Oro SJC a 141,5 milioni: spread in calo a 4 milioni, la filiera orafa ritrova margini tecnici

Sabato 25 luglio 2026 il lingotto SJC ha invertito la rotta dopo il tonfo della vigilia, con un rimbalzo asimmetrico che parla direttamente alla filiera produttiva: il prezzo di acquisto è salito di 2 milioni VND/oncia (a 137,5 milioni), mentre il prezzo di vendita è avanzato di 1 milione (a 141,5 milioni). La conseguenza immediata per gioiellieri, laboratori orafi e commercianti all'ingrosso è la riduzione dello spread denaro-lettera da 5 a 4 milioni di VND/oncia, un restringimento che alleggerisce il costo implicito di chi trasforma materia prima in prodotto finito e deve gestire scorte in un mercato ipervolatile.

Lo spread scende a 4 milioni: cosa cambia per chi produce

Il differenziale tra prezzo di acquisto e di vendita è la prima voce di costo operativo per un'azienda orafa che compra lingotti e rivende semilavorati o gioielli. Fino a ieri, chi acquistava un lingotto SJC a 140,5 milioni poteva rivenderlo immediatamente a 135,5 milioni, incassando una perdita secca di 5 milioni su ogni oncia movimentata. Oggi, con le nuove quotazioni delle ore 16:36 — 137,5 milioni in acquisto, 141,5 milioni in vendita — la "tassa implicita di transazione" scende a 4 milioni, un taglio del 20% che restituisce respiro ai margini operativi delle imprese del settore.

Il movimento non è isolato. Phu Quy ha guidato la seduta con un rialzo di 2,5 milioni sull'acquisto e 1,5 milioni sulla vendita, allineandosi poi agli stessi livelli di SJC, DOJI, Bao Tin Minh Chau e Bao Tin Manh Hai. PNJ si è mossa con incrementi simmetrici (+700.000 VND sia in acquisto sia in vendita), lasciando lo spread a 5 milioni. La divergenza tra i dealer è un segnale competitivo: chi alza di più il prezzo di acquisto sta cercando di accaparrarsi oro fisico in una fase in cui la domanda reale — non speculativa — potrebbe stare riemergendo.

Anelli d'oro più cari dei lingotti: il paradosso della manifattura

Un'anomalia che pesa sui costi di approvvigionamento riguarda il premio degli anelli d'oro rispetto ai lingotti. Alle 14:30 del 25 luglio, gli anelli SJC 9999 quotavano 137 milioni in acquisto e 141 milioni in vendita; DOJI Hung Thinh Vuong arrivava a 138,8-142,5 milioni, Bao Tin Minh Chau toccava 138,9-142,7 milioni. Il prezzo di vendita degli anelli supera di oltre 1 milione quello dei lingotti, e lo spread si mantiene tra 3,8 e 4,5 milioni.

Per un produttore di gioielleria che utilizza anodi o grani d'oro puro come input, questo differenziale si traduce in un costo unitario più alto rispetto a chi può lavorare direttamente lingotti. In pratica, la filiera corta (lingotto → gioiello) gode di condizioni migliori rispetto a chi acquista semilavorati già in formato "anello".

Lingotti d'oro SJC e catene su un banco da gioielliere, filiera orafa e materie prime preziose
Il rimbalzo del lingotto SJC riduce lo spread a 4 milioni, un segnale positivo per la filiera orafa vietnamita.

Domanda asiatica e premio sul prezzo mondiale: due variabili da monitorare

Il prezzo internazionale spot a mezzogiorno del 25 luglio si è attestato a 4.052,88 dollari l'oncia, convertiti in circa 129,5 milioni di VND/tael al cambio Vietcombank, tasse escluse. L'oro SJC quota quindi circa 12 milioni sopra la parità teorica internazionale. Per le aziende che importano oro grezzo destinato alla lavorazione industriale (elettronica, componentistica, odontoiatria) questo premio rappresenta un costo aggiuntivo puro, non coperto da alcuna trasformazione.

Un elemento emerso dalle fonti aggiunge pressione potenziale sulla disponibilità di oro fisico nella regione: la Cina ha importato 173 tonnellate di oro a giugno 2026, il dato mensile più alto da marzo 2024 e terzo mese consecutivo di crescita. La forte domanda del principale hub manifatturiero asiatico può restringere l'offerta disponibile per i mercati vicini, Vietnam incluso, con possibili ripercussioni sui prezzi all'ingrosso nelle prossime settimane.

Sul fronte macro, gli occhi sono puntati sulla riunione della Federal Reserve della prossima settimana. Secondo lo strumento CME FedWatch, il mercato stima una probabilità di circa l'80% di un rialzo dei tassi a settembre. Per la filiera orafa, tassi più alti significano un dollaro più forte e, a parità di quotazioni internazionali, un costo in valuta locale più elevato per ogni oncia importata.

Analisi: la riduzione dello spread cambia il calcolo di convenienza per chi trasforma

Guardando ai numeri della seduta, emerge un dato che merita una lettura operativa. Prendiamo il caso Phu Quy: acquisto +2.500.000 VND, vendita +1.500.000 VND. Il prezzo di acquisto è salito dell'1,85% rispetto ai 135 milioni di ieri, mentre il prezzo di vendita è cresciuto dell'1,07%. La forbice si è chiusa perché il dealer ha scelto di assorbire parte del costo pur di attrarre oro fisico. Per il laboratorio orafo che vende sfridi o rottami, il realizzo netto è migliorato più di quanto sia aumentato il costo di riacquisto della materia prima.

In una filiera dove i margini di trasformazione sono compressi tra prezzo della materia prima e costo del lavoro, una riduzione strutturale dello spread denaro-lettera — se confermata nelle prossime sedute — vale più di un ritocco temporaneo del prezzo assoluto. Resta il nodo del premio di 12 milioni sull'internazionale: finché persiste, ogni confronto di competitività con i produttori che operano in mercati con spread più stretti (Cina, India) resta sfavorevole per le aziende vietnamite.

Fonti

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