Oro sotto 4.000$: per le filiere il costo dei metalli si riscrive

Dal picco storico di 5.600 dollari l'oncia toccato a gennaio 2026, l'oro ha perso il 30% del proprio valore: il 25 giugno 2026 il prezzo spot si è mosso a 3.986 dollari, con un minimo intraday a 3.963 dollari. L'argento ha ceduto il 7% in una sola seduta — quella del 24 giugno — scivolando a 56,80 dollari l'oncia, sotto la soglia dei 60 dollari per la prima volta da dicembre 2025. Per chi acquista metalli preziosi come materia prima, questi numeri non sono cronaca finanziaria: sono una variazione strutturale nei costi di approvvigionamento che arriva in pochi mesi e in modo brusco.

Il calo in cifre: -30% sull'oro, argento sotto la metà dei massimi

Come già documentato, dall'inizio del 2026 l'oro segna -8% e rispetto al record di gennaio il calo supera il 30%. L'argento mostra una traiettoria ancora più accentuata: -20% da inizio 2026 e, rispetto al proprio massimo storico di 121,65 dollari l'oncia, il prezzo attuale a 56,80 dollari rappresenta meno della metà. I futures Comex sull'oro con consegna agosto quotavano il 25 giugno 3.999,10 dollari, in calo dello 0,24%.

Vale segnalare una divergenza tra le fonti sulla profondità storica del calo: ANSA indica "la prima volta dall'ottobre 2025", mentre Websim e Orafinanza riferiscono "dal novembre 2025". La differenza di un mese sul precedente non altera l'entità della correzione, ma riflette snapshot rilevati in momenti diversi della stessa sessione.

Perché scende: Fed restrittiva e dollaro ai massimi

Il meccanismo è diretto. Quando i mercati scommettono su tassi americani fermi o in rialzo, i Treasury offrono rendimenti reali positivi: l'oro e l'argento, che non pagano cedola né dividendo, perdono appeal come alternativa. Il dollaro USA ha guadagnato circa l'1% questa settimana su quasi tutte le valute principali — e poiché i metalli preziosi sono quotati in dollari, un biglietto verde più forte comprime il prezzo anche per chi acquista in euro.

Oro sotto i 4.000$: il metallo prezioso tocca i minimi da novembre
Argento in lingotti e monete: forma tradizionale di investimento e collezionismo. Foto di merwak. raw su Pexels

Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha adottato un tono restrittivo nella sua prima riunione. "L'oro deve affrontare una combinazione più difficile: una Fed più falco, rendimenti reali più solidi e alcuni danni tecnici dopo aver rotto il livello psicologico dei 4.000 dollari. Questo rende i rialzi vulnerabili a un esaurimento, almeno per ora", spiega Christopher Wong, strategist di Oversea-Chinese Banking Corp.

Nicky Shiels, responsabile della strategia sui metalli di Mks Pamp, identifica la tensione di fondo: "Il tema del 'ciclico eccezionalismo USA' sta prevalendo su quello strutturale del debasing". Tradotto: investimenti massicci nell'intelligenza artificiale e la posizione energetica favorevole degli USA rafforzano il dollaro rispetto ad altre economie, spostando i flussi fuori dai metalli preziosi.

Previsioni degli istituti: forchetta del 40% tra downside e target

Per chi pianifica gli acquisti, il quadro delle stime disegna un'incertezza elevata. Goldman Sachs ha tagliato il proprio target di 500 dollari portandolo a 4.900 dollari l'oncia. Deutsche Bank ha ridotto del 17% la stima per il quarto trimestre 2026, a 4.300 dollari. Intesa Sanpaolo prevede una media di circa 4.200 dollari sia nel terzo che nel quarto trimestre, con un ritorno verso nuovi massimi negli anni successivi; su base annua, stima circa 4.400 dollari per il 2026 e 4.200 per il 2027.

Sul fronte tecnico, la media mobile a 200 giorni si trova a 4.441 dollari: finché il prezzo resta sotto quella soglia, il trend rimane ribassista. Un cedimento stabile sotto i 4.000 dollari aprirebbe la strada verso i 3.500 dollari. Il delta tra questo downside tecnico e il target Goldman a 4.900 dollari è del 40%: una forbice che rende la pianificazione degli acquisti di metalli a termine particolarmente complessa, perché nessuno dei due estremi è statisticamente improbabile.

La domanda strutturale delle banche centrali asiatiche — India e Cina in testa — non accenna a fermarsi. È una domanda di lungo periodo, indipendente dal sentiment Fed: chi compra in questa logica non guarda il prezzo di domani. Per le filiere che trattano metalli preziosi come input, questo suggerisce che il ribasso attuale si muove su fondamentali ciclici — non su un cambiamento permanente della struttura della domanda — e che la finestra di costi ridotti ha un orizzonte incerto ma non indefinito.

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