Prezzo oro 17 settembre: la filiera tra spread e premio interno

Il rialzo di 1,2 milioni di VND per tael che il 17 settembre ha portato i lingotti SJC a 143,5-146,5 milioni (acquisto-vendita) non cambia l'equazione della filiera produttiva vietnamita. Il metallo grezzo acquistato da fonti esterne costa 135 milioni per tael al 99,99%, mentre il prodotto finito esce a 146,5 milioni: un markup dell'8,5% che deve coprire lavorazione, distribuzione, imposte e margine. È il cuscinetto su cui si gioca la redditività di chi trasforma l'oro in lingotti e anelli.

Il listino del 17 settembre, in breve

Il 16 settembre a chiusura — prezzo di riferimento per il 17 settembre — SJC quotava i lingotti a 143,5-146,5 milioni di VND per tael, con un aumento di 1,2 milioni rispetto alla sessione precedente. Alle 8:33 dell'apertura del 17 settembre il prezzo era temporaneamente sceso a 142,8-145,8 milioni, in calo dal prezzo di apertura di ieri. La stessa forchetta accomuna DOJI, PNJ, Bao Tin Manh Hai e Phu Quy, confermando un movimento di mercato allineato tra i principali marchi.

Bao Tin Minh Chau si muove in modo asimmetrico: 143 milioni in acquisto (+700.000) e 146,5 milioni in vendita (+1,2 milioni), con uno spread che si allarga a 3,5 milioni per tael. Mi Hong conserva il prezzo d'acquisto più alto del listino, 144,3 milioni, ma vende a 145,8 — 700.000 in meno della media di mercato.

Sul segmento degli anelli, SJC quota 143-146 milioni, DOJI 143-147, PNJ 143,5-146,5, Phu Quy 143,5-146,9. Bao Tin Manh Hai parte da 142 milioni in acquisto per gli anelli in oro puro 9999 e ha lanciato nella stessa mattinata due collezioni di regali in oro 24 carati, Kim Gia Bao Gift.

Dal grezzo al finito: dove si formano i margini

La filiera compra materia prima da fonti esterne a 135 milioni per tael per l'oro 99,99% e a 132,4 milioni per il 99%. Rivende il prodotto finito a 146,5 milioni. Il differenziale di 11,5 milioni per tael — l'8,5% del costo del grezzo — è l'unico margine lordo disponibile per lavorazione, distribuzione, imposte e utile. Su una scala dove i prezzi si spostano di 1,2 milioni in una sola sessione, quel margine è sotto pressione continua.

La distanza si legge anche dal confronto con il prezzo mondiale. Convertito al cambio di 26.285 VND/USD di Vietcombank, il riferimento internazionale vale circa 136,5 milioni per tael, tasse e commissioni escluse. Il premio del mercato interno — tra 11 e 12 milioni a seconda del momento della rilevazione — misura quanto la filiera vietnamita paga in più rispetto al metallo scambiato sui mercati globali.

Prezzi dell'oro il 17 settembre: quotazioni SJC, anelli e quadro internazionale
Barra d'argento e monete: investimento in metalli preziosi. Foto di merwak. raw su Pexels

Spread e premio: i due vincoli sulla competitività

Lo spread acquisto-vendita è la prima voce di costo per chi opera nel mercato. Le rilevazioni lo collocano tra 3 e 4 milioni di VND per tael nei principali marchi: su un prezzo di vendita di 146,5 milioni, uno spread di 3 milioni equivale al 2,05%. Chi compra al banco e rivende subito, quindi, parte già con una perdita teorica di quella misura.

Marchio / prodottoAcquisto (M VND/tael)Vendita (M VND/tael)Spread
SJC lingotti143,5146,53,0
SJC anelli143,0146,03,0
Bao Tin Minh Chau lingotti143,0146,53,5
DOJI anelli 9999143,0147,04,0
Mi Hong lingotti144,3145,81,5

Il secondo vincolo è il premio interno sul prezzo mondiale, tra 11 e 12 milioni per tael. Per un produttore vietnamita significa che il mercato domestico paga il metallo a un prezzo che non ha agganci diretti con le quotazioni internazionali. Quando il prezzo globale scende, il premio non si comprime in automatico: nelle settimane precedenti al 17 settembre il divario tra prezzo interno e mondiale era già raddoppiato rispetto ad agosto 2026.

Cosa cambia per produttori e rivenditori

Con il metallo a 146,5 milioni per tael e il grezzo entrato in azienda a 135, il margine lordo della filiera resta intorno all'8,5%: un valore che il rialzo di 1,2 milioni non allarga, perché materia prima e prodotto finito si muovono insieme. Per chi trasforma l'oro, il vero costo è sul capitale circolante: ogni tael invenduto pesa 143,5 milioni sul bilancio, e uno shock di 1,2 milioni in una sessione si trasferisce direttamente sulle giacenze non ancora vendute.

Il segnale che arriva dalla domanda è altrettanto rilevante per il commercio al dettaglio. Chi aveva comprato oro il 25 agosto a 150,6 milioni per tael e lo rivende oggi al prezzo d'acquisto di 143,5 incassa una perdita di 7,1 milioni per tael, pari a circa il 4,7% dell'investimento. Una dinamica ripetuta scoraggia gli acquisti e alleggerisce i banconi, con un effetto a catena sui volumi dell'intera filiera.

L'esperto d'oro Huynh Trung Khanh ha osservato che le rapide oscillazioni dei prezzi rendono difficile la speculazione, soprattutto con uno spread ampio tra acquisto e vendita, e ha consigliato agli acquirenti di non seguire la massa e di non usare capitali presi in prestito.

Il premio interno è un vincolo, non un margine

Mettendo insieme i numeri del 17 settembre, la filiera compra grezzo intorno ai 135 milioni e vende finito a 146,5, ma il premio sul prezzo mondiale resta tra 11 e 12 milioni per tael. Per un produttore, questa non è una voce di ricavo: è un vincolo. Il prezzo che il mercato interno è disposto a pagare incorpora già il premio, quindi un eventuale ribasso globale non si traduce automaticamente in margini più larghi. Con il rendimento del Treasury decennale USA sopra il 5% e il tasso Fed al 3,75-4%, il costo di finanziare il magazzino resta alto: ogni tael parcheggiato in attesa di un compratore pesa 143,5 milioni sul circolante, e ogni movimento di 1,2 milioni in una sessione si scarica direttamente sui conti della filiera.

Fonti

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