Paradisi Fiscali 2019: la Black List dell’Unione Europea con Elenco dei Paesi

L’evasione fiscale è uno dei problemi più importanti per l’Italia e l’Unione Europea in genere. Proprio per questo è stata adottata la black list dei paradisi fiscali, la stessa viene periodicamente aggiornata e dall’aggiornamento 2019 emergono importanti novità.

Cos’è la black list e come funziona

La prima cosa che devi sapere è che i Paesi vengono divisi in due liste: la lista nera e la lista grigia. I paradisi fiscali sono stati che adottano in sistema fiscale particolarmente vantaggioso e che allo stesso tempo non adottano un sistema di scambio di informazioni con altri Paesi, quindi favoriscono l’occultamento di fondi che dovrebbero essere tassati nel paese di origine. I Paesi della lista grigia sono sotto osservazione oppure in passato erano nella lista nera e hanno successivamente optato per una collaborazione con gli altri stati. Nel tempo i rapporti con gli stati considerati paradisi fiscali sono cambiati nel senso che fino al 2016 chi voleva eseguire operazioni con uno di questi Paesi doveva necessariamente inviare prima una comunicazione all’Agenzia delle Entrate, in seguito tale obbligo è venuto meno, ma sono stati adottati altri sistemi per provare ad evitare o porre un argine all’evasione.

Dal 2017 è in vigore la black list dell’Unione Europea, l’obiettivo è fare in modo che i vari Paesi adottino le stesse regole su questo importante tema evitando così la frammentazione delle discipline. La classifica viene adottata dall’Unione Europea tenendo in considerazione diversi criteri e in particolare la trasparenza fiscale del Paese, l’adozione di un regime di tassazione equo e l’applicazione di principi dell’OCSE sui trasferimenti di ricchezze da un Paese all’altro.

La black list 2019

Nella lista del 2019 ci sono importanti novità, infatti alcuni Paesi sono usciti dalla black list mentre altri sono entrati a farne parte o addirittura sono stati nuovamente inseriti dopo un periodo in cui sono stati inseriti nella lista grigia. Nel 2017 nella black list dell’Unione Europea erano presenti 17 paesi, mentre nella lista grigia degli Stati sotto osservazione c’erano 47 Paesi. Con l’ultima modifica sono entrati nella lista nera 15 Paesi, di questi solo 5 ne facevano già parte nel 2017, quindi ci sono ben 10 new entry, questo senza che siano mancate polemiche che tra breve vedrai. L’elenco viene stilato dai ministri delle Finanze dell’Unione Europea. I 5 Stati che facevano già parte della lista nera sono:
– Samoa americane;
– Guam;
– Samoa;
– Trinidad e Tobago;
– Isole Vergini degli Stati Uniti.

Sono rimasti nella lista perché in base alle osservazioni eseguite non hanno messo a punto un sistema di riforme per evitare di essere considerati alla stregua di paradisi fiscali. Sono passati dalla lista grigia alla lista nera 77 Paesi:
– Aruba;
– Belize;
– Bermuda;
– Figi;
– Oman;
– Vanuatu;
– Dominica.

Tra i Paesi che invece nel 2017 erano nella lista grigia per aver assunto precisi impegni volti ad adottare un regime fiscale equo, maggiore trasparenza e a scambiare dati fiscali, vi sono:
– Barbados;
– Emirati Arabi Uniti;
– Isole Marshall. 

A tal proposito non sono mancate polemiche e a farle è stata proprio l’Italia che ha contrastato l’inserimento degli Emirati Arabi Uniti all’interno della lista dei paradisi fiscali. Questo perché secondo i rappresentanti italiani, a cui si sono aggiunti quelli estoni, non è stato dato sufficiente tempo per adottare le riforme fiscali promesse e idonee a dare equità fiscale.

L’importanza della black list

Particolari apprezzamenti per la lista nera sono stati espressi dal Commissario responsabile per gli Affari economici e finanziari Moscovici che ha sottolineato come grazie a questo atto molti Paesi hanno provveduto ad adottare regimi fiscali equi. Questo perché la lista nera non ha valore coercitivo, ma costituisce un importante stimolo in quanto i Paesi inseriti nella lista non possono ricevere aiuti allo sviluppo da parte dell’Unione Europea.

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