Riforma dei Centri per l’Impiego: Cosa Cambia dopo l’approvazione del DEF

Dopo una lunga e travagliata trattativa si è arrivati finalmente alla definizione del Documento di programmazione Economica e Finanziaria, fondamentale per indirizzare l’economia italiana nel triennio successivo. Si è trattato di un cammino abbastanza difficile per le forti pressioni, da un lato, delle principali forze politiche di maggioranza affinché si sfondasse il limite del 2% del deficit e, dall’altro, per la resistenza del Ministro dell’Economia per evitare proprio questo sforamento. Alla fine però hanno prevalso i primi e nel documento sono state inserite buona parte delle promesse fatte in campagna elettorale, prima fra tutte il reddito di cittadinanza.

Questa misura prevede che a tutti i cittadini residenti sul territorio italiano di almeno 10 anni e che risultino sotto la soglia di povertà Istat. In base a questo parametro sarà riconosciuto a queste persone un assegno di 780 euro per chi non guadagna nulla o con una somma integrativa che permetta di raggiungere questa soglia minima. Inoltre bisogna essere disoccupati o inoccupati e essere iscritti o iscriversi ai Centri per l’Impiego che rappresentano un altro punto cardine della riforma.

Nello specifico, alla base del reddito di cittadinanza c’è una profonda riforma di questi centri che devono svolgere un ruolo più attivo per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Non solo. Dovranno infatti anche avere il compito di garantire al lavoratore che ha perso l’occupazione una formazione continua in modo da non perdere la preparazione e acquisire nel tempo nuove competenze.

Il DEF ha previsto che circa 2 miliardi di euro siano destinati alla riforma dei Centri per l’Impiego poiché questi ultimi rappresentano l’elemento cardine del reddito di cittadinanza. La riforma di queste strutture si rende necessaria in quanto allo stato attuale sono totalmente inefficienti, visto che circa il 75% degli iscritti non trova occupazione. Altro dato molto significativo è che appena il 3,5% degli iscritti ha trovato un lavoro tramite questi centri. Da qui ne consegue che la rendere più efficienti queste strutture è fondamentale affinché lo strumento sociale del reddito di cittadinanza possa funzionare.

Infatti i centri dell’impiego dovranno garantire nell’arco di due anni, almeno tre offerte di lavoro per la persona in cerca di occupazione e che percepisce l’assegno di cittadinanza. Inutile dire che al momento prevale lo scetticismo, non sul provvedimento economico ma sulla riforma che dovrà garantire l’efficientamento delle strutture per l’impiego. Secondo molti sarebbe stato meglio destinare quota parte, se non l’intero importo di 2 miliardi, a politiche economiche volte alla creazioni di nuovi posti di lavoro. Si aspettano i dettagli del DEF per capire in che modo la cifra stanziata sarà in grado di garantire l’effettiva riforma dei centri per l’impiego.

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