Progetto di vita per disabili: istanze al via, quali sono le ricadute per imprese e partite IVA

Con il messaggio n. 2550 del 4 agosto 2026, l’INPS ha attivato il servizio telematico “SISDA – trasmissione istanze per il progetto di vita”. La piattaforma permette ai cittadini con disabilità di avviare l’iter per il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato introdotto dalla riforma della disabilità (D.Lgs. 62/2024). La notizia, in apparenza lontana dal mondo produttivo, tocca invece due profili molto concreti per chi ha un’impresa o una partita IVA: il titolare con disabilità può presentare domanda per sé e la definizione di un percorso strutturato di sostegni può avere effetti sulla continuità lavorativa e sulla gestione delle risorse umane.

Un’opportunità per il titolare e i collaboratori, senza nuovi adempimenti strutturali

L’istanza è rivolta esclusivamente alla persona con disabilità e serve ad attivare una valutazione multidimensionale condotta dall’Ambito Territoriale Sociale (ATS) competente, non a ottenere prestazioni economiche né a rivedere il grado di invalidità. Questo significa che un imprenditore, un artigiano o un libero professionista con i requisiti previsti può chiedere che venga costruito attorno a sé un progetto che coordini autonomia, casa, lavoro, istruzione e relazioni sociali in un quadro unitario.

La possibilità riguarda anche i collaboratori con disabilità. Se un dipendente o un co.co.co. residente in una delle province sperimentali presenta l’istanza, l’ATS elaborerà un progetto che può incidere sull’organizzazione dell’attività lavorativa (orari, strumenti, adattamenti), ma sempre su base volontaria e partecipata. Secondo una lettura delle norme, il quadro attuale non sembra introdurre nuovi obblighi specifici a carico del datore di lavoro, né scadenze o sanzioni legate a questo istituto: il progetto di vita non è un Piano Educativo Individualizzato (PEI) e non sostituisce gli strumenti già previsti dalle normative di settore, come chiarito dall’AIPD. Resta uno strumento di coordinamento che l’azienda può scegliere di valorizzare, fermo restando che un’interpretazione prudenziale suggerisce di monitorare eventuali indicazioni attuative.

Chi può presentare l’istanza: i requisiti che contano per chi lavora

Possono presentare domanda i cittadini residenti nelle province della sperimentazione in possesso di una certificazione che attesti almeno una delle seguenti condizioni (requisiti alternativi):

  • Invalidità civile superiore al 33%
  • Residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore (anche con correzione), oppure perimetro binoculare inferiore al 10%
  • Sordità con deficit uditivo non inferiore a 75 decibel nell’orecchio migliore, insorta entro i 12 anni
  • Necessità di sostegno almeno di livello lieve ai sensi della legge 104/1992
  • Per i minori: difficoltà persistenti nei compiti dell’età o ipoacusia oltre 60 decibel
  • Per gli over 67: difficoltà persistenti lievi (invalidità tra 33,3% e 66,6%)

In alternativa, è sufficiente possedere una certificazione legge 104/1992 ottenuta prima dell’entrata in vigore della riforma. Restano escluse, in attesa del completamento del quadro normativo sugli anziani, le persone ultrasettantenni non autosufficienti già titolari di indennità di accompagnamento.

Per un professionista o un imprenditore già in possesso di verbale di invalidità civile o di certificazione 104, questa è la porta d’accesso per ottenere un progetto che integri, per esempio, il supporto alla mobilità casa-lavoro, l’adattamento della postazione o i percorsi di formazione continua.

Come si presenta la domanda: canale telematico e alternativa diretta all’ATS

L’istanza può essere inviata per via telematica tramite il portale www.inps.it, seguendo il percorso “Sostegni, Sussidi e Indennità” > “Per disabili/invalidi/inabili”. Serve un’identità digitale di livello adeguato: SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS. Resta comunque possibile presentare domanda in forma libera direttamente all’ATS, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 62/2024 e confermato da FiscoeTasse e AIPD.

Con l’invio, la persona autorizza l’INPS a trasmettere all’ATS del comune di residenza la documentazione già in possesso dell’Istituto: certificato definitivo di disabilità (versione omissis e integrale), eventuali variazioni successive, questionario WHODAS se presente e dati di contatto. L’ATS poi contatterà direttamente il richiedente per avviare la valutazione e costruire il progetto di vita.

Per il titolare di partita IVA, la procedura è identica a quella di qualsiasi cittadino. L’istanza può essere firmata anche da un amministratore di sostegno con delega SPID dell’interessato, aspetto da tenere presente se l’imprenditore ha già attivato questo strumento di protezione giuridica.

Percorso luminoso verso il distretto degli affari, simbolo del progetto di vita personalizzato per lavoratori con disabilità
Il progetto di vita personalizzato apre nuove prospettive di inclusione per lavoratori e titolari di partita IVA.

Province già attive: il quadro aggiornato a marzo 2026

La sperimentazione si è allargata in tre fasi. Incrociando gli elenchi ufficiali, oggi le province coinvolte sono 57 (9 dal 1° gennaio 2025, 9 dal 30 settembre 2025 e 39 dal 1° marzo 2026). Ecco l’elenco completo, rilevante per chi ha la residenza in questi territori:

Dal 1° gennaio 2025: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari, Trieste.

Dal 30 settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza.

Dal 1° marzo 2026: Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Terni, Treviso, Venezia, Verona.

Un imprenditore residente in una di queste province e in possesso dei requisiti può quindi già attivare la procedura, senza attendere l’estensione nazionale.

Tre implicazioni pratiche per chi ha un’attività

1. Coordinamento con gli strumenti già attivi. Il progetto di vita non cancella né sovrascrive piani già esistenti (PEI per i minori, accomodamenti ragionevoli sul lavoro, permessi 104), ma offre un contenitore che li mette a sistema. Per un’impresa familiare o una micro-impresa in cui il titolare è anche il principale prestatore, avere un unico documento che fotografa tutti i bisogni può semplificare i rapporti con i servizi sociali e le ASL.

2. Continuità lavorativa. La definizione di un percorso personalizzato può includere interventi che riducono il rischio di interruzioni dell’attività per motivi di salute o per mancanza di supporti adeguati. Sul fronte dei costi, secondo un’interpretazione prudenziale delle disposizioni sin qui emanate non si ravvisano oneri diretti obbligatori a carico dell’azienda; allo stato, quindi, l’imprenditore può valutare questa opportunità senza che la norma preveda esborsi immediati. È comunque consigliabile seguire l’evoluzione attuativa per eventuali indicazioni più puntuali.

3. Assenza di adempimenti. In base a una prima lettura delle norme, la riforma non impone alle imprese di raccogliere, verificare o trasmettere le istanze dei dipendenti, né di adeguare processi interni. L’unico soggetto obbligato a rispondere è l’ATS, una volta ricevuta la documentazione dall’INPS. Resta comunque consigliabile monitorare l’evoluzione attuativa per verificare se emergano indicazioni più puntuali.

L’attivazione del servizio SISDA segna l’inizio di una fase in cui il progetto di vita può diventare un riferimento anche per chi lavora. Per il titolare di impresa o partita IVA con disabilità, presentare l’istanza oggi significa mettere le basi per un coordinamento strutturato dei sostegni, con possibili ricadute positive sulla gestione quotidiana dell’attività.

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