111,1 miliardi di euro di partecipazioni pubbliche e una crescita del 298% per Technoprobe in dodici mesi. La classifica 2026 dei Paperoni di Borsa non è una semplice graduatoria di patrimoni: mostra a imprese e partite IVA dove si stanno concentrando capitali, committenti e concorrenza.
Lo Stato vale 111,1 miliardi: il primo azionista d’Italia è un cliente sistemico
Il valore delle partecipazioni pubbliche passa da 81,5 miliardi del 2025 a 111,1 miliardi nel 2026, +36,2%. Il Ministero dell’Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti, dispone direttamente di 55,5 miliardi; Cassa Depositi e Prestiti ne controlla 54,7.
Un primo calcolo: sommando le due casseforti si ottengono 110,2 miliardi (55,5+54,7), pari al 99,2% del totale pubblico (110,2/111,1). Il residuo, 0,9 miliardi, mostra quanto il perimetro statale sia concentrato in due soli soggetti. Un secondo rapporto: 111,1/44,5=2,50, quindi lo Stato vale due volte e mezzo il primo paperone privato, gli eredi Del Vecchio, fermi a 44,5 miliardi.
C’è inoltre un collegamento rilevante per i fornitori: Poste Italiane compare sia nel portafoglio diretto del MEF, con 10,42 miliardi, sia in quello di CDP, con 12,46 miliardi. La somma delle due quote pubbliche è 22,88 miliardi (10,42+12,46). Ciò significa che chi opera nella filiera di Enel, Poste Italiane, Leonardo, STMicroelectronics, Eni, Snam, Terna, Italgas, Fincantieri e Saipem ha di fronte una committenza pubblica più patrimonializzata e, in alcuni casi, doppiamente presente.
Technoprobe +298% e Bending Spoons: quanto corre il capitale tecnologico
I Crippa, azionisti di Technoprobe, salgono da 2,6 a 10,4 miliardi di euro in dodici mesi, un balzo del 298%. Il guadagno assoluto è di circa 7,8 miliardi (10,4-2,6), la maggiore crescita tra i grandi patrimoni già presenti nella classifica 2025.

La quotazione al Nasdaq di Bending Spoons fa entrare in classifica Luca Ferrari (16° con 3,18 miliardi), Matteo Danieli (19° con 2,98), Luca Querella (20° con 2,92) e Francesco Patarnello (21° con 2,87). Calcolo dichiarato: i soli quattro fondatori valgono 11,95 miliardi (3,18+2,98+2,92+2,87). Includendo Davide Giorgio Scarpazza ed Enrico Martinelli, la galassia imprenditoriale supera 12 miliardi, alle spalle soltanto di Del Vecchio, Rocca e Caltagirone.
Un confronto di scala: i circa 7,8 miliardi guadagnati dai Crippa equivalgono a circa un quarto dell’incremento assoluto delle partecipazioni pubbliche, superiore a 29,5 miliardi. Due velocità diverse, ma entrambe stanno ridisegnando la mappa del capitale.
Fuori dal perimetro Borsa, la classifica Forbes riportata da La Pressa stima in 89,3 miliardi di dollari il patrimonio di Giancarlo Devasini (Tether), sopra Giovanni Ferrero (48,8) e Andrea Pignataro (42,6). Anche senza quotazione, la finanza digitale crea patrimoni che superano quelli di molti grandi gruppi industriali.
Fondi esteri e fondazioni: la liquidità che preme su Piazza Affari
I fondi esteri detengono 97,7 miliardi di euro di partecipazioni quotate in Italia. BlackRock è il primo investitore: 32,76 miliardi secondo Calcio e Finanza, 37,88 miliardi secondo LaPresse. La discordanza è quantificabile: 5,12 miliardi di differenza (37,88-32,76). In rapporto al totale estero, BlackRock vale il 33,5% usando il dato più basso (32,76/97,7) e il 38,8% usando quello più alto (37,88/97,7). La forbice non cambia la sostanza: in entrambi i casi il gestore americano resta il primo investitore estero e da solo supera un terzo del totale censito.
Le fondazioni salgono a 22,54 miliardi (+35,1%), con un incremento assoluto di 5,85 miliardi (22,54-16,69). Compagnia di San Paolo guida con 8 miliardi in Intesa Sanpaolo e Iren, Fondazione Cariplo sale a 6,66, Fondazione di Sardegna quasi raddoppia a 2,25 miliardi. Per chi cerca investitori, partner o acquirenti, il bacino di capitale interessato al listino italiano è più profondo di un anno fa.
Il key takeaway per chi guida un’azienda: la ricchezza si sta concentrando nei settori che premiano innovazione e negli asset pubblici. Presidiare le filiere giuste e monitorare la forza patrimoniale di committenti e concorrenti è, nel 2026, una decisione operativa prima che un esercizio di analisi finanziaria.






