Oro SJC a 144,8 milioni: filiera, cambio record e spread

Il 17 agosto i lingotti SJC passano di mano a 141,8-144,8 milioni di VND per tael, in aumento di 800.000 VND rispetto alla chiusura precedente. Per la filiera produttiva il rincaro non arriva soltanto dal prezzo dell’oro: si incrocia con il tasso di cambio centrale della Banca di Stato a 25.586 VND/USD, nuovo massimo, e con spread interni che rendono la materia prima più cara per chi la lavora. Due dati che, letti insieme, producono un effetto composito: il prezzo spot in dollari sale, il dong si deprezza e il costo finale in VND per chi importa subisce entrambe le spinte.

Il doppio canale del costo: prezzo spot e valuta locale

Il costo della materia prima in Vietnam sale su due fronti. Il metallo spot internazionale, dopo aver sfiorato 4.412 USD/oncia, viaggiava intorno ai 4.390-4.396 USD/oncia nella prima mattinata del 17 agosto, a seconda del momento di rilevazione. In valuta locale, il peso del rialzo aumenta perché il fixing giornaliero è salito di 25 VND, passando da 25.561 a 25.586 VND/USD.

Dichiarando il calcolo: 25 VND su 25.561 equivalgono a un incremento dello 0,098%. Per un’importazione da 1 milione di dollari, il solo adeguamento del tasso centrale vale circa 25 milioni di VND di costo aggiuntivo. In proporzione, per un acquisto di 100.000 USD l’aggravio è di 2,5 milioni di VND (calcolo: 25 VND/USD × 100.000 USD). Sul mercato bancario, Vietcombank quota il dollaro a 25.920-26.330 VND/USD, quindi il costo effettivo per chi importa metalli e altri input industriali è superiore a quello indicato dal fixing.

Incrociando le rilevazioni, emerge inoltre una divergenza tra fonti: alcune sintesi mattutine collocano PNJ a 141,8-144,8 milioni per i lingotti, mentre il listino delle 9:04-9:05 registra 141,0-144,7 milioni. Lo scarto di 800.000 VND sull’acquisto e di 100.000 VND sulla vendita, pur contenuto, segnala che il prezzo osservato da un laboratorio può dipendere dall’orario o dal canale di aggiornamento. Per chi pianifica un approvvigionamento, la scelta del momento di acquisto non è neutrale.

La filiera dei metalli preziosi sale in blocco

Il movimento del 17 agosto non è isolato all’oro: anche gli altri metalli preziosi, utilizzati in diverse lavorazioni industriali, registrano rialzi.

Metallo preziosoPrezzo spot (USD/oncia)Variazione
Oro4.396+20 USD (+0,5%)
Argento65,20+0,8%
Platino1.755+0,4%
Palladio1.329+1,2%

La sincronia segnala una pressione più ampia sul paniere dei metalli preziosi. Leggendo la variazione in termini relativi, il palladio spicca: con un prezzo assoluto pari a circa un terzo di quello dell’oro, mostra un incremento percentuale (+1,2%) più che doppio rispetto all’oro (+0,5%). Per un produttore che impiega questi metalli in leghe o placcature, l’impatto sui costi non è uniforme: il palladio, benché meno costoso in valore assoluto, richiede un adeguamento più rapido dei listini dei componenti. Per chi acquista più materie prime metalliche, il costo variabile di approvvigionamento non dipende quindi da un singolo listino, ma da un insieme di prezzi che in questa fase si muove nella stessa direzione.

Lo spread interno: il costo prima ancora della lavorazione

Il prezzo nazionale mostra differenze rilevanti tra acquisto e vendita. Alle 9:04-9:05 del 17 agosto, i principali operatori quotavano i lingotti come segue:

OperatoreAcquisto (VND/tael)Vendita (VND/tael)
SJC141.800.000144.800.000
DOJI HN/SG141.800.000144.800.000
BTMH141.300.000145.300.000
Phu Quy SJC141.800.000144.800.000
PNJ HCM/Hanoi141.000.000144.700.000
BTMC VRTL140.700.000144.700.000
BTMC SJC140.700.000144.400.000

Con un prezzo di vendita SJC a 144,8 milioni e un acquisto a 141,8 milioni, lo spread è 3 milioni di VND/tael. In percentuale, il calcolo 3/144,8 × 100 dà un 2,07%: è il costo immediato di transazione per chi compra e rivende senza trasformazione, prima ancora di sostenere costi di lavorazione, purezza e distribuzione.

