Oro in Vietnam a 151 milioni: il conto salato per industria e gioiellieri

I lingotti SJC hanno toccato 151,4 milioni di VND/oncia nella seduta del 3 luglio, con un rialzo di 3 milioni rispetto alla chiusura del giorno prima. Non è solo una notizia per investitori: per chi produce gioielli, componenti elettronici o dispositivi medicali che contengono oro, ogni oncia comprata sul mercato vietnamita costa circa 17-18 milioni di VND in più rispetto al prezzo internazionale convertito. Un premio strutturale che è diventato una voce di costo fissa, non un'eccezione.

Il balzo arriva dopo dati sull'occupazione statunitense molto inferiori alle attese — 57.000 nuovi posti a giugno contro i 110.000 previsti — che hanno spinto il prezzo spot a 4.177 dollari l'oncia e ridotto la probabilità di un rialzo dei tassi Fed a settembre dal 67% al 50%. Ma per la manifattura vietnamita il punto non è l'oro come asset finanziario: è l'oro come materia prima, comprata a prezzi che incorporano un extra-costo domestico persistente.

Perché il premio vietnamita è un costo strutturale per la produzione

Il prezzo dell'oro SJC sul mercato interno si mantiene stabilmente intorno ai 17-18 milioni di VND/oncia rispetto al valore internazionale. Il 3 luglio il differenziale ha toccato 18 milioni di VND/oncia nel pomeriggio, in leggero calo rispetto ai quasi 20 milioni registrati il 1° luglio.

Per un'impresa che trasforma oro in prodotto finito — gioielleria, elettronica di precisione, odontoiatria — questo premio è puro costo aggiuntivo. Non è coperto da nessuna dinamica di mercato internazionale e non si recupera esportando, perché il prezzo di vendita all'estero si allinea al fixing globale. Resta interamente a carico del produttore vietnamita.

La forbice tra acquisto e vendita è un secondo strato di costo. Il 3 luglio lo spread medio si aggirava tra 3 e 3,9 milioni di VND/oncia a seconda del marchio: Bao Tin Minh Chau segnava la forbice più ampia (3,9 milioni), Phu Quy e DOJI si attestavano tra 3 e 3,4 milioni.

Cosa succede nella filiera della gioielleria

La via Tran Nhan Tong a Hanoi, la strada dell'oro vietnamita, racconta l'impatto reale. Il 3 luglio i negozi erano deserti. Il personale di Bao Tin Minh Chau «attendeva» clienti che non arrivavano, secondo le osservazioni dirette dei reporter.

Prezzi dell'oro in Vietnam in forte rialzo
Monete e lingotti d'argento su superficie blu, simboli di investimento in metalli preziosi. Foto di merwak. raw su Pexels

Il dato più significativo per la filiera è un altro: la stessa Bao Tin Minh Chau ha comunicato che per transazioni inferiori a 20 tael (circa 750 grammi) il pagamento avviene sull'importo effettivo, mentre per acquisti pari o superiori a 20 tael il negozio emette una ricevuta e fissa il pagamento per il giorno successivo. È una misura di gestione del rischio su una materia prima che si muove del 2% in poche ore: chi trasforma oro non può permettersi di assorbire un'oscillazione di 3 milioni VND/oncia tra il momento dell'ordine e quello del saldo.

Le vendite a credito restano attive, ma il meccanismo di pagamento differito segnala che la volatilità è percepita come strutturale, non temporanea. I compratori industriali e artigiani che si riforniscono in questi negozi operano con margini già compressi dal premio domestico: un'ulteriore incertezza sui prezzi nel giro di 24 ore rende la pianificazione degli acquisti quasi impossibile.

La domanda industriale in Asia: segnali contrastanti

Mentre in Vietnam il premio resta inchiodato sopra i 15 milioni, in India il prezzo dell'oro è salito a 148.046 rupie per 10 grammi (circa 1.553 dollari) venerdì 3 luglio, ma la domanda ha mostrato segnali di rallentamento dopo il rimbalzo dai minimi trimestrali di inizio settimana. Gli acquirenti indiani — un mercato dominato dalla gioielleria più che dall'investimento puro — sono tornati cauti appena i prezzi hanno ripreso a salire.

È un pattern che si ripete: la domanda manifatturiera e artigianale di oro è price-sensitive in modo asimmetrico. Quando i prezzi scendono ai minimi da tre mesi, gli acquisti si attivano; quando risalgono, si fermano. Per i produttori vietnamiti la situazione è aggravata dal fatto che il prezzo domestico non scende mai sotto un certo premio strutturale, quindi il "minimo" locale è sempre più alto del minimo internazionale.

Il contesto macro che muove i costi delle materie prime

Il movimento dell'oro non è isolato. I dati sull'occupazione USA hanno indebolito il dollaro e ridotto le aspettative di stretta monetaria. Nitesh Shah, responsabile della ricerca su materie prime e macroeconomia di WisdomTree, ha dichiarato a Kitco che «il fattore più importante per i prezzi dell'oro rimane l'andamento a lungo termine del dollaro statunitense».

Shah prevede che il miglioramento dell'approvvigionamento energetico globale e la riduzione delle tensioni geopolitiche contribuiranno a contenere l'inflazione nel medio termine, allentando la pressione sulla Fed. Per le imprese manifatturiere che usano oro, questo scenario disegna un contesto di prezzi internazionali ancora sostenuti ma con minore volatilità speculativa — un sollievo parziale, almeno sul fronte globale.

Resta il nodo domestico. Con il prezzo di vendita dei lingotti SJC ancorato a 151,4 milioni di VND/oncia e un differenziale rispetto al fixing internazionale che oscilla tra 17 e 18 milioni, la competitività della manifattura vietnamita che trasforma oro paga un pedaggio fisso. Chi produce per il mercato interno può scaricarlo sul prezzo finale; chi esporta, no.

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