Il nuovo balzo del metallo giallo oltre quota 4.100 dollari l’oncia non è soltanto una notizia per i mercati finanziari. Per chi trasforma l’oro in anelli, lingotti o componenti industriali, ogni rialzo si traduce in un costo vivo della materia prima che comprime i margini. Con il prezzo spot salito dell’1,3% a 4.103,59 dollari nel pomeriggio del 27 luglio (ore 14:23), e il mercato interno vietnamita che viaggia stabilmente con un premio a due cifre, la filiera produttiva si trova a gestire una delle fasi più costose dell’anno.
Il differenziale vietnamita vale quasi il 10% di costo extra
La forbice tra i prezzi internazionali e quelli praticati nel mercato domestico del Vietnam è tornata ad allargarsi fino a 12,8 milioni di VND per tael (un tael equivale a 37,5 grammi). Alle ore 22:00 del 27 luglio, il prezzo mondiale convertito era di circa 130,2 milioni di VND per tael, mentre la società SJC vendeva i lingotti a 143 milioni e comprava a 139 milioni. Rispetto al minimo di 8,2 milioni registrato il 23 luglio, il gap è cresciuto del 56% in appena quattro sedute.
Per un laboratorio orafo che acquista oro fisico per produrre gioielli, questo differenziale rappresenta un costo aggiuntivo netto che non esiste per i concorrenti che operano sui mercati internazionali. Tradotto in volumi: ogni chilogrammo d’oro (circa 26,67 tael) lavorato in Vietnam costa oggi all’incirca 341 milioni di VND in più rispetto al prezzo teorico di parità internazionale. È un aggravio che si scarica sulla competitività dell’export orafo e sulle strategie di pricing verso i consumatori locali.
L’argento e i metalli del gruppo del platino: rincari diffusi
L’andamento dell’oro trascina con sé anche gli altri metalli preziosi utilizzati nelle linee produttive. Il 27 luglio l’argento spot ha raggiunto 59,16 dollari l’oncia (+1,7%), il platino 1.612,04 dollari (+1,5%) e il palladio 1.263,73 dollari (+1,6%). Sul mercato vietnamita, il prezzo di vendita dell’argento ha toccato 2,233 milioni di VND per tael (società Ancarat), con un differenziale compratore-venditore di oltre 60.000 VND che incide sui costi di approvvigionamento per argentieri e produttori di componenti.

Sebbene le quotazioni di platino e palladio restino lontane dai picchi storici, il movimento rialzista sincrono di tutti e quattro i metalli in una sola seduta segnala una pressione simultanea sui costi delle materie prime per le imprese che li utilizzano in leghe, catalizzatori o contatti elettrici. Anche chi opera su scala globale deve fare i conti con listini in salita senza poter sempre ribaltare i rincari sul cliente finale, specialmente in settori a domanda elastica come la gioielleria di fascia media.
Un’analisi dei margini: quanto pesa il rialzo giornaliero in oreficeria
I dati della seduta del 27 luglio permettono di quantificare l’impatto immediato sui conti di un produttore di gioielli. Prendiamo l’oro SJC, il benchmark di riferimento in Vietnam: il prezzo di acquisto è salito di 1,5 milioni di VND per tael in un solo giorno, passando a 139 milioni. Un’azienda che rifornisce un laboratorio con l’equivalente di un chilo d’oro (26,67 tael) ha speso in più circa 40 milioni di VND rispetto al giorno prima. Se lo stesso laboratorio avesse comprato anelli in oro 9999 presso Mi Hong, dove il prezzo è aumentato di 1 milione di VND per tael (141,5 milioni in vendita), il sovraccosto sarebbe stato di circa 26,7 milioni di VND al chilo.
Questi incrementi, sommati allo spread bid-ask di 4 milioni di VND per tael applicato da tutte le maggiori società (SJC, DOJI, Phu Quy, Bao Tin Minh Chau), creano una tenaglia: da un lato il costo della materia prima cresce più del prezzo internazionale, dall’altro la differenza tra acquisto e vendita impone un esborso iniziale elevato che fatica a rientrare nei tempi brevi della rotazione di magazzino. Il dato DOJI, con vendita a 144,2 milioni di VND per tael alle 16:30, mostra che il mercato interno può superare agevolmente la soglia psicologica dei 144 milioni, aumentando ulteriormente il capitale circolante necessario.
La combinazione tra premio interno elevato, rialzo internazionale e spread rigido suggerisce che, in assenza di un riallineamento, i produttori vietnamiti continueranno a operare con margini compressi rispetto alle controparti che possono approvvigionarsi a prezzi spot senza frizioni locali.
Fonti
- Prezzo dell'oro il 27 luglio 2026
- Prezzi oro pomeriggio 27 luglio DOJI sopra 144 milioni
- Vietnam.vn
- Oro supera 4.103 dollari grazie a calo petrolio e dollaro
- Oro mondiale riguadagna 4.100 dollari mattina 27 luglio






