Due sistemi previdenziali, un medesimo problema: il costo crescente delle pensioni anticipate in un continente che invecchia. La Rentenkommission tedesca ha presentato a giugno 2026 una proposta che aggancia l'età pensionabile all'aspettativa di vita, mentre il Rendiconto di Genere 2025 del CIV-INPS certifica che in Italia le vie d'uscita anticipata si stanno già restringendo — con effetti pesanti soprattutto sulle donne.
La Germania lega l'età pensionabile all'aspettativa di vita
La commissione tedesca, istituita nel gennaio 2026 e composta da 13 membri tra esperti e parlamentari di CDU/CSU e SPD, ha approvato all'unanimità un meccanismo di indicizzazione automatica: per ogni anno di aumento dell'aspettativa di vita, l'età pensionabile sale di 8 mesi. Partendo dall'attuale soglia di 67 anni (per i nati nel 1964), questo meccanismo porterebbe la pensione a 67,5 anni tra il 2031 e il 2041.
La proposta elimina la possibilità di ritirarsi a 63 anni con 45 anni di contributi e reintroduce il "fattore demografico", che abbasserebbe il tasso di sostituzione della Rente al 46% rispetto all'attuale 48%. Senza interventi, i contributi previdenziali — oggi al 18,6%, ripartiti equamente tra datore e lavoratore — dovrebbero raggiungere il 21,1% entro il 2040.
In Italia le anticipate si riducono, il gender gap resta aperto
I dati del CIV-INPS fotografano un sistema già in movimento. Opzione Donna sopravvive solo per categorie ristrette — caregiver, lavoratrici con disabilità, dipendenti di aziende in crisi — e il numero di nuove pensioni liquidate tramite questo canale è crollato rispetto agli anni precedenti.

Il risultato è un'età media di uscita in aumento e assegni più leggeri per chi entra nel sistema contributivo con carriere discontinue. Il divario tra uomini e donne rimane profondo: le pensioni di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti del settore privato risultano mediamente inferiori di oltre il 40% rispetto a quelle maschili, con le donne che rappresentano poco più di un terzo dei beneficiari delle pensioni anticipate.
Il secondo pilastro: la risposta comune ai sistemi sotto pressione
Germania e Italia convergono sulla stessa leva: più capitalizzazione per compensare la pressione sui sistemi a ripartizione. Dal 2028 la proposta tedesca prevede un aumento dei contributi — da 0,5 punti percentuali fino a 2 punti — da investire sui mercati finanziari. Secondo il cancelliere Merz, questo secondo pilastro potrebbe portare il tasso di sostituzione dal 46% a oltre il 50%.
In Italia, la riforma della previdenza complementare introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) entra in vigore il 1° luglio 2026: la quota del montante prelevabile come capitale sale dal 50% al 60%, si introduce l'adesione automatica al fondo pensione collettivo e chi partecipa da oltre 15 anni vede l'aliquota fiscale ridursi di 0,25 punti percentuali per ogni anno aggiuntivo, fino a un massimo di 5 punti.
Il confronto numerico tra i due sistemi chiarisce i margini di manovra reali: l'Italia carica già il 33% di contributi previdenziali (24% datore, 9% lavoratore) contro il 18,6% tedesco. Con una pressione contributiva quasi doppia, alzare i contributi come leva di aggiustamento è in Italia molto più difficile — il che rende l'aumento dell'età di uscita e il rafforzamento del secondo pilastro le uniche strade praticamente percorribili. La Germania lo sta istituzionalizzando per legge; l'Italia procede per restrizioni progressive.



