della propria pensione, che sarà calcolata esclusivamente con il solo metodo contributivo. Tale ipotesi deve essere studiata molto bene dal governo poiché potrebbe portare degli impatti notevoli sui conti dell’istituto previdenziale.

Nel frattempo secondo la legge Fornero l’età pensionabile continuerà ad aumentare in base all’aumento dell’aspettativa di vita. L’opzione della quota 100 è solo uno possibilità data al lavoratore, che può anche decidere liberamente di restare al lavoro ed andare in pensione secondo le indicazioni di legge tradizionali.

Il super bonus

Un altro punto interessante su cui il governo e la maggioranza stanno discutendo riguarda l’introduzione del cosiddetto super bonus. Esso infatti consisterebbe nel consentire ai lavoratori che pur essendo nella condizione di accedere all’ipotesi della quota 100 di continuare a lavorare, rinunciando alla possibilità del pensionamento anticipato. A fronte di tale rinuncia per il lavoratore che resterà attivo e non pagherà i contributi previdenziali sino all’età pensionabile, ci sarà un aumento sullo stipendio quantificabile in un buon 33% della retribuzione che si percepisce. L’importo maggiore che si percepirà dovrebbe inoltre essere non tassato e quindi essere pari proprio al 33% dello stipendio lordo che si percepisce dal lavoratore.

Il lavoratore potrà decidere liberamente di non sfruttare il pensionamento anticipato, continuando a lavorare sino all’età pensionabile prevista dalla legge Fornero ed ottenere un incentivo immediato per questo sul proprio stipendio. Comprensibilmente dato che sino all’arrivo dell’età pensionabile, che secondo la legge è in continuo aumento nel corso degli anni, non verserà contributi la sua pensione non crescerà di importo.

Le riforme previste dall’esecutivo dovrebbero da un lato consentire ai lavoratori di aver l’opportunità di andare in pensione prima di quanto previsto dalla legge Fornero e dall’altro dare la possibilità a chi vuole restare a lavoro di continuare a lavorare ottenendo un premio sullo stipendio per i minori contributi che si versano rispetto a quando andrà effettivamente in pensione.

La combinazione delle due ipotesi dovrebbe, nell’idea dell’esecutivo, da un lato incentivare i lavoratori a restare occupati e dall’altro consentire di non andare in pensione troppo tardi. Ovviamente i risultati di questa politica dovranno essere confrontati costantemente con i costi che verranno sostenuti dall’ INPS. Difatti il suo presidente mette già in guardia l’esecutivo sui costi che comporterà tale riforma e soprattutto sulla possibilità futura paventata di estendere la quota 41 a tutti i tipi di lavoratori. Certamente tali ipotesi rappresentano un passo in avanti contro le distorsioni create dalla legge Fornero, ma un occhio ai conti oltre che alle esigenze dei lavoratori deve essere fatto annualmente.

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