Pensioni Quota 100: Chi ci Rimette?

Non c’è dubbio sul fatto che la riforma delle Pensioni rientri tra le novità maggiormente attese in quanto alle misure che il Governo Lega-Movimento 5 Stelle dovrà porre in essere. In riferimento al tema Pensioni Quota 100, sono in molti coloro che vogliono saperne di più e che si chiedono chi ci rimetterà. Obiettivo di questo post è quello di fare chiarezza su un argomento delicato.

Chi ha lavorato di più ci rimette

In estrema sintesi, le ultime novità inerenti alle pensioni anticipate ed, in particolar modo in relazione alla quota 100 modulabile, non sono piaciute a chi ha lavorato per più anni, avendo iniziato in età precoce ed avendo versato all’erario contributi per oltre 40 anni. Il motivo? Paradossalmente, costoro saranno i più penalizzati. Da criticare in primis il fatto che nella riforma ci sono davvero troppi paletti.

Ma non è tutto, visto che questa Quota 100 risulta essere monca. Inoltre, il principale problema è che quello dell’assenza della Quota 41. Il Sole 24 Ore e altri autorevoli quotidiani nazionali mettevano in evidenza qualche giorno fa come in rapporto alla quota 100 modulabile, esistesse già una classificazione per categorie effettuata dal Partito Democratico. Nello specifico, 41 per le categorie più disagiate. Con la Quota 100, è l’intera ape sociale che va incontro ad un netto peggioramento. Il tutto, sotto ogni punto di vista, a partire dalle età: si passa dai 63 ai 64 anni, con maggiori contributi da pagare. L’aver tolto poi alle categorie disagiate la 41, con il mero intento di finanziare l’uscita anticipata, sa per molti di presa in giro, visto che la pensione sarà veramente ridotta ai minimi storici.

Perché chi ha oltre 40 anni di contributi ci rimette?

La Quota 100 per chi ha 40 anni e passa di contributi, non avrebbe dovuto tener conto dei 64 anni. I fondi appannaggio della vecchia 41, volti ad aiutare le classi disagiate, avrebbero dovuto essere indirizzati soltanto alla nuova 41. E a partire da subito, non tra oltre due anni e passa, nel 2020. Il motivo è semplice: al momento, vi è una quota rilevante di lavoratori che ha oltre 40 anni di contributi che però non può andare in pensione. Perciò, per paradossa, chi ha lavorato di più, ci rimette.

Dove si poteva migliorare la proposta?

Riformulando l’aspettativa di vita, in quanto andava calcolata non ogni triennio (o addirittura ogni biennio, come accade a partire dal 2019), ma ogni quinquennio. Ma non è tutto. Per ciò che concerne la Quota 100 modulabile, numerosi economisti sono dell’idea che sarebbe stato decisamente meglio sospendere per qualche anno il processo di aspettativa di vita che aumenterà il periodo lavorativo a 43 anni e 3 mesi a partire dalla fine del 2018. Se a venire bloccato fosse tutto il meccanismo di aspettativa di vita, tutti ne beneficerebbero. Nessuno escluso. La situazione resterebbe invariata e non andrebbe incontro ad un peggioramento.

In Conclusione

In linea massima, la Quota 100 per pochi non convince proprio nessuno, proprio perché nessuno si avvantaggia della Quota 100. Il Governo Lega-Movimento 5 Stelle non tutela chi ha versato più contributi e che come unica colpa ha quella di aver iniziato a lavorare in giovane età e di non aver raggiunto l’età anagrafica che viene richiesta, al fine di poter andare in pensione e di godersi il meritato riposo. Chi avrà lavorato 43 anni e 3 mesi avrà versato contributi per 7 anni e 3 mesi in più rispetto ai 36 anni di anni lavorativi, necessari per l’accesso alla pensione. Ovvio che la restituzione dei 7 anni e 3 mesi in più di versamenti è pura utopia.

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