Prysmian ha completato l'aumento di capitale da 850 milioni di euro lanciato nella serata del 10 settembre 2026: 7.024.793 nuove azioni a 121 euro l'una, il 2,4% del capitale pre-operazione. I proventi serviranno a finanziare in parte l'acquisizione di Atkore, operazione da 3,3 miliardi di euro annunciata il 3 agosto 2026. Per chi ha un'impresa nella filiera dell'infrastruttura elettrica, il segnale è che il gruppo sceglie di restare un committente solido — investment grade — ma si prepara a diventare un unico grande interlocutore in Nord America.
Il 25,8% dell'operazione Atkore è pagato con equity
Considerando i 3.300 milioni di euro di valore d'impresa di Atkore e gli 850 milioni raccolti con l'aumento, la componente azionaria copre circa il 25,8% dell'operazione. Il resto arriva dal debito. La struttura mista non è casuale: Prysmian ha spiegato che serve a preservare il profilo investment grade, cioè a non caricare troppo i conti per non veder salire il costo del finanziamento. È lo stesso criterio che ogni impresa applica quando cresce: allargare la scala senza peggiorare il rating bancario.
Fornitori e clienti: un interlocutore più grande in Nord America
Prysmian, quotata su Euronext Milan, opera nei sistemi di cavo per energia e telecomunicazione. Con Atkore punta a costruire un single provider negli Stati Uniti capace di semplificare e accelerare i progetti di elettrificazione e di costruzione dei data center. Il gruppo combinato dovrà operare come one-stop shop, unendo prodotti complementari, relazioni con i clienti e una rete di vendita rafforzata. Per chi fornisce materiali, servizi o manodopera a questa filiera, cambia il peso specifico della controparte: più volume potenziale, ma anche più potere negoziale dall'altra parte del tavolo.

Il conto torna sulle 7,02 milioni di azioni, non sui 859 milioni
Le testate divergono sulla cifra lorda dell'aumento: Il Sole 24 Ore, OraFinanza, Websim, SoldiOnline e MilanoFinanza indicano 850 milioni, mentre Yahoo Finance riporta 859 milioni. Il calcolo sulle componenti dichiarate — 7.024.793 azioni × 121 euro = 849.999.953 euro — conferma i 850 milioni. La differenza di circa 9 milioni non trova riscontro nella matematica dichiarata dell'operazione.
Pro forma 2025: 22,1 miliardi di ricavi e 2,7 di EBITDA adjusted
Sui risultati pro forma combinati dell'esercizio 2025, il gruppo unito punta a ricavi netti per circa 22,1 miliardi di euro e a un EBITDA adjusted di circa 2,7 miliardi. Le case di analisi hanno pubblicato le loro valutazioni: Banca Akros conferma rating Neutral con target price a 130 euro, mentre Websim stima un effetto accretivo del 14% sull'EPS run-rate dal deal Atkore. Il collocamento sarà regolato con settlement il 15 settembre 2026.
Tre decisioni operative per la filiera elettrica
- Ricontrollare le condizioni commerciali con Prysmian o con i suoi clienti diretti: quando l'interlocutore cresce, tende a centralizzare acquisti e contratti.
- Valutare l'esposizione alle direttrici di domanda che l'operazione conferma come strutturali: elettrificazione e data center.
- Per chi sta considerando un aumento di capitale, l'accelerated bookbuilding usato da Prysmian — sconto del 2,1% sul prezzo di chiusura precedente, domanda molte volte superiore all'offerta — è il riferimento tipico delle operazioni riservate agli investitori istituzionali.
Il banco di prova non sarà l'aumento in sé, ma la capacità del gruppo combinato di reggere la crescita su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Fonti
- Il Sole 24 ORE
- Yahoo Finance
- OraFinanza / Investing.com
- Websim
- TradingView (Reuters)
- SoldiOnline.it
- MilanoFinanza





