Oro in Vietnam: il premio SJC a 11,78 milioni frena la filiera orafa

L'oro SJC ha chiuso il 30 luglio a 141,7 milioni di VND/oncia in vendita, con un differenziale di 11,78 milioni rispetto al prezzo internazionale convertito. Un divario che non è semplice cronaca di mercato: per i produttori di gioielli e le imprese della filiera orafa vietnamita quel surplus si traduce in un costo fisso della materia prima che incide direttamente su margini, approvvigionamento e competitività. Mentre i lingotti rincarano, il prezzo dell'oro grezzo resta ancorato alle quotazioni globali, creando uno scollamento che ridisegna la geografia dei costi per chi trasforma l'oro in prodotto finito.

Quanto costa davvero la materia prima ai produttori

Il prezzo mondiale dell'oro nel pomeriggio del 30 luglio si attestava intorno a 4.060 dollari l'oncia, equivalenti a circa 129,92 milioni di VND/oncia al tasso di cambio Vietcombank di 26.520 VND/USD, tasse e commissioni escluse. Sul mercato interno PNJ acquistava oro grezzo al 99,99% proprio a 129 milioni di VND/oncia, un valore quasi allineato alla parità internazionale. Di fatto, il costo della materia prima per un'impresa che acquista oro grezzo da raffinare o lavorare non ha subito distorsioni speculative.

Il nodo produttivo riguarda i lingotti SJC. Per un'azienda orafa che debba acquistare lingotti fisici per fonderli e trasformarli in semilavorati, il prezzo di acquisto parte da 137,7 milioni di VND/oncia (SJC) e può salire fino a 138,5 milioni nei listini di DOJI, con un premio di 8,7-9,5 milioni rispetto all'oro grezzo disponibile sul mercato internazionale. Non è un dettaglio: per una manifattura che utilizza volumi significativi di oro, questo delta rappresenta un costo aggiuntivo del 6,7-7,4% sulla materia prima già alla fase di approvvigionamento.

Lo spread denaro-lettera e la volatilità intraday: un costo occulto per la filiera

I lingotti d'oro sul mercato interno hanno mostrato nella sola giornata del 30 luglio un'escursione di prezzo rilevante. Il massimo di vendita mattutino aveva raggiunto 143,5 milioni di VND/oncia, per poi ripiegare a 141,7 milioni nel pomeriggio, con una contrazione di 1,8 milioni in poche ore. Parallelamente, lo spread tra prezzo di acquisto e vendita si è mantenuto su valori elevati: 4 milioni di VND/oncia presso SJC, DOJI, PNJ e Bao Tin Minh Chau, pari a circa il 2,9% del valore del lingotto. Solo Mi Hong ha operato con uno spread ridotto a 2 milioni, abbassando il prezzo di vendita a 140 milioni.

Per i produttori, uno spread ampio combinato con oscillazioni intraday a sei zeri significa gestire un rischio di prezzo non trascurabile. Chi acquista lingotti al mattino per avviare la lavorazione si espone a minusvalenze latenti già nel pomeriggio. Le aziende orafe che non accedono direttamente all'oro grezzo a 129 milioni e devono passare attraverso i lingotti SJC subiscono due livelli di pressione: il premio strutturale sul prezzo internazionale e la volatilità giornaliera che erode la prevedibilità dei costi di produzione.

Lingotti d'oro grezzo accostati a gioielli artigianali su un banco da lavoro, filiera orafa e costo materia prima in Vietnam
Il differenziale tra oro internazionale e prezzo SJC a 11,78 milioni di VND grava sulla filiera orafa vietnamita, comprimendo i margini dei produttori di gioielli.

Gioielli finiti: il margine di trasformazione sotto esame

I dati sui prezzi al consumo permettono di isolare il costo di trasformazione che la filiera scarica sul prodotto finito. Prendiamo il caso degli anelli in oro 9999:

  • Anello SJC 99,99: prezzo di acquisto (per i negozianti) 137,2 milioni, prezzo di vendita al pubblico 141,2 milioni.
  • Anello DOJI Hung Thinh Vuong: prezzo di vendita 143,2 milioni di VND/oncia.
  • Gioielli in oro 999.9 PNJ: vendita a 140,2 milioni, acquisto a 135,2 milioni.

La differenza tra il costo della materia prima grezza (129 milioni) e il prezzo finale di un anello semplice (141-143 milioni) è compresa tra 12 e 14 milioni di VND/oncia, circa un 9-11% di ricarico che deve coprire lavorazione, purezza garantita, distribuzione e margine del dettagliante. Per i gioielli più complessi, la tabella PNJ mostra un differenziale ancora più marcato: gli articoli in oro 750 (18 carati) vengono venduti a 105,15 milioni di VND/oncia a fronte di un acquisto della materia prima corrispondente sensibilmente più basso, segno che la componente manifatturiera incide in modo più che proporzionale sulle leghe a caratura inferiore.

La doppia velocità della filiera: oro grezzo contro lingotti SJC

Il mercato vietnamita dell'oro si muove su due binari che impattano in modo diverso la filiera produttiva:

Canale di approvvigionamentoPrezzo 30 luglio 2026Premio rispetto all'oro grezzo
Oro grezzo 99,99% (PNJ)129.000.000 VND/oncia
Prezzo internazionale convertito129.920.000 VND/oncia0,7%
Lingotto SJC (acquisto)137.700.000 VND/oncia6,7%
Lingotto DOJI (acquisto)138.500.000 VND/oncia7,4%
Anello SJC 99,99 (vendita)141.200.000 VND/oncia9,5%

Il costo di accesso alla materia prima per un'impresa orafa dipende dal canale: chi può lavorare oro grezzo paga un prezzo allineato a quello mondiale; chi è vincolato ai lingotti SJC assorbe un sovrapprezzo che si trasmette al prodotto finito, riducendo la competitività soprattutto sui prodotti a più basso valore aggiunto dove il costo della materia prima incide maggiormente sul prezzo finale.

La tenuta della domanda di gioielli, in una fase in cui l'oro spot internazionale ha superato quota 4.050 dollari e i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni si attestano al 4,7%, dipenderà dalla capacità della manifattura vietnamita di assorbire questi costi senza perdere volumi. Con un differenziale SJC-internazionale ormai strutturale sopra i 10 milioni di VND/oncia e spread denaro-lettera che toccano il 2,9%, la filiera orafa opera in un regime di costi della materia prima che non ha eguali tra i paesi concorrenti del Sud-est asiatico.

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