Oro Vietnam: costo materia prima giù, ma il gap del 15% col mondo zavorra i produttori

Per chi trasforma l'oro in gioielli, il secondo giorno consecutivo di ribassi nei listini vietnamiti porta un sollievo immediato al costo della materia prima. Il prezzo al grammo è sceso di 1,6–1,7 milioni di VND per tael, ma il vero freno alla competitività della filiera orafa resta strutturale: il prezzo interno viaggia con un sovrapprezzo di circa il 15% rispetto alle quotazioni internazionali, un costo aggiuntivo che nessun produttore globale deve sostenere.

Un costo della materia prima che resta drogato: il differenziale del 15%

Alle 16:00 del 17 luglio 2026 il prezzo di vendita dei lingotti SJC si è attestato a 146,6 milioni di VND per tael, mentre l'oro spot mondiale veniva scambiato a circa 4.000 dollari per oncia. Convertito al tasso di cambio Vietcombank di 26.440 VND/USD, il prezzo internazionale equivale a circa 127,3 milioni di VND per tael – tasse e commissioni escluse.

La forbice tra questi due valori è di 19,3 milioni di VND per tael, un differenziale che in termini percentuali corrisponde a un aggravio di costo di oltre il 15% rispetto alla materia prima disponibile sui mercati globali. Per un laboratorio orafo che acquista quantità industriali di oro 9999, si tratta di un gap che incide direttamente sul conto economico: ogni tael lavorato costa circa 730 dollari in più rispetto al prezzo a cui accedono i concorrenti esteri.

Il costo d'ingresso per i produttori locali non è uniforme neppure sul mercato interno. Nella seduta del 17 luglio il prezzo di acquisto più basso è stato registrato da Bao Tin Minh Chau a 142,3 milioni di VND/tael, mentre Mi Hong ha riconosciuto ai rivenditori fino a 144,1 milioni di VND/tael. Una differenza di 1,8 milioni di VND per tael che, per chi deve acquistare lotti consistenti, rappresenta un margine di negoziazione da presidiare con attenzione.

Oro Vietnam in lavorazione artigianale con anelli e gioielli tradizionali su banco da orafo
Il costo della materia prima cala, ma il differenziale del 15% con le quotazioni internazionali resta il vero freno per la filiera orafa vietnamita.

La volatilità come costo occulto: un solo giorno può erodere i margini

Il calo registrato il 17 luglio non è un movimento isolato. Chi aveva acquistato oro il giorno prima e si è trovato a dover rivendere la materia prima già nella mattinata successiva ha subito perdite comprese tra 3,2 e 5,2 milioni di VND per tael. Il dato peggiore si è concretizzato sulle transazioni con Phu Quy, dove il prezzo di vendita del 16 luglio (148,2 milioni) si è scontrato con un prezzo di acquisto mattutino crollato a 143 milioni.

Per un'impresa manifatturiera che detiene scorte di oro fisico – anelli, lingotti o semilavorati destinati alla trasformazione in gioielleria – una correzione del genere non è una voce contabile astratta: si traduce in una svalutazione immediata del capitale circolante. La velocità del movimento (fino a -1,9 milioni di VND/tael in una sola sessione) costringe i produttori a dotarsi di strategie di copertura finanziaria, coprendo parte del magazzino per evitare che un'oscillazione dei listini azzeri i margini di lavorazione.

Anche sul segmento degli anelli d'oro la dispersione dei prezzi complica la pianificazione. Nella seduta pomeridiana, il prezzo di vendita più alto è stato quotato da Bao Tin Manh Hai a 14,66 milioni di VND per tael, mentre PNJ si è fermata a 14,55 milioni di VND per tael. La differenza, contenuta in termini assoluti (110.000 VND per tael), diventa rilevante quando moltiplicata per i volumi lavorati da una media azienda orafa, dove anche un risparmio unitario di poche decine di migliaia di dong può decidere la redditività di una commessa.

Dal picco di marzo a oggi: si allenta la morsa, ma la partita è sul lungo periodo

Guardando oltre l'oscillazione giornaliera, la traiettoria dei prezzi nei mesi precedenti offre un segnale più incoraggiante per la filiera produttiva. Rispetto ai massimi di inizio marzo 2026, quando i lingotti SJC venivano venduti a 187 milioni di VND per tael, il prezzo attuale segna una riduzione di 40,4 milioni di VND per tael. Per DOJI il calo nello stesso periodo è stato di 38,5 milioni.

Questo raffreddamento delle quotazioni ha alleggerito il costo della materia prima per i trasformatori di circa un quinto, liberando capitale che può essere reinvestito in design, finiture, marketing e distribuzione. Tuttavia il differenziale con il prezzo mondiale non si è ridotto in misura altrettanto marcata. A marzo il sovrapprezzo oscillava intorno ai 20,6 milioni di VND per tael; oggi si attesta sui 19,3 milioni di VND per tael, un valore che resta un freno competitivo strutturale per l'intera gioielleria vietnamita sui mercati internazionali.

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