Lingotti d'oro in rialzo: materia prima preziosa con trend di cambio valutario
L'oro SJC raggiunge nuovi massimi mentre il cambio valutario pressiona i costi della filiera produttiva.

Ma lo spread non è uguale per tutti i listini. Per BTMH, con acquisto a 141,3 milioni e vendita a 145,3 milioni, il differenziale sale a 4 milioni di VND/tael; in percentuale, 4/145,3 × 100 equivale a un 2,75%. Per BTMC SJC, il differenziale 144,4-140,7 = 3,7 milioni produce un costo percentuale del 2,56% (calcolo: 3,7/144,4 × 100). In altre parole, il canale di approvvigionamento scelto modifica il costo di transazione prima ancora che inizi la trasformazione.

Non tutti i punti vendita si sono riprezzati allo stesso modo: alcuni listini BTMC risultano invariati. Questo indica che il trasferimento del rialzo lungo la filiera non è uniforme e può comprimere i margini degli intermediari che non adeguano subito i prezzi di vendita.

Le banche centrali assorbono materia prima fisica

La domanda di oro fisico non viene soltanto dai trasformatori. Nel secondo trimestre 2026 le banche centrali hanno effettuato acquisti netti per 288,9 tonnellate, in aumento del 62% rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo il World Gold Council. Tra gli acquirenti c’è anche la Banca Popolare Cinese.

Per dare una scala al fenomeno: 288,9 tonnellate equivalgono a circa 7,7 milioni di tael, utilizzando l’equivalenza di 37,5 grammi per tael (calcolo: 288.900.000 grammi ÷ 37,5 grammi/tael). Questo volume, assorbito in un solo trimestre, mostra come la competizione per il metallo fisico non sia limitata ai banchi di vendita al dettaglio. Quando le banche centrali assorbono grandi quantità di oro fisico, la competizione per la materia prima disponibile si intensifica, soprattutto in un mercato interno come quello vietnamita dove il prezzo SJC resta sopra la conversione del metallo internazionale.

Collegando questo dato al premio osservato: con il prezzo di vendita SJC a 144,8 milioni e la conversione internazionale indicata dalle fonti tra 139,4 e 139,8 milioni di VND/tael, il premio percentuale del listino nazionale si colloca tra il 3,6% e il 3,9% (calcolo: 144,8/139,4 – 1 ≈ 0,0387; 144,8/139,8 – 1 ≈ 0,0358). La domanda delle banche centrali è uno dei fattori che può mantenere questo divario.

Chi produce orafi e metalli preziosi vede salire il capitale circolante

Per un laboratorio orafo o un distributore, il livello dei listini non è soltanto una questione di prezzo finale. Con spread di 3-4 milioni di VND/tael e quotazioni oltre i 144 milioni, cresce anche l’esposizione finanziaria necessaria per acquistare scorte di materia prima. Se un laboratorio deve detenere anche solo 10 tael per la lavorazione, il capitale immobilizzato al prezzo di vendita SJC supera 1,448 miliardi di VND; lo spread di 3 milioni per tael implica che, al momento del riacquisto, i soli costi di transazione assorbono circa 30 milioni di VND (calcolo: 3.000.000 × 10).

Il tasso di cambio record aggiunge un secondo strato: secondo MB Securities, la pressione sul cambio persiste nel breve termine, anche se tassi d’interesse relativamente elevati, flussi di investimenti esteri e una riduzione del deficit commerciale possono attenuarla. Per le imprese che importano input in valuta, il livello del dollaro condiziona il costo vivo della produzione più del singolo movimento giornaliero.

Il quadro del 17 agosto restituisce così un messaggio chiaro: il rialzo dell’oro non si limita alla sfera finanziaria, ma entra nei costi operativi di chi acquista, fonde, lavora e trasforma metalli preziosi. La filiera produttiva deve assorbire simultaneamente prezzo internazionale più alto, valuta locale più debole e spread interni ancora ampi.

Clicca per votare questo articolo!
[Voti: 0 Media: 0]

Leave a Reply

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.