Ricchezza globale a +10,8%, ma le imprese italiane restano a secco: il paradosso della finanza che non arriva all’economia reale

Nel 2025 la ricchezza privata mondiale è cresciuta del 10,8%, il ritmo più rapido dal 2017. Ogni giorno 2.600 persone hanno varcato la soglia del milione di dollari. Eppure, mentre i patrimoni finanziari corrono, chi produce beni e servizi fatica a trattenere personale, a trovare credito e a pianificare investimenti oltre l’orizzonte del 2026. Il nodo non è la mancanza di capitale: è che quel capitale si muove in circuiti sempre più lontani dall’economia produttiva.

La forbice tra mercati e cantieri

Il Global Wealth Report 2026 di UBS fotografa una concentrazione patrimoniale senza precedenti. Negli Stati Uniti il patrimonio medio per adulto tocca 696.277 dollari, ma il patrimonio mediano crolla a 68.998 dollari: pochi molto ricchi, moltissimi con poco o nulla. In Svizzera il 13,1% della popolazione detiene il 69% della ricchezza nazionale. Alla metà più povera del pianeta spetta appena l’1% del patrimonio globale.

Per un titolare d’impresa questi numeri non sono astrazioni statistiche. Spiegano perché i capitali abbondano sulle borse — Shanghai ha aperto il pomeriggio del 1° luglio a +2,77% — mentre i finanziamenti per ampliare un capannone o assumere restano un percorso a ostacoli. John Bertazzi, presidente di Ance Lombardia, mette a fuoco il problema con parole che qualsiasi imprenditore riconosce: «Una finanza che sta stravolgendo l’economia reale». E ancora: «Facciamo fatica a trovare non solo operai ma anche impiegati e quadri, ingegneri e architetti».

Il settore delle costruzioni — cartina di tornasole dell’economia reale — vive una contraddizione: il 2026 mostra ancora tenuta, ma «per il 2027 il sentiment è negativo», avverte Bertazzi. La manodopera manca non solo per ragioni salariali. Mille euro guadagnati a Milano, osserva il presidente dei costruttori lombardi, «non valgono la stessa somma guadagnata ad esempio a Messina». Un tema che riapre la discussione sulle gabbie salariali e sulla contrattazione territoriale come leva per arginare il carovita.

Bottega artigiana con strumenti manuali e bagliore dorato sullo sfondo, il paradosso tra economia reale e ricchezza globale
La forbice tra l'economia produttiva italiana e la ricchezza finanziaria globale fotografata dal Global Wealth Report UBS.

Finanza per l’innovazione: un canale da riaprire

Il 2 luglio 2026 la Banca d’Italia e la Bei terranno una conferenza su «La finanza per l’innovazione e l’intelligenza artificiale come leve per lo sviluppo». Sul tavolo c’è una domanda che tocca direttamente le partite IVA italiane: come convogliare il capitale privato — in particolare quello di assicurazioni e fondi pensione — verso il finanziamento dell’innovazione produttiva. Il governatore Fabio Panetta aprirà i lavori alle 10:00 in diretta streaming.

Il tema è decisivo per le piccole e medie imprese. In un sistema dove i grandi patrimoni si alimentano col trading accelerato — le banche d’affari come UBS e JP Morgan registrano ricavi record proprio grazie alle commissioni su compravendite —, chi produce ha bisogno di canali di finanziamento stabili, non speculativi. La conferenza di Bankitalia e Bei segnala che il tema è arrivato sul tavolo delle istituzioni. Ma per un imprenditore il passaggio dall’agenda politica allo sportello bancario resta tutto da misurare.

Nel frattempo, anche operazioni industriali che sulla carta promettevano razionalizzazione e risparmi finiscono arenate. Il 30 giugno 2026 è scaduto senza accordo il memorandum of understanding tra Rai, F2i e Mfe-MediaForEurope per la fusione tra RaiWay ed Ei Towers: un progetto da quasi 4.700 siti broadcast e oltre mezzo miliardo di ricavi, incagliato su governance, concambio, lock-up e sulla richiesta finale di un dividendo straordinario di circa 300 milioni per gli azionisti Ei Towers. L’ennesimo dossier industriale bloccato da veti incrociati e logiche finanziarie di breve termine.

Per chi guida un’azienda oggi, un dato su tutti merita attenzione: il patrimonio globale non è mai cresciuto così tanto, ma la crescita si concentra quasi interamente sopra la soglia dei 5 milioni di dollari. Il capitale c’è. La partita vera è riportarlo dove crea posti di lavoro, impianti e competenze.

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